La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violenza privata a carico di un tifoso che, durante due partite, aveva costretto altri spettatori a spostarsi dai loro posti regolarmente acquistati. La Corte ha stabilito che organizzare il tifo non giustifica l'uso di intimidazione, che viola la libertà di autodeterminazione altrui, configurando pienamente il reato. La condanna è stata confermata respingendo la tesi difensiva secondo cui si trattava di un legittimo esercizio del diritto di riunione.
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