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Art. 1966 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 1966 Codice Civile

Transazione Nullo Pubblico Impiego: Accordo Annullato dalla Legge
Una dipendente pubblica aveva firmato un accordo con l'Amministrazione per ricevere una voce retributiva extra, i 'diritti di segreteria'. Successivamente, l'ente pubblico ha smesso di pagare, revocando la propria decisione. La Cassazione ha stabilito che l'accordo è un esempio di transazione nullo pubblico impiego. La Pubblica Amministrazione non può, neanche con un accordo, riconoscere trattamenti economici non previsti dalla legge o dalla contrattazione collettiva. Tali accordi violano norme imperative e sono quindi invalidi. La vittoria è andata all'Amministrazione, che non dovrà più corrispondere le somme.
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Decadenza diritti lavoratore: basta la conciliazione
Un lavoratore edile si è visto negare differenze retributive perché, secondo i giudici di merito, aveva agito tardi. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per interrompere la decadenza dei diritti del lavoratore, prevista dal CCNL, è sufficiente la richiesta di conciliazione entro sei mesi dalla fine del rapporto, non essendo necessario avviare subito una causa.
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Conciliazione giudiziale: valida anche su diritti indisponibili
Un lavoratore, dopo aver firmato una conciliazione giudiziale, ha tentato di rivendicare diritti derivanti da un presunto rapporto di lavoro fittizio. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando la piena validità della conciliazione giudiziale anche quando ha per oggetto diritti del lavoratore considerati indisponibili, grazie alla garanzia offerta dalla presenza del giudice.
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Rinuncia diritto di precedenza: la firma è valida?
Un cuoco ha citato in giudizio il suo ex datore di lavoro per non averlo riassunto, nonostante il suo diritto di precedenza per il lavoro stagionale. Il lavoratore aveva precedentemente firmato un documento di transazione rinunciando a questo diritto. I tribunali, fino alla Corte di Cassazione, hanno respinto la richiesta del lavoratore. La questione chiave era la validità di questa rinuncia. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il documento era una dichiarazione valida e non un accordo transattivo che risolveva una controversia. Questo caso evidenzia la distinzione giuridica e le conseguenze di una rinuncia al diritto di precedenza.
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