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Art. 146 Codice della Strada — Anno 2022

Altri anni per Art. 146 Codice della Strada

Mancata riunione cause connesse: doppia multa, doppia beffa per le spese legali
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Conducente e di un Proprietario di veicolo contro una multa per violazione del Codice della Strada. Essi contestavano la tardività della notifica e la **mancata riunione cause connesse** da parte dei giudici precedenti, che aveva comportato un raddoppio delle spese legali. La Corte ha rigettato le censure sulla notifica e sulla motivazione, ma ha accolto il motivo relativo alla mancata riunione. Ha stabilito che la mancata unificazione di procedimenti collegati, se causa un pregiudizio economico come il raddoppio delle spese, è un valido motivo di ricorso. La sentenza è stata cassata con rinvio al Tribunale per una nuova decisione sulle spese.
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Multa semaforo rosso: Orario identico sulle foto non salva il conducente
Un Conducente ha contestato una multa semaforo rosso, sostenendo che l'apparecchio Photored fosse difettoso. La sua prova era l'identico orario riportato su due fotogrammi che ritraevano il veicolo in posizioni diverse all'incrocio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'identità dell'orario non dimostra un malfunzionamento per le violazioni del semaforo rosso, ma solo per quelle di velocità. La multa semaforo rosso è stata confermata, e il Conducente ha dovuto pagare le spese legali.
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Semaforo verde ed eccesso di velocità: scatta l’omicidio stradale
Un automobilista percorreva un centro urbano superando i limiti di velocità prescritti. All'incrocio, un furgone è passato con il semaforo rosso e ha impattato l'automobile. A causa del violento scontro, la vettura ha deviato la traiettoria, ha abbattuto un palo semaforico e ha travolto un pedone sul marciapiede, causandone la morte. La Corte d'Appello ha condannato entrambi i conducenti per il reato di omicidio stradale in cooperazione colposa. Il conducente dell'auto ha proposto ricorso per cassazione, contestando la ricostruzione della velocità e sostenendo l'inevitabilità dell'incidente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione con risarcimento danni. I giudici hanno chiarito che il rispetto dei limiti avrebbe consentito di frenare e deviare, evitando il tragico epilogo.
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Omicidio colposo incidente stradale: precedenza negata, vita spezzata
Un conducente, svoltando a sinistra a un incrocio, non ha dato la precedenza a un'altra auto, causando un incidente mortale. I giudici di merito lo hanno condannato per omicidio colposo incidente stradale, ritenendo la sua condotta negligente. Il conducente ha presentato ricorso, contestando la valutazione delle prove e attribuendo la colpa all'eccesso di velocità dell'altro veicolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la mancata precedenza ha concretizzato il rischio, indipendentemente dalla velocità altrui, e che il principio di affidamento ha dei limiti.
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Omicidio stradale: svolta a destra e concorso di colpa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale a carico di un automobilista che ha causato un incidente mortale durante una svolta a destra. Il conducente ha allargato la traiettoria invadendo prima la corsia opposta a sinistra per entrare in una via laterale. Questa manovra errata ha intersecato la marcia di un secondo veicolo che sopraggiungeva a velocità eccessiva da tergo, provocando l'impatto e il decesso della passeggera di quest'ultimo. I giudici hanno chiarito che l'imprudenza altrui non esclude la responsabilità penale quando l'azione spericolata del terzo rimane prevedibile. Chi cambia direzione deve accostarsi al margine corretto e controllare costantemente gli specchietti retrovisori. La presenza di una condotta negligente della seconda vettura ha consentito soltanto una riduzione proporzionale della sanzione, senza eliminare il reato originario.
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Passaggio con semaforo rosso: valida la multa se si va dritti
Un automobilista ha impugnato due verbali per passaggio con semaforo rosso emessi dalla Polizia Municipale e confermati dalla Prefettura. Il conducente occupava la corsia riservata alla svolta a sinistra, regolata da luce rossa, ma ha poi proseguito dritto sfruttando la luce verde della corsia adiacente. L'automobilista ha contestato la sanzione sostenendo l'assenza di infrazione per aver seguito la direzione consentita, eccependo inoltre vizi procedurali e l'illegittimità della segnaletica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando le multe. I giudici hanno chiarito che la direzione di marcia rilevante coincide con la corsia selezionata prima dell'incrocio, rendendo vincolante la luce semaforica assegnata a tale corsia.
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Semaforo di corsia: la svolta con il rosso costa caro
Il Conducente ha impugnato una sanzione per aver attraversato un incrocio con il semaforo rosso. Egli sosteneva che, volendo svoltare a sinistra, la lanterna del semaforo di corsia per la svolta fosse verde. Tuttavia, l'auto si trovava nella corsia per proseguire dritto, regolata da luce rossa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il semaforo di corsia disciplina solo il transito dei veicoli che hanno seguito la corretta canalizzazione orizzontale. Chi si trova sulla corsia errata deve rispettare la luce rossa del semaforo principale.
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Pedone passa col rosso: per la Cassazione c’è nesso di causalità
Un pedone attraversa la strada con il semaforo rosso. Un motociclista, per evitarlo, compie una manovra d'emergenza, lo urta leggermente, ma perde il controllo scivolando sulle rotaie del tram poco dopo, perdendo la vita. I giudici di merito assolvono il pedone, ritenendo che lo scivolamento sulle rotaie abbia interrotto il nesso di causalità. La Corte di Cassazione annulla l'assoluzione: il nesso di causalità non può essere valutato solo dopo l'impatto. Bisogna considerare l'intera dinamica, poiché la manovra d'emergenza del motociclista, che lo ha portato sulle rotaie, è stata provocata proprio dal comportamento imprudente del pedone. Il caso torna in Appello per un nuovo giudizio.
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