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Art. 186-ter Codice di Procedura Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 186-ter Codice di Procedura Civile

Tariffe Sanitarie: ASL Contro Pagamento Prestazioni, Chi Vince?
Una Pubblica Amministrazione (L'ASL) ha contestato un decreto ingiuntivo per il pagamento prestazioni sanitarie fornite da una Clinica Privata. L'ASL sosteneva che le fatture fossero errate o già saldate e discuteva l'applicazione delle tariffe. La questione centrale riguardava se si dovessero applicare le tariffe regionali, annullate da un giudice amministrativo, o quelle nazionali. La Corte d'Appello ha stabilito che le tariffe nazionali si applicavano a tutte le strutture, riconoscendo il diritto della Clinica a maggiori pagamenti. La Cassazione ha rigettato il ricorso principale dell'ASL, confermando l'applicazione delle tariffe nazionali per il pagamento prestazioni sanitarie e il credito della Clinica. Ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale della Clinica.
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Caparra confirmatoria o semplice garanzia: il caso dei 750 mila €
Durante una trattativa per la cessione di quote societarie, un potenziale acquirente consegna un assegno da 750.000 euro al venditore. La compravendita non si perfeziona per mancato accordo sul prezzo definitivo. Il venditore incassa la somma e pretende di trattenerla sostenendo che si tratti di una caparra confirmatoria, esercitando il recesso per asserito inadempimento. Gli acquirenti agiscono in giudizio per ottenere la restituzione del denaro. I giudici di merito e la Corte di Cassazione stabiliscono che la caparra presuppone necessariamente un contratto già concluso. Poiché l'intesa contrattuale non è mai nata, la dazione dell'assegno rappresentava solo una garanzia di serietà delle trattative. Il venditore perde la causa e deve restituire l'intera somma oltre a pagare le spese legali.
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Ripetizione dell’indebito: la banca paga due volte ma perde
Una società creditrice riceve un pagamento da una banca tramite pignoramento. Successivamente, il debitore principale fallisce. Il curatore fallimentare dichiara inefficace il pagamento e costringe la banca a pagare una seconda volta nel 2005. Solo nel 2016 la banca avvia un'azione di ripetizione dell'indebito contro la società creditrice per riavere il primo pagamento. La Corte di Cassazione stabilisce che il diritto alla restituzione sorge quando la banca esegue il secondo pagamento al fallimento (2005) e non quando la sentenza sul fallimento diventa definitiva (2015). Di conseguenza, l'azione avviata nel 2016 è prescritta perché sono passati più di dieci anni. Vince la società creditrice.
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