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Art. 191 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 191 Codice di Procedura Civile

Obbligo di astensione: quando un giudice deve astenersi
Una società immobiliare e i suoi fideiussori ricorrono in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello che confermava un decreto ingiuntivo. Tra i motivi, spicca la presunta violazione dell'obbligo di astensione di un giudice. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo che tale obbligo sorge solo se il giudice ha già deciso il merito in un grado precedente e che la questione va sollevata con istanza di ricusazione, non con l'impugnazione. La sentenza ribadisce inoltre la necessità di specificità nei motivi d'appello e i limiti del sindacato sulla gestione delle consulenze tecniche d'ufficio.
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Responsabilità liquidatori: il danno da ritardo fallimento
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità dei liquidatori, sia di diritto che di fatto, per aver ritardato la dichiarazione di fallimento di una società. L'ordinanza chiarisce che il danno va calcolato con il criterio della 'differenza dei netti patrimoniali', confrontando il patrimonio sociale al momento in cui l'insolvenza era manifesta con quello alla data effettiva del fallimento. La sentenza sottolinea come tale ritardo colpevole costituisca un grave inadempimento che comporta l'obbligo di risarcire l'aggravamento del dissesto finanziario.
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Responsabilità della banca e successioni: il caso
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità della banca che aveva eseguito un ordine di vendita di titoli impartito da un'erede presentatasi con un atto notorio formale, nonostante fosse stata informata in via non ufficiale dell'esistenza di un testamento a favore di un'altra persona. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali, confermando che la banca aveva agito con prudenza, depositando il ricavato sul conto del defunto e non su quello dell'erede apparente.
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Onere della prova banca: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito che non era riuscito a provare l'ammontare del suo credito per la mancanza di una serie completa di estratti conto. La sentenza ribadisce che l'onere della prova della banca è rigoroso e non può essere superato chiedendo al giudice di basare i calcoli su dati parziali o di nominare un consulente tecnico in assenza dei documenti fondamentali. Viene inoltre confermata la nullità delle clausole anatocistiche pre-2000, che non possono essere sanate da un adeguamento unilaterale.
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Tasso di interesse: contratto nullo, cosa si applica?
La Cassazione ha stabilito che, in assenza di un contratto di conto corrente scritto, il tasso di interesse applicabile è quello legale previsto dall'art. 117 TUB, non quello desumibile dagli estratti conto. Una società aveva contestato l'applicazione di un tasso di interesse ultralegale da parte di una banca. La Corte ha cassato la sentenza d'appello per contraddittorietà, poiché affermava il principio corretto ma confermava una perizia tecnica (CTU) che lo violava.
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Contratti a termine e prescrizione: la Cassazione decide
Un lavoratore impiegato per anni con contratti a termine presso un ente pubblico chiedeva la conversione del rapporto e differenze retributive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i contratti a termine illegittimi nel pubblico impiego non si convertono in tempo indeterminato e che la prescrizione dei crediti retributivi decorre durante il rapporto, non dalla sua cessazione, data l'assenza di 'metus' (timore) del dipendente verso la pubblica amministrazione.
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Prescrizione crediti lavoro: la Cassazione e il pubblico
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dei crediti di lavoro nel pubblico impiego decorre dal momento in cui il diritto sorge, e non dalla cessazione del rapporto. La sentenza chiarisce che la stabilità del rapporto di lavoro pubblico esclude il "metus" (timore reverenziale) del dipendente, giustificando la decorrenza immediata della prescrizione crediti lavoro. Un lavoratore ha così perso il diritto a differenze retributive perché richieste oltre il termine quinquennale, nonostante fosse stato accertato il suo diritto all'assunzione.
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Liquidazione quota socio: quando l’appello è valido?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva dichiarato inammissibile il gravame di un socio receduto da una società semplice familiare. Al centro del caso vi è la liquidazione quota socio e la specificità dei motivi di appello. La Suprema Corte ha chiarito che l'appello è ammissibile se individua chiaramente le questioni contestate e le relative critiche, anche se non usa formule sacramentali. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame nel merito.
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Risarcimento del danno: onere di allegazione preciso
La Corte di Cassazione chiarisce che per ottenere il risarcimento del danno da ridotto godimento di un immobile, non è sufficiente una richiesta generica. Il proprietario deve allegare fin dall'inizio i fatti specifici che dimostrano il pregiudizio subito, come la perdita di guadagni da un'attività commerciale. In un caso di infiltrazioni in un condominio, la Corte ha annullato la condanna al risarcimento per mancati introiti di un'attività di affittacamere perché tale circostanza non era stata specificamente dedotta nella domanda iniziale, ribadendo l'importanza dell'onere di allegazione per la corretta definizione del processo.
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Impugnazione incidentale tardiva: sempre ammissibile
Un avvocato, la cui richiesta di risarcimento danni per interruzione dell'attività professionale era stata respinta in appello per carenza di prove, ha presentato ricorso in Cassazione. Tra i vari motivi, contestava l'ammissibilità di un'impugnazione incidentale tardiva presentata dal condominio. La Suprema Corte ha rigettato tutti i motivi, confermando un principio consolidato: l'impugnazione incidentale tardiva è sempre ammissibile quando l'appello principale mette in discussione l'assetto di interessi definito dalla sentenza di primo grado, garantendo così la tutela completa delle parti.
