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Art. 182 Codice Penale — Anno 2026

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Condotte riparatorie e cautela: vaglia del legale non basta
Due persone indagate per tentato furto aggravato hanno subito l'obbligo di dimora. La difesa ha chiesto la revoca della misura cautelare sostenendo l'operatività delle condotte riparatorie previste dall'art. 162-ter c.p., poiché il legale aveva inviato un vaglia postale di 300 euro all'esercizio commerciale a titolo di risarcimento del danno. I giudici di merito hanno respinto l'istanza ritenendo l'offerta generica e non univocamente riconducibile a entrambe le indagate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione preventiva sull'estinzione del reato per condotte riparatorie richiede prove certe e verificabili sull'effettiva volontà risarcitoria personale di ciascun indagato, non bastando un vaglia inviato dal difensore con diciture sommarie per superare le esigenze cautelari.
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Riparazione del danno: estinzione del reato solo per chi paga
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'estinzione del reato per condotte riparatorie in caso di più imputati. Un Tribunale aveva estinto il reato per tutti i correi, anche se solo uno aveva risarcito il danno. La Procura ha fatto ricorso, sostenendo che il beneficio dovesse essere personale. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'estinzione del reato per condotte riparatorie ha natura personale e non si estende automaticamente ai complici che non hanno partecipato attivamente alla riparazione. Per beneficiarne, i correi 'inerti' devono rimborsare la loro quota a chi ha pagato. Di conseguenza, la sentenza precedente è stata annullata.
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