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Art. 1498 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 1498 Codice Civile

Eccezione di incompetenza territoriale: le regole per le società
Una società creditrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo per la vendita di beni mobili. La società debitrice ha proposto opposizione contestando la sede del giudizio e sollevando l'eccezione di incompetenza territoriale. Il Tribunale ha accolto la contestazione annullando il decreto. La società creditrice ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'eccezione di incompetenza territoriale sollevata da una società è incompleta se non nega espressamente la presenza di uno stabilimento o di un rappresentante autorizzato nel circondario del tribunale scelto dal creditore. Per questo motivo, la Cassazione ha dichiarato valida la competenza del giudice adito dal creditore, annullando la sentenza precedente.
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Imputazione dei pagamenti: pagare di più non cancella il debito
L'Azienda Fornitrice ha richiesto il pagamento di attrezzature agricole all'Acquirente. Quest'ultima ha eccepito la presenza di vizi e ha richiesto il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha accertato l'esistenza di due contratti distinti (del 1997 e del 2000). Ha stabilito che i pagamenti effettuati con assegni nel 1997 coprivano interamente il primo debito, escludendo il saldo richiesto dall'Azienda. Tuttavia, l'eccedenza pagata non poteva compensare il debito del secondo contratto del 2000, mancando una specifica domanda di compensazione. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi, confermando che l'imputazione dei pagamenti e la valutazione delle prove spettano al giudice di merito. La decisione ribadisce che, senza una formale richiesta della parte, il giudice non può d'ufficio operare la compensazione tra debiti derivanti da rapporti autonomi.
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Vendita o regalo? Stop alla simulazione della compravendita
Gli eredi di una donna impugnano la vendita di una casa e di un terreno effettuata dalla madre al genero nel 1991. Sostengono che l'atto celi una donazione o sia del tutto finto, chiedendo l'accertamento della simulazione della compravendita per reintegrare la loro quota di eredità. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che la simulazione assoluta è incompatibile con l'asserita costrizione della venditrice, poiché la simulazione richiede un accordo consapevole e non una volontà forzata. Inoltre, la simulazione relativa viene esclusa poiché il pagamento del prezzo è provato dalla consegna di assegni circolari davanti al notaio. Infine, il prezzo apparentemente basso era giustificato dallo stato di grave fatiscenza dell'immobile all'epoca della vendita. Gli eredi perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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