La Corte di Cassazione ha confermato che la Cremazione dei resti mortali derivanti da esumazione richiede necessariamente il consenso espresso dei familiari. Nel caso analizzato, un ente gestore di servizi cimiteriali aveva proceduto alla trasformazione in cenere senza aver correttamente informato gli aventi diritto, interpretando erroneamente il silenzio come assenso. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto dei congiunti di decidere le modalità di culto è un diritto della personalità protetto dagli articoli 2 e 19 della Costituzione. Di conseguenza, la violazione di tale volontà configura una lesione risarcibile del sentimento di pietà verso i defunti, non potendo l'amministrazione procedere d'ufficio in presenza di familiari reperibili.
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