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Art. 173 Codice Penale — Anno 2025

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Altri anni per Art. 173 Codice Penale

Ordine di demolizione: non è una pena, no prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2607/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il ricorrente sosteneva l'estinzione dell'ordine per prescrizione, equiparandolo a una pena. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato: l'ordine di demolizione non è una sanzione penale, ma una sanzione amministrativa con finalità ripristinatoria. Pertanto, non si applica la prescrizione quinquennale e l'ordine deve essere eseguito indipendentemente dal tempo trascorso.
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Prescrizione pena pecuniaria: quando si interrompe?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che sosteneva l'avvenuta estinzione di una sanzione economica per decorso del tempo. La Corte ha stabilito che la prescrizione pena pecuniaria decennale si interrompe con l'inizio della procedura di riscossione. Nello specifico, l'iscrizione a ruolo della sanzione e la notifica della relativa cartella esattoriale sono atti che manifestano la volontà dello Stato di riscuotere il credito, bloccando così il decorso del termine di prescrizione. Il ricorso è stato giudicato inammissibile anche per la sua genericità, non avendo affrontato in modo specifico le motivazioni della decisione impugnata.
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Revoca sospensione condizionale: da quando decorre?
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di revoca della sospensione condizionale della pena, concessa illegittimamente, il termine di prescrizione della pena decorre dalla data del provvedimento di revoca. Quest'ultimo ha natura 'costitutiva' e non meramente 'dichiarativa', perché rimuove un errore giudiziario. Il ricorso di una condannata che chiedeva l'estinzione della pena per decorso del tempo è stato quindi respinto, poiché la questione doveva essere sollevata nel procedimento di revoca, ormai divenuto definitivo.
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Disobbedienza militare: ordine mascherina legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per disobbedienza militare a carico di un soldato che si era rifiutato di indossare la mascherina, come ordinato da un superiore. La Corte ha stabilito che l'ordine era legittimo, in quanto rientrava nei poteri del comandante per garantire la salute e la sicurezza durante le operazioni di servizio, anche se basato su una raccomandazione sanitaria e non su un obbligo di legge. Le convinzioni personali del militare sull'inutilità del dispositivo non costituiscono una giustificazione per la disobbedienza militare. La Corte ha inoltre escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la gravità della condotta e le sue conseguenze sul servizio.
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