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Art. 187 Codice Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 187 Codice Penale

Fondo vittime mafia: risarcimento unico e no a doppi indennizzi
Una vittima di estorsione mafiosa cita in giudizio diversi estorsori in due distinti procedimenti penali. Nel primo processo, il giudice condanna gli imputati a pagare centomila euro, somma interamente saldata dal Fondo vittime mafia. Nel secondo processo contro altri complici, il tribunale liquida una provvisionale di cinquantamila euro. Il cittadino chiede quindi un nuovo pagamento al Fondo, ma la Pubblica Amministrazione rifiuta l'erogazione per evitare una duplicazione del ristoro economico. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del rifiuto ministeriale. I giudici stabiliscono che l'illecito penale resta unico anche se compiuto da più complici. L'obbligazione risarcitoria ricade su tutti i responsabili in solido, affiancata da quella dello Stato. L'avvenuto pagamento del risarcimento integrale estingue ogni debito ed esclude ulteriori prelievi a carico del fondo pubblico.
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Risarcimento unico del danno: no a doppia liquidazione per lo stesso reato
La Corte di Cassazione ha stabilito il principio del risarcimento unico del danno in un caso riguardante una vittima di un reato di tipo mafioso. La parente di una persona assassinata aveva ottenuto due diverse provvisionali in due distinti processi penali contro i coautori del delitto. Il Fondo di solidarietà per le vittime di mafia, dopo aver pagato la prima, aveva liquidato per la seconda solo la differenza, sostenendo l'unicità del danno. La Cassazione ha dato ragione al Ministero dell'Interno, affermando che un unico fatto dannoso genera un unico diritto al risarcimento, anche se accertato in più sedi. La seconda provvisionale non si somma alla prima, ma rappresenta una nuova e complessiva valutazione del medesimo danno, impedendo un ingiusto arricchimento per la vittima.
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Proprietà industriale: limiti alla solidarietà
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due imprenditori agricoli condannati per la riproduzione abusiva di varietà vegetali protette, violando le norme sulla Proprietà industriale. Nonostante la prescrizione del reato, i giudici hanno confermato la responsabilità civile basata sulla consapevolezza della violazione del brevetto comunitario. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la condanna al risarcimento in solido, stabilendo che, in assenza di un concorso diretto o di un evento dannoso unitario, le responsabilità risarcitorie devono essere valutate individualmente in base alle specifiche condotte e alla gravità dei fatti contestati a ciascun imputato.
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