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Art. 157-ter Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 157-ter Codice di Procedura Penale

Elezione di domicilio dell’imputato detenuto: no a inammissibilità
La Corte d'Appello dichiarava inammissibile l'appello proposto da un imputato detenuto per la mancata elezione di domicilio prescritta dalla Riforma Cartabia. L'imputato ricorreva in Cassazione sostenendo che, essendo detenuto, le notifiche andavano eseguite presso il luogo di detenzione, rendendo superflua la dichiarazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che l'obbligo di elezione di domicilio dell'imputato detenuto non si applica, poiché le notificazioni nei suoi confronti devono sempre avvenire nel luogo di reclusione. Di conseguenza, la Cassazione annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata e ordina la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello per l'esame del merito.
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Rapina aggravata: l’uso dell’arma non esclude il porto abusivo
Un uomo, condannato per rapina aggravata e porto abusivo d'armi, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che il reato di porto d'armi dovesse essere 'assorbito' in quello più grave di rapina e lamentava errori nella notifica degli atti processuali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito un principio importante: la rapina aggravata dall'uso dell'arma e il porto abusivo della stessa arma sono due reati distinti e autonomi. L'uso dell'arma durante la rapina non cancella il reato separato di averla portata illegalmente. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Madre ‘palo’ alla figlia al bancomat: è concorso nel reato
Una madre assiste la figlia mentre quest'ultima effettua prelievi con una carta di pagamento rubata. La madre si posiziona alle sue spalle, coprendola e assistendola. Entrambe vengono condannate per l'utilizzo illecito della carta in **concorso di persone nel reato**. La madre ricorre in Cassazione, sostenendo che la sua semplice vicinanza fisica non provi la sua partecipazione. La Corte Suprema respinge il ricorso, affermando che il suo comportamento non era passivo ma costituiva un contributo attivo e consapevole al crimine, rafforzando l'intento della figlia e garantendo la buona riuscita dell'operazione. La condanna per entrambe diventa così definitiva.
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Elezione di domicilio: regole per imputati detenuti
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'obbligo di **elezione di domicilio** per l'ammissibilità dell'appello, stabilendo che tale onere non grava sull'imputato detenuto. Nel caso in esame, un appello era stato dichiarato inammissibile perché privo della dichiarazione di domicilio richiesta dalla Riforma Cartabia. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, precisando che per i soggetti in stato di detenzione le notifiche devono essere eseguite sempre presso il luogo di ristrettezza, rendendo superflua e inapplicabile la sanzione dell'inammissibilità prevista per i soggetti liberi.
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Impugnazione imputato detenuto: nuove regole 2024
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che dichiarava inammissibile l'appello di un soggetto in quanto privo della dichiarazione di domicilio. La Corte ha stabilito che per l'impugnazione imputato detenuto non si applica la sanzione prevista dall'art. 581 comma 1-ter c.p.p. introdotto dalla Riforma Cartabia. Poiché le notifiche ai detenuti devono avvenire sempre a mani proprie presso l'istituto penitenziario, l'assenza di una nuova elezione di domicilio non pregiudica la validità del ricorso.
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Notificazione: quando la consegna al legale è valida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione che lamentava l'irregolarità della notificazione. Nonostante l'atto fosse stato consegnato al difensore di fiducia anziché presso il domicilio eletto, la Corte ha stabilito che il rapporto fiduciario garantisce la presunzione di conoscenza. Tale vizio costituisce una nullità a regime intermedio, sanabile se non eccepita tempestivamente.
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Restituzione in termini: no alla Riforma Cartabia retroattiva
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile la richiesta di restituzione in termini per impugnare una sentenza emessa in assenza. La Corte chiarisce che le nuove e più favorevoli norme introdotte dalla Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/22) si applicano solo alle sentenze pronunciate dopo l'entrata in vigore della riforma, in base a specifiche disposizioni transitorie.
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Termine impugnazione penale e Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46227/2023, ha dichiarato inammissibile un ricorso, chiarendo un punto fondamentale sul termine impugnazione penale. La Corte ha stabilito che la proroga di quindici giorni introdotta dalla Riforma Cartabia non ha effetto retroattivo e si applica solo alle sentenze pronunciate dopo il 30 dicembre 2022. Di conseguenza, un appello proposto contro una sentenza precedente a tale data è stato ritenuto tardivo perché non beneficiava della nuova normativa.
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Mandato specifico: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza 15930/2024, ha dichiarato inammissibile un appello a causa della mancanza di un mandato specifico ad impugnare, rilasciato dopo la pronuncia della sentenza di primo grado. Il caso riguardava un imputato processato in assenza, il cui difensore aveva presentato ricorso senza la procura speciale successiva alla condanna, un requisito introdotto dalla Riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022). La Corte ha confermato che tale adempimento è essenziale per garantire la piena consapevolezza e volontà dell'imputato di contestare la decisione, respingendo le argomentazioni sulla presunta incostituzionalità della norma.
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Notifica imputato: quando è valida al difensore?
La Cassazione analizza la corretta procedura di notifica all'imputato. Se la notifica al domicilio dichiarato risulta impossibile, è legittima quella presso il difensore di fiducia, come previsto dall'art. 161 c.p.p. Diverso è il caso se si ricorre alla compiuta giacenza invece che alla notifica al difensore. La sentenza annulla una condanna per vizio di notifica e ne conferma un'altra.
