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Art. 15 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 15 Codice Civile

Indennità ASpI socio cooperativa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che per i soci lavoratori di cooperative, la tutela contro la disoccupazione involontaria e la relativa indennità ASpI socio cooperativa sono state introdotte solo a partire dal 1° gennaio 2013 con la Legge n. 92/2012. L'ordinanza ribalta una precedente decisione di merito, chiarendo che la normativa speciale (d.P.R. 602/1970) prevale su quella generale e non includeva tale copertura prima del 2013.
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Premio speciale unitario: la Cassazione fa chiarezza
Una società cooperativa di facchinaggio si è opposta alla richiesta di integrazione dei premi assicurativi avanzata da un ente previdenziale per gli anni 2007-2013. L'ente sosteneva che, a seguito di una riforma del 2001, il calcolo dovesse basarsi sulla retribuzione effettiva e non più sul premio speciale unitario a importo fisso. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che la disciplina speciale non è stata implicitamente abrogata da quella generale successiva. Pertanto, il calcolo basato sul premio speciale unitario resta valido fino a specifica modifica tramite decreto ministeriale, come previsto dalla normativa originaria.
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Premio speciale unitario: come si calcola per i soci?
Una società cooperativa ha contestato il metodo di calcolo del premio speciale unitario preteso dall'ente previdenziale per gli anni dal 2007 in poi. La Corte d'Appello aveva stabilito che il calcolo dovesse basarsi sulla retribuzione effettiva, riformando la decisione di primo grado. La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha ribaltato questa decisione, affermando che la normativa speciale che prevede un calcolo su base fissa (pro capite) non è stata abrogata dalle leggi successive. Pertanto, il premio speciale unitario per i facchini deve continuare a essere calcolato secondo il sistema preesistente, basato su importi fissi determinati da un decreto ministeriale, e non sulla retribuzione effettivamente corrisposta ai soci.
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NASpI soci cooperativa: no ai contributi pre-2013
Una lavoratrice, socia di una cooperativa, ha richiesto che la sua indennità di disoccupazione (NASpI) fosse calcolata includendo i contributi versati prima del 2013. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che per i soci di specifiche cooperative, la copertura assicurativa contro la disoccupazione, e quindi i contributi utili al calcolo della NASpI, decorrono esclusivamente dal 1° gennaio 2013, data di entrata in vigore della riforma legislativa. Pertanto, i periodi precedenti non possono essere considerati per determinare la durata del trattamento.
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Premio speciale unitario: calcolo e normativa
Una cooperativa di servizi ha contestato il metodo di calcolo del premio assicurativo INAIL, chiedendo il rimborso di somme versate in eccesso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per determinate categorie lavorative, come i facchini, si applica il regime del "premio speciale unitario". Questo sistema, basato su un importo fisso anziché sulla retribuzione effettiva, costituisce una norma speciale non abrogata da successive leggi di carattere generale, in applicazione del principio "lex posterior generalis non derogat priori speciali".
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Premio speciale unitario: calcolo e normativa
Una società cooperativa ha contestato la richiesta di un ente assicurativo di ricalcolare il premio speciale unitario in base alla retribuzione effettiva, a seguito di una riforma legislativa. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32222/2024, ha accolto il ricorso della cooperativa. Ha stabilito che la disciplina del premio speciale unitario, basata su criteri forfettari, costituisce una norma speciale (lex specialis) che non può essere considerata implicitamente abrogata da una legge successiva di carattere generale sull'imponibile contributivo. Pertanto, il metodo di calcolo originario resta valido fino a una modifica esplicita tramite apposito decreto ministeriale.
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Riallineamento carriera docenti: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una docente al riallineamento della carriera al compimento del 18° anno di servizio, rigettando il ricorso del Ministero dell'Istruzione. Secondo la Corte, la normativa prevista dal d.P.R. 399/1988 non è stata superata dalla successiva contrattualizzazione del pubblico impiego, poiché la stessa contrattazione collettiva ha costantemente richiamato e salvaguardato tale meccanismo, assicurandone la continuità e la piena vigenza.
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Indennità posizioni organizzative: no al cumulo
Un dipendente pubblico si era visto riconoscere dai giudici di merito il diritto a una doppia indennità per essere stato titolare di due distinte posizioni organizzative. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che il principio di onnicomprensività della retribuzione per chi ricopre tali ruoli vieta il cumulo delle indennità posizioni organizzative, anche in caso di plurimi incarichi.
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Premio speciale unitario: vince la norma speciale
La Corte di Cassazione ha stabilito che il calcolo del premio speciale unitario per l'assicurazione contro gli infortuni, previsto per specifiche categorie come le cooperative di facchinaggio, deve seguire le regole speciali e non quelle generali basate sulla retribuzione effettiva. La Corte ha chiarito che una legge successiva di carattere generale non abroga una legge precedente speciale, confermando la validità del calcolo basato su importi fissi predeterminati. La sentenza della Corte d'Appello, che imponeva il calcolo sulla retribuzione reale, è stata annullata.
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Premio speciale unitario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il calcolo del premio speciale unitario per le cooperative di facchinaggio deve seguire la normativa speciale basata su importi convenzionali (art. 42 T.U. 1124/1965) e non la regola generale legata alla retribuzione effettiva (D.Lgs. 423/2001). La Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello, affermando il principio per cui una legge generale successiva non abroga una legge speciale precedente, a meno che non vi sia un'incompatibilità assoluta, qui non ravvisata. La disciplina del premio speciale unitario rimane quindi in vigore fino a una sua esplicita modifica tramite apposito decreto ministeriale.
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Mansioni superiori: ricorso inammissibile in Cassazione
Una lavoratrice con la qualifica di biologa ha richiesto il riconoscimento di mansioni superiori e delle relative differenze retributive. Dopo la sconfitta in primo grado e in appello, la Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso mescolavano in modo confuso diverse tipologie di vizi (procedurali, di merito e motivazionali) e, soprattutto, miravano a un riesame dei fatti e delle prove, compito che non spetta alla Suprema Corte.
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Sgravi contributivi: quando il ricorso è inammissibile
Una società di costruzioni si è vista negare degli sgravi contributivi e ha impugnato la decisione fino in Cassazione. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarando la maggior parte dei motivi inammissibili. La sentenza sottolinea che i ricorsi in Cassazione non possono riesaminare i fatti e che i requisiti per ottenere benefici contributivi, come l'assenza di licenziamenti pregressi, devono essere rigorosamente rispettati. La Corte ha inoltre confermato che l'onere di provare il diritto a un'esenzione o a una riduzione contributiva spetta sempre al datore di lavoro.
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Riqualificazione pubblico impiego: no a diritti automatici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20623/2025, ha stabilito che le norme sulla riqualificazione del pubblico impiego, come l'art. 21-quater del D.L. 83/2015, non creano un diritto automatico al superiore inquadramento per i dipendenti. La Corte ha chiarito la natura programmatica della norma, che si limita ad autorizzare l'Amministrazione ad avviare procedure selettive, senza conferire diritti soggettivi azionabili in giudizio. La sentenza ha quindi ribaltato la decisione della Corte d'Appello, respingendo la richiesta di un dipendente del Ministero della Giustizia che chiedeva la riqualificazione da Area II ad Area III.
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