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Art. 1845 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1845 Codice Civile

Segnalazione alla Centrale Rischi: la banca perde in Cassazione
Un'azienda ha citato in giudizio una banca contestando il recesso dai conti e l'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. Il Tribunale ha condannato la banca a pagare trentamila euro per la segnalazione. In appello, la banca ha contestato solo la mancanza di prove sul danno, senza criticare la dichiarazione di illegittimità della segnalazione. Ciononostante, la Corte d'Appello ha annullato l'intera condanna ritenendo corretta la segnalazione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda: poiché la banca non aveva contestato l'illegittimità della segnalazione, su questo punto si era formato il giudicato interno. La Corte d'Appello non poteva riesaminare questo aspetto, commettendo un errore di ultrapetizione. La causa torna in appello per quantificare il danno da segnalazione alla Centrale Rischi.
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Revoca fido bancario per sconfinamenti: la Banca vince in Cassazione
Una correntista ha citato in giudizio la sua banca per l'illegittima revoca del fido bancario. La banca ha giustificato la sua decisione a causa di ripetuti sconfinamenti e della situazione finanziaria della cliente. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato della banca, stabilendo che gli sconfinamenti e le richieste di aggiornamento documentale costituivano un 'giustificato motivo' per il recesso immediato, come previsto dal contratto. La Corte ha quindi respinto il ricorso della cliente, che di fatto chiedeva una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La correntista ha perso la causa e la revoca del fido bancario è stata considerata valida.
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Revocazione: quando è ammessa contro la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato l'istanza di Revocazione presentata da un correntista contro una precedente ordinanza che confermava la legittimità del recesso bancario. Il ricorrente sosteneva che la Corte fosse incorsa in un errore di fatto nel valutare il superamento del limite di fido e la condotta della banca. Gli Ermellini hanno chiarito che le doglianze riguardavano in realtà valutazioni giuridiche e interpretative, non configurando quella svista materiale necessaria per l'accoglimento del rimedio straordinario.
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Revoca affidamenti bancari: serve la motivazione?
Un'azienda agricola ha impugnato la revoca affidamenti bancari operata da un istituto di credito con effetto immediato e senza motivazione espressa. La banca aveva giustificato il recesso solo successivamente, citando un procedimento penale a carico dei soci, conclusosi poi con un'assoluzione. Mentre il Tribunale aveva condannato la banca per recesso ingiustificato e segnalazione illegittima alla Centrale Rischi, la Corte d'Appello aveva ribaltato la sentenza. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti sulla necessità di indicare contestualmente la giusta causa nel recesso bancario, ha rinviato la questione alla pubblica udienza per la sua particolare rilevanza giuridica.
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Ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza
L'ex amministratore e la garante di una società di costruzioni fallita hanno citato in giudizio un istituto di credito per risarcimento danni, attribuendo il fallimento alla revoca arbitraria di affidamenti. Dopo la reiezione in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sul mancato rispetto del principio di autosufficienza: i ricorrenti non hanno specificato adeguatamente nel loro atto i motivi di doglianza e le allegazioni dei gradi precedenti, rendendo impossibile per la Corte valutare il merito delle censure senza consultare l'intero fascicolo processuale. Un ricorso inammissibile, quindi, per vizi procedurali.
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Revoca affidamento bancario: quando è legittima?
Una società immobiliare si è opposta a un decreto ingiuntivo, sostenendo che la banca avesse operato una revoca dell'affidamento bancario in modo illegittimo. La società affermava l'esistenza di un collegamento tra la linea di credito e un mutuo fondiario, ma non è riuscita a provarlo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il persistente inadempimento del mutuo costituiva una giusta causa per la revoca del fido, non potendo il giudice di legittimità riesaminare nel merito la valutazione delle prove fatta dai giudici precedenti.
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