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Art. 162-ter Codice Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 162-ter Codice Penale

Riparazione del danno: estinzione del reato solo per chi paga
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'estinzione del reato per condotte riparatorie in caso di più imputati. Un Tribunale aveva estinto il reato per tutti i correi, anche se solo uno aveva risarcito il danno. La Procura ha fatto ricorso, sostenendo che il beneficio dovesse essere personale. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'estinzione del reato per condotte riparatorie ha natura personale e non si estende automaticamente ai complici che non hanno partecipato attivamente alla riparazione. Per beneficiarne, i correi 'inerti' devono rimborsare la loro quota a chi ha pagato. Di conseguenza, la sentenza precedente è stata annullata.
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Frode Informatica Slot Machine: Condannato Anche Senza Vincita
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per frode informatica slot machine nei confronti di un uomo che aveva manomesso un apparecchio per giocare gratuitamente. I giudici hanno stabilito due principi chiave. Primo, non solo il gestore del bar ma anche la società proprietaria della slot è persona offesa e può sporgere querela. Secondo, l'ingiusto profitto non consiste solo nella vincita di denaro, ma anche nel semplice risparmio sul costo delle giocate. Ottenere partite gratuite alterando il sistema è sufficiente per configurare il reato. La condanna a sei mesi di reclusione è diventata definitiva.
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Processo in assenza: nullità per mancata conoscenza
La Corte di Cassazione ha annullato le sentenze di merito riguardanti un'accusa di tentato furto, rilevando la nullità del processo in assenza. L'imputato era stato dichiarato assente basandosi esclusivamente su un'elezione di domicilio effettuata presso il difensore d'ufficio al momento del fermo. La Suprema Corte ha stabilito che tale circostanza non prova l'effettiva conoscenza della data dell'udienza, rendendo invalida la celebrazione del giudizio senza la partecipazione dell'interessato.
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Esposizione alla pubblica fede: furto e sorveglianza
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un tentato furto in un supermercato, analizzando la sussistenza dell'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. L'imputato era stato condannato per aver tentato di sottrarre generi alimentari sotto la costante sorveglianza del personale di sicurezza. La Suprema Corte ha rigettato la richiesta di estinzione del reato per condotte riparatorie, poiché la restituzione della merce era avvenuta solo dopo la scoperta del fatto. Tuttavia, ha accolto il ricorso sull'aggravante: se il bene è monitorato costantemente da addetti alla vigilanza, non può considerarsi esposto alla pubblica fede.
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Ricorso inammissibile: i limiti della Cassazione.
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per furto aggravato in concorso. I ricorrenti lamentavano vizi di motivazione e il mancato riconoscimento dell'estinzione del reato per condotte riparatorie ex art. 162-ter c.p. La Suprema Corte ha rilevato che le doglianze erano meramente riproduttive di quanto già esaminato e correttamente respinto dalla Corte d'Appello, confermando la condanna e infliggendo una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Interesse ad Impugnare: Ricorso Inutile se la Misura è Revocata
Una persona sottoposta alla misura del divieto di dimora nel Comune di Roma presenta ricorso in Cassazione. Tuttavia, nelle more del giudizio, il reato per cui si procedeva viene dichiarato estinto e la misura cautelare revocata. La Suprema Corte dichiara quindi il ricorso inammissibile per carenza di interesse ad impugnare. Viene sancito il principio secondo cui l'ammissibilità di un'impugnazione richiede un interesse pratico, concreto e attuale a rimuovere un pregiudizio. Poiché la misura era già stata revocata e non era detentiva (escludendo future richieste di riparazione per ingiusta detenzione), l'interesse della ricorrente era venuto meno.
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Condotte riparatorie: quando l’offerta è congrua?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per appropriazione indebita a carico di un soggetto che aveva proposto condotte riparatorie ritenute del tutto insufficienti. L'imputato aveva offerto una somma di circa 350 euro a fronte di un danno quantificato tra i 2.000 e i 3.300 euro. I giudici di merito, con una decisione definita 'doppia conforme', hanno stabilito che l'esiguità dell'offerta non permetteva l'estinzione del reato ai sensi dell'art. 162-ter c.p., rilevando inoltre il mancato versamento di ulteriori somme nonostante i rinvii concessi.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati per truffa. La Corte chiarisce che una riparazione parziale del danno non estingue il reato e, soprattutto, che per la concessione delle attenuanti generiche non basta l'assenza di elementi negativi sulla personalità dell'imputato, ma sono necessari elementi di segno positivo.
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Risarcimento del danno: integrale per estinguere reato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, ribadendo un principio fondamentale: per ottenere l'estinzione del reato tramite condotte riparatorie o la concessione dell'attenuante comune, il risarcimento del danno deve essere integrale e non parziale. La Corte ha specificato che il ristoro deve coprire anche la componente non patrimoniale del danno e che un pagamento incompleto non è sufficiente a dimostrare il ravvedimento del reo.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: il caso analizzato
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da tre individui condannati per tentato furto aggravato. La decisione si fonda sulla genericità e aspecificità dei motivi di ricorso, che non contestavano efficacemente né la valutazione di responsabilità penale né il diniego delle attenuanti generiche operato dalla Corte d'Appello. Questo caso evidenzia l'importanza di formulare motivi di impugnazione chiari e dettagliati. Di conseguenza, il ricorso in Cassazione inammissibile ha comportato la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Remissione di querela: annullata sentenza d’appello
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per furto emessa dalla Corte d'Appello. Il motivo principale è la mancata valutazione della remissione di querela e del risarcimento del danno, questioni sollevate dall'imputato ma ignorate nel giudizio di secondo grado. La Suprema Corte ha rinviato il caso a un nuovo giudice per accertare la validità e la ritualità della remissione, sottolineando l'obbligo del giudice di esaminare le cause di improcedibilità dell'azione penale.
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Condotta riparatoria: quando il risarcimento estingue
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa e sostituzione di persona, respingendo il ricorso dell'imputato. La Corte ha stabilito che la condotta riparatoria, per estinguere il reato, deve essere integrale e personalmente riferibile all'imputato. Il risarcimento effettuato da un familiare, senza prova che sia avvenuto in nome e per conto dell'imputato e con sue risorse, non è sufficiente. Inoltre, la riparazione deve coprire anche il danno morale, non solo quello patrimoniale. È stata anche confermata la tempestività della querela, il cui termine decorre dalla piena consapevolezza del fatto-reato da parte della vittima.
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Condotta riparatoria: quando è troppo tardi? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per tentato furto pluriaggravato, stabilendo che l'offerta di risarcimento del danno, quale condotta riparatoria, non può estinguere il reato se effettuata in fase di appello. La Corte ha ribadito che, per essere efficace, tale condotta deve avvenire entro la dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, in linea con la finalità deflattiva della norma.
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Interesse all’impugnazione: quando decade il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una misura cautelare (divieto di dimora) poiché, nelle more del giudizio, il reato è stato dichiarato estinto e la misura revocata. La decisione si fonda sulla carenza di un interesse all'impugnazione, dato che l'appellante aveva già ottenuto la rimozione del provvedimento e non poteva vantare un interesse concreto alla prosecuzione del ricorso, ad esempio per una futura richiesta di riparazione per ingiusta detenzione, non applicabile a misure non custodiali.
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