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Art. 146 Codice della Strada — Anno 2023

Altri anni per Art. 146 Codice della Strada

Multa per eccesso di velocità: l’accordo ferma il processo
Un automobilista ha impugnato cinque verbali per una multa per eccesso di velocità rilevata tramite un dispositivo elettronico. Il Giudice di Pace ha inizialmente accolto l'opposizione, ma il Tribunale ha ribaltato la decisione, ritenendo legittimo il posizionamento dell'apparecchio poiché l'incrocio segnalato era in realtà una strada privata. L'automobilista ha proposto ricorso in Cassazione contestando la visibilità del dispositivo e la qualificazione della strada. Tuttavia, prima della decisione finale, il ricorrente ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dal Comune resistente. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Redazione della sentenza da giudice diverso: condanna confermata
Un ciclista, procedendo contromano, ha causato la caduta e il ferimento di un pedone. Condannato per lesioni colpose, il ciclista ha fatto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione e la nullità del provvedimento per via della redazione della sentenza da giudice diverso rispetto a quello che aveva deliberato il dispositivo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il potere sostitutivo del Presidente del Tribunale permette di delegare la stesura della motivazione a un altro magistrato in caso di impedimento del decisore, senza violare il principio di immediatezza. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione maturata dopo la lettura del dispositivo in udienza. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese e la sanzione pecuniaria.
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Stop violato: lesioni personali colpose da sinistro stradale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di lesioni personali colpose da sinistro stradale. L'imputato, procedendo a velocità elevata, non aveva rispettato un segnale di stop, invadendo la corsia opposta e scontrandosi frontalmente con un'altra vettura. La conducente danneggiata aveva riportato lesioni guaribili in quaranta giorni. La difesa sosteneva che la colpa fosse della vittima e che un successivo tamponamento da parte di un camion avesse causato le lesioni. I giudici di legittimità hanno confermato la ricostruzione dei gradi di merito, ritenendo la motivazione logica e coerente. La Cassazione non può rivalutare i fatti, ma solo verificare la correttezza giuridica della decisione. L'imputato è stato condannato alle spese e al risarcimento.
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Omicidio stradale: cantiere ignorato a 170 km/h, condanna ferma
Un automobilista è stato condannato per omicidio stradale (originariamente omicidio colposo aggravato) per aver travolto e ucciso un operaio in un cantiere autostradale. Il conducente viaggiava a una velocità di circa 165-170 km/h, ignorando la segnaletica temporanea che imponeva il limite di 60 km/h e segnalava lavori in corso. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la visibilità del cantiere e la ricostruzione della colpa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la responsabilità penale. I giudici hanno evidenziato la condotta estremamente spericolata, l'assenza di frenata e l'evidente visibilità dei segnali stradali. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Omicidio stradale colposo: manovra vietata, passeggero senza cintura
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omicidio stradale colposo a carico di una conducente. La donna, uscendo in retromarcia da un parcheggio, aveva invaso la corsia opposta superando la linea continua. Un'altra auto l'ha colpita e la sua passeggera, senza cintura di sicurezza, è stata sbalzata fuori e travolta mortalmente dallo stesso veicolo. Secondo i giudici, la responsabilità principale è della conducente. La sua manovra illecita e pericolosa ha creato il rischio che poi si è concretizzato, rendendo irrilevante, ai fini della sua colpa, il comportamento della vittima che non indossava la cintura.
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Omicidio stradale colposo: Svolta senza freccia, camionista condannato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale colposo a carico di un camionista che, svoltando a destra a un incrocio senza segnalarlo con la freccia, ha investito e ucciso un ciclista. Secondo i giudici, la manovra improvvisa e inaspettata del conducente dell'autocarro costituisce la causa principale dell'incidente. La responsabilità del camionista non viene meno neanche di fronte alla possibile scarsa visibilità del ciclista o a un suo eventuale concorso di colpa. Il principio affermato è che chi guida ha il dovere di assicurarsi che ogni manovra, specialmente un cambio di direzione, possa essere effettuata senza creare pericolo per gli altri utenti della strada.
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Fuga in auto: non solo multa, è resistenza a pubblico ufficiale
Un automobilista, per sfuggire a un controllo, si dava alla fuga ad alta velocità, compiendo manovre pericolose e ignorando il semaforo rosso. La sua difesa sosteneva che si trattasse solo di infrazioni al Codice della Strada. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. I giudici hanno stabilito che una guida deliberatamente pericolosa, tale da mettere a rischio l'incolumità altrui per ostacolare l'intervento delle forze dell'ordine, integra la 'violenza' richiesta dalla norma penale. La condotta non può essere declassata a semplice illecito amministrativo.
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Ricorso per cassazione: i limiti di ammissibilità
Un automobilista ha proposto un ricorso per cassazione contro la sentenza del Tribunale che confermava una sanzione per passaggio con semaforo rosso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. Il ricorrente non ha articolato motivi tecnici specifici, limitandosi a contestare genericamente la valutazione dei fatti compiuta nei gradi precedenti. La decisione ribadisce che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito.
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Lesioni stradali: colpa del conducente e visuale.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per lesioni stradali a carico di un automobilista che ha investito un pedone durante una svolta a sinistra. La difesa sosteneva che la conformazione dell'incrocio e l'ostruzione visiva causata dal montante del veicolo rendessero l'evento inevitabile. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che il conducente ha l'obbligo di accertarsi della totale libertà della carreggiata, anche spostando il capo o attendendo alcuni secondi per eliminare i punti ciechi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva doglianze già ampiamente superate nei gradi di merito.
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Omicidio stradale: rigore della Cassazione sulla fuga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto anni di reclusione per un conducente responsabile di omicidio stradale plurimo. L'imputato, viaggiando a velocità elevata, ha effettuato un sorpasso vietato urtando un altro veicolo e causandone la fuoriuscita di strada. Il sinistro ha provocato il decesso di quasi tutti gli occupanti del mezzo colpito. La Corte ha ritenuto legittimo l'aumento di pena per la fuga del conducente, sottolineando che il mancato soccorso ha impedito ogni possibilità di intervento tempestivo per le vittime.
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Guida sotto stupefacenti: test valido senza consenso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per lesioni stradali aggravate dalla guida sotto stupefacenti. L'imputato, alla guida del suo veicolo, aveva invaso l'opposta corsia di marcia, causando un violento scontro frontale. I giudici hanno confermato che l'esame tossicologico, che ha rivelato la presenza di cocaina, cannabinoidi e benzodiazepine, è valido anche se eseguito senza il consenso del conducente, in quanto quest'ultimo era incosciente al momento del ricovero. La Corte ha inoltre ribadito che lo stato di alterazione può essere provato non solo dall'esito degli esami, ma anche dalla condotta di guida palesemente anomala e pericolosa.
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