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Art. 1660 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 1660 Codice Civile

Onere della prova in appalti pubblici e riserve
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29326/2024, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile contro una pubblica amministrazione in una causa per maggiori compensi in un appalto pubblico. La Corte ha chiarito che l'onere della prova sui costi spetta all'appaltatore, anche se i documenti sono in possesso del committente. È stata inoltre confermata l'interpretazione del contratto fornita dai giudici di merito e negato il risarcimento per danno all'immagine in quanto non specificamente provato.
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Variazioni in appalto: prova scritta non sempre serve
Una società appaltatrice richiede il pagamento per lavori extra. Il committente si oppone, invocando una clausola contrattuale che esige l'autorizzazione scritta per le modifiche. La Corte d'Appello dà ragione al committente. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che per le variazioni in appalto ordinate dal committente, la prova può essere fornita con ogni mezzo, incluse le presunzioni, e che la clausola sulla forma scritta può essere tacitamente derogata. Il caso viene rinviato per un nuovo esame.
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Appalto a corpo: compenso extra per lavori ulteriori
Una società di costruzioni ha eseguito lavori extra in un contratto di appalto a corpo. Il committente, una cooperativa, si è rifiutato di pagarli, trovando l'appoggio della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che i lavori extracontrattuali, a differenza delle semplici varianti, devono essere sempre compensati, anche in un appalto a corpo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per ricalcolare il dovuto.
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Inadempimento contrattuale manutenzione: il nesso causale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6798/2024, ha respinto il ricorso di una società che chiedeva il risarcimento danni per il guasto di un macchinario, attribuendolo a un inadempimento contrattuale manutenzione da parte del fornitore. La Corte ha stabilito che, per ottenere il risarcimento, non è sufficiente dimostrare la mancata esecuzione di alcuni interventi, ma è necessario provare il nesso causale, ovvero che proprio quelle omissioni hanno direttamente causato il danno. In assenza di tale prova, la domanda di risarcimento non può essere accolta.
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Lavori extra-contratto: compenso senza accordo scritto
Un'impresa edile ha eseguito opere non previste dal contratto originario su richiesta verbale del committente. Quest'ultimo si è poi rifiutato di pagare, appellandosi al prezzo forfettario pattuito. La Corte di Cassazione ha confermato che i lavori extra-contratto danno diritto a un compenso aggiuntivo, in quanto costituiscono un nuovo accordo che può essere provato anche tramite testimoni. La Corte ha quindi respinto sia il ricorso del committente che quello incidentale dell'impresa, confermando la decisione d'appello.
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Vizi appalto: chi prova la colpa del costruttore?
In un caso di vizi appalto, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova. Se il committente dimostra l'esistenza di difetti nell'opera, la colpa dell'appaltatore è presunta. Sarà quest'ultimo a dover provare che i vizi sono dovuti a cause esterne, come l'intervento di terzi o il semplice passare del tempo. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva erroneamente addossato tale onere al committente, è stata annullata su questo punto.
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Equa indennità appaltatore: recesso e onere prova
La Corte di Cassazione chiarisce la natura dell'equa indennità spettante all'appaltatore in caso di recesso per varianti necessarie (art. 1660 c.c.). Non si tratta del corrispettivo contrattuale, ma di un compenso basato sull'utilità dell'opera. La Corte stabilisce che l'onere di provare i lavori eseguiti, per giustificare la ritenzione di un acconto, grava sull'appaltatore e non sul committente. Viene inoltre escluso il diritto al risarcimento per mancato guadagno.
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