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Notifica omessa: il termine non è perentorio
La Corte di Cassazione stabilisce che la notifica omessa in un procedimento per equa riparazione (Legge Pinto) non comporta l'improcedibilità immediata. Il termine per la notifica non è perentorio, pertanto il giudice, prima di dichiarare inammissibile il ricorso, deve assegnare alla parte un nuovo termine perentorio per sanare il vizio e procedere alla notificazione.
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Distanza dal confine: la deroga vale solo in aderenza
Una lunga controversia sulla distanza dal confine tra due proprietà si conclude con la Cassazione che rigetta il ricorso dei proprietari di un manufatto. La Corte stabilisce che una norma del regolamento locale, che consente di costruire a meno di 5 metri dal confine, va interpretata restrittivamente. La deroga è applicabile solo se la nuova costruzione avviene 'in aderenza' a una parete preesistente sul confine, non come opzione indipendente. La congiunzione 'e' nel testo della norma è decisiva per legare le due condizioni.
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Querela di falso: prova e oneri per il correntista
Una banca ricorre in Cassazione dopo che i tribunali di merito hanno dichiarato false le firme su un contratto di conto corrente. La banca sosteneva che il cliente non avesse provato la rilevanza del documento e che la perizia fosse viziata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che nella querela di falso proposta in via principale, chi agisce non è tenuto a dimostrare che il documento sia stato effettivamente utilizzato. La decisione chiarisce gli oneri probatori e le modalità di acquisizione delle prove in questi procedimenti.
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Ricorso in Cassazione: la specificità dei motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla curatela fallimentare di un'impresa edile in una causa per un appalto pubblico. La decisione si fonda sulla violazione del principio di autosufficienza, poiché i motivi di ricorso in cassazione erano generici e non adeguatamente dettagliati, limitandosi a criticare la valutazione delle prove fatta dal giudice d'appello senza individuare specifici errori di diritto. L'ordinanza ribadisce che la Cassazione non può riesaminare i fatti della causa.
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Onere della prova correntista: la Cassazione decide
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per addebiti ritenuti illeciti su due conti correnti, uno dei quali molto datato. A causa della mancanza di una documentazione completa, in particolare degli estratti conto, la richiesta è stata respinta nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'onere della prova correntista non può essere aggirato. Il cliente non può pretendere che la banca fornisca documenti risalenti a oltre dieci anni prima, né può chiedere una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) per colmare le proprie lacune probatorie.
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Procedura espropriativa: illecito su zona bianca
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di procedura espropriativa per la realizzazione di un'opera pubblica. La controversia nasce dalla decadenza di un vincolo urbanistico, che ha trasformato i terreni in 'zona bianca', priva di specifica destinazione. Nonostante ciò, una società e gli enti pubblici coinvolti hanno proceduto con l'occupazione e la trasformazione dei suoli. La Corte ha confermato l'illegittimità della procedura espropriativa, in quanto non è stato seguito l'iter corretto previsto per le aree senza destinazione urbanistica. Ha inoltre stabilito la responsabilità solidale tra l'ente titolare del potere espropriativo e la società che ha materialmente realizzato l'opera, condannandoli al risarcimento dei danni in favore dei proprietari terrieri.
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Responsabilità amministratori fallimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna di ex amministratori di una società fallita, stabilendo principi chiave sulla responsabilità amministratori fallimento. Viene chiarito che l'azione del curatore è unitaria e inscindibile, rendendo inapplicabile la clausola compromissoria statutaria. La Corte ha inoltre rigettato le eccezioni di prescrizione e le contestazioni sul merito per genericità, ribadendo che il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti.
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Prezzo massimo di cessione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando che il prezzo massimo di cessione per gli immobili in edilizia convenzionata, stabilito dal Comune, si sostituisce automaticamente a qualsiasi prezzo superiore pattuito in un contratto preliminare. Di conseguenza, il rifiuto dei promissari acquirenti di pagare il prezzo più alto non costituisce inadempimento, ma un legittimo esercizio del loro diritto, potendo essi richiedere il trasferimento coattivo dell'immobile al prezzo legale.
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Responsabilità sanitaria: la domanda del paziente
Un paziente fa causa a una struttura sanitaria per i danni subiti a seguito di una caduta dal letto. Sebbene la richiesta iniziale si concentrasse sull'assenza di sbarre di protezione, in corso di causa emerge una seconda negligenza: un ritardo di 24 ore nella diagnosi di una frattura, che ne ha aggravato le conseguenze. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17167/2025, ha confermato la condanna dell'ospedale, stabilendo che la domanda risarcitoria iniziale del paziente doveva essere interpretata in senso ampio, includendo non solo la caduta ma anche tutte le conseguenze dannose derivanti dalla gestione sanitaria dell'evento, compresa la diagnosi tardiva. La Corte ha ritenuto che il giudice di merito avesse interpretato correttamente la domanda del paziente, senza violare il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Consulenza tecnica collegiale: obbligo post Gelli-Bianco
La Corte di Cassazione stabilisce che l'obbligo di una consulenza tecnica collegiale, introdotto dalla legge Gelli-Bianco, si applica a tutti i giudizi di merito sulla responsabilità sanitaria iniziati dopo la sua entrata in vigore. Questo vale anche se una consulenza tecnica preventiva (ATP) con un singolo perito era stata completata prima. La mancata nomina di un collegio di esperti costituisce una violazione di una norma processuale inderogabile, che causa la nullità della sentenza basata su tale consulenza.
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