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Art. 1465 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 1465 Codice Civile

Passaggio del rischio: il box diventa inagibile dopo la vendita
L'Acquirente compra due box auto nel duemilaquattro. Nel duemilanove, un'ispezione dei Vigili del Fuoco rileva l'ostruzione di un'uscita di sicurezza, portando all'ordinanza sindacale di inagibilità. L'Acquirente fa causa ai Venditori chiedendo la risoluzione del contratto o il risarcimento per la mancanza dei requisiti di agibilità. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'Acquirente. I giudici chiariscono che al momento della vendita l'immobile era regolare e dotato di certificato antincendio. Il principio cardine applicato è il passaggio del rischio: nei contratti con effetti reali, una volta trasferita la proprietà, i rischi per eventi negativi successivi gravano esclusivamente sul nuovo proprietario. L'Acquirente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Usucapione comproprietà: la scrittura non basta
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di usucapione comproprietà di un'autorimessa. Le ricorrenti sostenevano di aver acquisito la quota della controricorrente tramite possesso esclusivo derivante da una scrittura privata del 1973 non registrata. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello. Nelle zone soggette al sistema tavolare, una scrittura non intavolata non trasferisce la proprietà ma genera solo un diritto personale, qualificabile come detenzione e non come possesso utile all'usucapione. Le successive trattative per formalizzare l'atto sono state interpretate come riconoscimento del diritto altrui, interrompendo ogni possibile termine per l'usucapione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa per il pagamento di una fornitura, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha effettuato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che, in assenza di costituzione della controparte, non vi è condanna alle spese né l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato.
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Conferma d’ordine: quando perfeziona il contratto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nelle compravendite commerciali tramite mediatore, la sottoscrizione della conferma d'ordine non costituisce l'accettazione di una proposta, ma la prova di un accordo verbale già raggiunto. Di conseguenza, una successiva revoca da parte del venditore è inefficace. La sentenza chiarisce che il contratto si era già perfezionato verbalmente, e la conferma d'ordine, in linea con gli usi commerciali, aveva solo una funzione ricognitiva. È stata inoltre confermata la validità della clausola arbitrale contenuta in tale documento.
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