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Termini impugnazione assenza: no retroattività
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando che l'estensione di 15 giorni dei termini di impugnazione per l'imputato assente, introdotta dalla Riforma Cartabia, non è retroattiva. La disciplina transitoria lega l'applicabilità delle nuove norme alla data di pronuncia della sentenza (lettura del dispositivo), non a quella del deposito delle motivazioni. Pertanto, per le sentenze pronunciate prima del 30 dicembre 2022, i termini impugnazione assenza restano quelli previgenti, senza alcuna proroga.
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Elezione di domicilio: appello inammissibile senza
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di un appello penale per mancata elezione di domicilio contestuale all'atto. La sentenza chiarisce che, dopo la Riforma Cartabia, la precedente elezione di domicilio non è più valida per le fasi successive, rendendo obbligatorio un nuovo atto per garantire la conoscenza del processo all'imputato.
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Prescrizione del reato: quando resta il risarcimento?
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per truffa a causa della intervenuta prescrizione del reato. Tuttavia, ha confermato le statuizioni civili, obbligando l'imputato al risarcimento del danno. La sentenza chiarisce che se la prescrizione matura dopo la condanna di primo grado, la condanna al risarcimento del danno a favore della parte civile rimane valida e non viene travolta dall'estinzione del reato.
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Appello imputato detenuto: domicilio e ammissibilità
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di inammissibilità di un appello. La Corte ha stabilito che l'obbligo di depositare l'elezione di domicilio, previsto a pena di inammissibilità, non si applica all'appello imputato detenuto, poiché le notifiche devono sempre avvenire nel luogo di detenzione.
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Termini impugnazione penale: Riforma e data pronuncia
La Corte di Cassazione chiarisce l'applicazione delle nuove norme sui termini impugnazione penale. Confermando la decisione della Corte d'Appello, ha stabilito che l'estensione di 15 giorni per l'imputato assente, introdotta dalla Riforma Cartabia, non si applica retroattivamente. La norma vale solo per le sentenze 'pronunciate' dopo il 30 dicembre 2022, indipendentemente dalla data di deposito delle motivazioni. Di conseguenza, un appello proposto oltre i termini ordinari per una sentenza pronunciata prima di tale data è stato dichiarato inammissibile.
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Elezione di domicilio: obbligo e Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in appello a causa della mancata elezione di domicilio contestuale all'atto di impugnazione, come previsto dalla Riforma Cartabia. La sentenza sottolinea che, ai sensi dell'art. 581, comma 1-ter c.p.p., la dichiarazione di domicilio effettuata nel primo grado di giudizio non è più sufficiente, rendendo necessario un nuovo atto specifico per la fase di appello per garantire la conoscenza del procedimento da parte dell'imputato. La Corte ha ritenuto la norma una scelta non irragionevole del legislatore, respingendo le questioni di legittimità costituzionale.
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Sequestro preventivo: valido anche con incompetenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo del capitale sociale di una S.r.l.s. La ricorrente, terza interessata rispetto al reato contestato al figlio, ha sollevato questioni procedurali, tra cui la nullità della notifica e l'illegittimità del sequestro preventivo a seguito della dichiarazione di incompetenza territoriale del giudice. La Corte ha stabilito che la notifica al difensore era valida data l'inidoneità del domicilio eletto e che, in tema di misure cautelari reali, il giudice incompetente può mantenere il sequestro senza dover motivare sull'urgenza, a differenza di quanto previsto per le misure personali. I motivi relativi alla sussistenza del reato sono stati ritenuti inammissibili, in quanto il terzo può solo rivendicare la titolarità del bene e non contestare i presupposti della misura.
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Elezione di domicilio appello: quando è obbligatoria?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28066/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso, ribadendo la necessità di depositare la dichiarazione o elezione di domicilio contestualmente all'atto di appello, come previsto dall'art. 581, c. 1-ter c.p.p. La Corte ha chiarito che una precedente elezione di domicilio, effettuata in fase di indagini, non è sufficiente se non viene nuovamente depositata o specificamente richiamata nell'atto di impugnazione. Questa formalità, introdotta dalla Riforma Cartabia, è finalizzata a garantire la certezza delle notifiche per il giudizio di secondo grado e non viola il diritto di difesa.
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Appello imputato detenuto: domicilio e Cartabia
La Corte di Cassazione, con la sentenza 24902/2024, chiarisce le regole per l'appello dell'imputato detenuto. L'obbligo di eleggere domicilio, introdotto dalla Riforma Cartabia a pena di inammissibilità, non si applica se lo stato di detenzione è noto al giudice. Tuttavia, se l'imputato è detenuto per altra causa e tale condizione non risulta agli atti, l'elezione di domicilio è necessaria, pena l'inammissibilità dell'impugnazione. Il caso analizzato conferma la decisione di inammissibilità per un appello privo di tale indicazione.
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Impugnazione imputato assente: domicilio e Cartabia
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello proposto nell'interesse di un imputato assente. La causa dell'inammissibilità risiede nella mancanza, all'interno della procura speciale, della necessaria elezione o dichiarazione di domicilio per il grado di appello. La sentenza chiarisce che, a seguito della Riforma Cartabia, questo requisito è obbligatorio per l'impugnazione dell'imputato assente, anche se un domicilio era già stato eletto nel primo grado di giudizio, al fine di garantire la certezza della conoscenza del processo e la celerità delle notifiche.
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