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Art. 1510 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1510 Codice Civile

Giurisdizione internazionale: Impianto difettoso, clausola contesa
Un'Azienda ha citato in giudizio un Fornitore per l'inadempimento di un contratto di fornitura di un impianto industriale difettoso, chiedendo il risarcimento dei danni. Il Fornitore ha eccepito il difetto di giurisdizione internazionale, sostenendo che la causa dovesse essere decisa da un giudice francese, in base a una clausola di proroga della giurisdizione. I giudici di merito hanno ritenuto competente il giudice italiano e condannato il Fornitore. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha sollevato dubbi sulla corretta qualificazione del contratto (vendita internazionale o appalto) e sulla validità della clausola di proroga della giurisdizione, nonché sulla legge applicabile. Per la complessità e l'importanza della questione, la Corte ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l'assegnazione alle Sezioni Unite Civili, che dovranno stabilire la corretta giurisdizione internazionale e la legge da applicare al caso.
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Merce mai ricevuta ma DDT firmato: confermato il pagamento
Una società acquirente contesta un decreto ingiuntivo per la fornitura di carni asserendo di non aver mai ricevuto la fornitura. La società fornitrice dimostra l'adempimento producendo il documento di trasporto firmato dal vettore e dal delegato alla lavorazione. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'acquirente confermando l'obbligo di pagamento. La valida prova di consegna della merce al terzo incaricato libera il venditore da ogni responsabilità contrattuale.
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Surrogazione del Vettore: Chi Paga il Danno può Agire Contro l’Assicurazione
Un'azienda di trasporti aveva assicurato le merci che trasportava. Durante un trasporto, le merci sono state rubate. L'azienda ha risarcito i mittenti e ha poi chiesto il rimborso alla sua assicurazione. I giudici di primo e secondo grado hanno negato il risarcimento, sostenendo che l'azienda non avesse la legittimazione attiva e avesse operato una mutatio libelli. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso. Ha stabilito che la surrogazione del vettore nei diritti dei mittenti era valida. L'azienda, avendo pagato il danno, poteva agire direttamente contro l'assicurazione. La Cassazione ha cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Vendita estera e furto: niente non imponibilità IVA esportazioni
Un'azienda italiana ha venduto merci a un cliente estero statunitense applicando il regime di non imponibilità IVA esportazioni. Durante il trasporto in Italia verso la dogana di uscita, alcuni ignoti hanno rubato il carico. Il cliente estero ha pagato comunque la fornitura. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato l'IVA contestando la perdita del beneficio fiscale per mancata uscita dei beni dall'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Erario. I giudici hanno stabilito che l'uscita fisica dei beni dal territorio unionale rappresenta un presupposto inderogabile per la non imponibilità. Poiché la cessione era perfezionata e pagata, il furto non cancella l'operazione ma la trasforma in cessione interna ordinariamente imponibile.
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Ammissione al passivo fallimentare e fatture senza data
Una società fornitrice ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'impresa insolvente per quasi un milione di euro, presentando ottantacinque fatture commerciali. Il Tribunale ha riconosciuto solo una frazione minima del credito, pari a circa dodicimila euro, escludendo il resto per carenza di data certa e di sottoscrizioni sui documenti di trasporto. La società fornitrice ha impugnato il provvedimento sostenendo la piena validità probatoria dei registri contabili. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha dichiarato l'inammissibilità dell'istanza. Il curatore opera come terzo rispetto all'imprenditore insolvente, rendendo inopponibili le scritture contabili unilaterali prive di certezza temporale.
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Principio di competenza: il fisco vince contro i costi ritardati
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società in liquidazione l'errata imputazione temporale di alcuni costi e la deduzione di perdite su crediti ceduti con formula pro solvendo. La società riteneva di poter flessibilizzare l'imputazione dei costi in assenza di danno erariale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, ribadendo che il principio di competenza è un criterio inderogabile per la determinazione del reddito d'impresa. Il contribuente non può scegliere arbitrariamente l'anno in cui registrare un costo. Inoltre, le perdite su crediti pro solvendo sono deducibili solo se si dimostra un effettivo e rigoroso rischio di insolvenza. La sentenza d'appello favorevole alla società è stata quindi cassata con rinvio.
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Ricognizione di debito e fallimento: chi deve dare la prova?
Una società fornitrice ha proposto opposizione allo stato passivo del fallimento di una farmacia, chiedendo l'ammissione di crediti derivanti da forniture di medicinali e da un accordo quadro. Il Tribunale aveva respinto la richiesta, ritenendo non provati i crediti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che la ricognizione di debito con data certa anteriore al fallimento è pienamente opponibile alla massa dei creditori, trasferendo sul curatore l'onere di provarne l'inesistenza. Inoltre, per le merci da trasportare, il venditore si libera dall'obbligo di consegna affidando i beni al vettore, momento in cui si trasferisce la proprietà. Il decreto è stato cassato con rinvio.
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