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Art. 157-ter Codice di Procedura Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 157-ter Codice di Procedura Penale

Elezione di domicilio nell’appello: forma contro residenza
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'impugnazione presentata da un imputato condannato in primo grado. L'atto di impugnazione non conteneva la dichiarazione o elezione di domicilio nell'appello penale, richiesta a pena di decadenza dalla legge Cartabia. Il difensore sosteneva di aver allegato il documento separato e che la residenza risultava comunque indicata nella procura speciale. Tuttavia, la ricevuta del portale telematico dimostrava la mancata trasmissione del foglio contenente il recapito per le notifiche. I giudici hanno chiarito che la semplice menzione della residenza nella nomina del difensore non equivale a una valida elezione di domicilio, poiché non manifesta la volontà esplicita di ricevere gli atti processuali in quel determinato indirizzo. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese.
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Notifica avviso conclusione indagini: stop al ricorso del PM
In un procedimento penale, il Giudice dell'udienza preliminare ha dichiarato nulla la notifica avviso conclusione indagini perché recapitata presso il difensore d'ufficio anziché alla residenza formalmente eletta dall'indagato. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso immediato in Cassazione sostenendo la legittimità della consegna secondo le novità normative. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ordinanza con cui il giudice restituisce gli atti all'accusa per ripetere la notificazione non costituisce un atto abnorme, anche quando il vizio di nullità sia stato valutato in modo errato. Di conseguenza, l'accusa non può scavalcare i gradi ordinari con un ricorso diretto e deve rinnovare la notifica.
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Rinnovazione della notifica e blocco del processo penale
L'Imputato, privo di fissa dimora, elegge domicilio presso lo studio del Difensore d'Ufficio con il consenso di quest'ultimo. La Procura notifica l'atto di citazione presso lo studio legale. Durante l'udienza, il Giudice di Pace dichiara nulla la notifica e restituisce gli atti al Pubblico Ministero. Quest'ultimo ricorre in Cassazione denunziando l'abnormità del provvedimento. La Suprema Corte accoglie il ricorso e chiarisce che la notifica era regolare. I giudici precisano inoltre che, anche in presenza di un vizio, il giudice non può restituire gli atti alla Procura. In questi casi, la legge impone direttamente la rinnovazione della notifica da parte dello stesso giudice di pace. L'ordinanza impugnata viene annullata senza rinvio e il processo prosegue.
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Incidente di esecuzione: no a nullità dopo la condanna definitiva
Il Tribunale di Firenze, operando come giudice dell'esecuzione, ha dichiarato inammissibile la richiesta di incidente di esecuzione e di restituzione nel termine avanzata dall'Imputato. Il Tribunale ha quindi trasmesso gli atti alla Corte d'appello per valutare la richiesta sotto il profilo della rescissione del giudicato. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la nullità della condanna per un presunto difetto di notifica. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'incidente di esecuzione non può essere utilizzato per far valere nullità del processo di cognizione una volta che la sentenza è diventata irrevocabile. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina aggravata: l’uso dell’arma non esclude il porto abusivo
Un uomo, condannato per rapina aggravata e porto abusivo d'armi, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che il reato di porto d'armi dovesse essere 'assorbito' in quello più grave di rapina e lamentava errori nella notifica degli atti processuali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito un principio importante: la rapina aggravata dall'uso dell'arma e il porto abusivo della stessa arma sono due reati distinti e autonomi. L'uso dell'arma durante la rapina non cancella il reato separato di averla portata illegalmente. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Notifica Regolare, Conoscenza Assente: Sì alla Restituzione nel Termine
Una persona condannata con decreto penale chiedeva la restituzione nel termine per fare opposizione, sostenendo di non aver mai avuto effettiva conoscenza dell'atto, nonostante la notifica fosse formalmente regolare per compiuta giacenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per ottenere la restituzione nel termine contro un decreto penale, non è necessario provare la mancata conoscenza. È sufficiente allegare (cioè affermare in modo plausibile) di non aver saputo del provvedimento. La sola regolarità formale della notifica non basta a negare questo diritto. Nel dubbio, il giudice deve concedere la restituzione per garantire il diritto di difesa.
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Madre ‘palo’ alla figlia al bancomat: è concorso nel reato
Una madre assiste la figlia mentre quest'ultima effettua prelievi con una carta di pagamento rubata. La madre si posiziona alle sue spalle, coprendola e assistendola. Entrambe vengono condannate per l'utilizzo illecito della carta in **concorso di persone nel reato**. La madre ricorre in Cassazione, sostenendo che la sua semplice vicinanza fisica non provi la sua partecipazione. La Corte Suprema respinge il ricorso, affermando che il suo comportamento non era passivo ma costituiva un contributo attivo e consapevole al crimine, rafforzando l'intento della figlia e garantendo la buona riuscita dell'operazione. La condanna per entrambe diventa così definitiva.
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Concorso di reati: sequestro e violenza sessuale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per violenza sessuale e sequestro di persona, chiarendo il principio del concorso di reati. La sentenza stabilisce che il sequestro non viene assorbito dalla violenza se la privazione della libertà si protrae oltre il tempo strettamente necessario a commettere l'abuso. In questo caso, la durata prolungata della coercizione ha giustificato la condanna per entrambi i delitti. La Corte ha inoltre rigettato i motivi procedurali relativi alla notifica degli atti e alla richiesta di rinnovare l'istruttoria.
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Rifiuto alcoltest: la Cassazione chiarisce la notifica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un automobilista per il rifiuto di sottoporsi sia all'alcoltest che al test tossicologico dopo un incidente. La Corte ha rigettato le eccezioni difensive, chiarendo che la notifica degli atti processuali via posta si perfeziona dopo dieci giorni dall'invio della raccomandata di avviso di giacenza. Inoltre, ha stabilito che la richiesta di entrambi i test è legittima in presenza di una sintomatologia generale di alterazione psico-fisica e che il duplice rifiuto può essere unificato dal vincolo della continuazione, ravvisabile nella volontà di sottrarsi ai controlli.
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