LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1704 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 1704 Codice Civile

Badante: il nipote paga ma il datore di lavoro è la zia assistita
Una lavoratrice, assunta come badante per un'anziana signora, ha citato in giudizio il nipote di quest'ultima, sostenendo che fosse lui il suo vero datore di lavoro. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto la sua richiesta, stabilendo che il rapporto di lavoro esisteva solo con l'anziana assistita. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso della lavoratrice inammissibile. La sentenza ribadisce un principio chiave: per la corretta individuazione del datore di lavoro domestico, non conta chi paga materialmente lo stipendio, ma chi effettivamente dirige e beneficia della prestazione. L'appello è fallito perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito precluso alla Corte Suprema, soprattutto in presenza di due sentenze conformi.
Continua »
Legittimazione ad agire riscossione e crediti INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Agenzia delle Entrate - Riscossione non possiede la legittimazione ad agire riscossione per impugnare sentenze riguardanti il merito di un credito previdenziale, come la sua prescrizione. Tale prerogativa spetta esclusivamente all'ente impositore (INPS). Se quest'ultimo non propone appello, la decisione di primo grado favorevole al contribuente diventa definitiva, rendendo inammissibile l'impugnazione del solo agente della riscossione.
Continua »
Riqualificazione rapporto di lavoro e Comune capofila
La Corte di Cassazione affronta un caso di riqualificazione rapporto di lavoro da autonomo a subordinato di un'animatrice di comunità impiegata da un Comune, ente capofila di un Ambito Sociale di Zona. La Corte conferma che l'Ambito non ha personalità giuridica autonoma e che il Comune capofila è il reale datore di lavoro, responsabile delle obbligazioni. La sentenza ribadisce che la natura del rapporto dipende dalle concrete modalità di svolgimento della prestazione. Tuttavia, il ricorso del Comune viene accolto limitatamente all'eccezione di prescrizione, non esaminata dalla Corte d'Appello, con rinvio per una nuova valutazione su questo specifico punto.
Continua »
Clausola di ultrattività CCNL: quando si può recedere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26958/2024, ha stabilito che un datore di lavoro non può recedere unilateralmente da un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) che contenga una clausola di ultrattività. Tale clausola estende l'efficacia del contratto fino alla stipulazione di un nuovo accordo, configurando un termine finale certo nell'evento ma non nella data. La Corte ha inoltre chiarito che il recesso dall'associazione datoriale non esonera dall'obbligo di applicare il CCNL in vigore e che la continuata applicazione di un CCNL rinnovato, anche dopo aver manifestato l'intenzione di recedere, costituisce un comportamento concludente che vincola l'azienda al nuovo accordo.
Continua »
Clausola di ultrattività CCNL: quando è valido il recesso?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26947/2024, ha stabilito che la clausola di ultrattività in un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) lo trasforma in un contratto a termine, la cui scadenza coincide con la stipula di un nuovo accordo. Di conseguenza, il singolo datore di lavoro non può recedere unilateralmente prima di tale scadenza. Nel caso specifico, un'associazione sanitaria che aveva tentato di applicare un CCNL diverso è stata comunque vincolata al rinnovo del precedente contratto, anche a seguito di un suo comportamento concludente consistito nel continuare ad applicarlo dopo la scadenza.
Continua »
Clausola di ultrattività CCNL: quando è vincolante?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito che un datore di lavoro non può recedere unilateralmente da un contratto collettivo che contiene una clausola di ultrattività CCNL. Tale clausola estende l'efficacia del contratto fino alla stipula di un nuovo accordo, configurando un termine finale e non una durata indeterminata. La Corte ha inoltre stabilito che il comportamento concludente del datore di lavoro, che continua ad applicare il contratto anche dopo il suo rinnovo, equivale a un'accettazione tacita, rendendolo vincolante.
Continua »
Responsabilità del lavoratore per atti dell’avvocato
Una cooperativa sociale ha sanzionato e trasferito alcuni dipendenti dopo che i loro avvocati avevano diffuso alla stampa una querela contro l'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità delle sanzioni, stabilendo che il datore di lavoro non era riuscito a provare che i dipendenti avessero specificamente autorizzato i loro legali a diffondere la querela ai media. L'onere della prova per la responsabilità del lavoratore ricade sul datore di lavoro.
Continua »
Responsabilità del dirigente: i limiti del mandato
Un dirigente apicale è stato condannato a un cospicuo risarcimento danni per aver stipulato un contratto di agenzia a condizioni più onerose rispetto a quelle autorizzate dal Consiglio di Amministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del manager. L'ordinanza sottolinea come la responsabilità del dirigente sia esclusiva quando agisce in violazione di un mandato specifico, escludendo un concorso di colpa dell'azienda per carenza di controlli e negando l'esistenza di una ratifica successiva dell'operato.
Continua »