Una società conduttrice di uno spazio per impianti di telecomunicazione invoca il diritto di prelazione nelle locazioni commerciali dopo che i proprietari hanno ceduto a terzi l'usufrutto dell'area. I giudici di merito respingono la richiesta, limitando la tutela alla sola vendita della piena proprietà. La Corte di Cassazione conferma questa interpretazione letterale, ma rileva una profonda contraddizione nel sistema. Negare la prelazione in caso di cessione di diritti reali minori crea una facile scorciatoia per aggirare la legge, danneggiando gli investimenti strategici nel settore. Per questo motivo, la Suprema Corte sospende il giudizio e solleva la questione di legittimità costituzionale. I giudici chiedono alla Consulta di valutare se tale vuoto normativo violi i principi di ragionevolezza e libera concorrenza sanciti dalla nostra Costituzione.
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