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Art. 1458 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 1458 Codice Civile

Risoluzione del contratto di appalto: tetto viziato e rimborsi
Un'impresa edile ha richiesto decreti ingiuntivi per ottenere il pagamento del saldo dei lavori di rifacimento del tetto eseguiti presso un condominio. L'ente condominiale ha proposto opposizione contestando l'incompleta esecuzione delle opere e la presenza di gravissimi vizi costruttivi, tra cui infiltrazioni d'acqua e pannelli deformati. I giudici di merito hanno disposto la risoluzione del contratto di appalto per grave inadempimento della ditta, condannando l'appaltatrice a restituire oltre centoquarantaquattromila euro al condominio. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso dell'impresa, confermando la legittimità dell'opposizione promossa dall'amministratore e la correttezza della restituzione dei compensi per le opere viziate.
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Risoluzione del contratto preliminare per ipoteche non dichiarate
La vicenda nasce dal contenzioso tra la promittente venditrice e la promissaria acquirente di un immobile. La venditrice ha richiesto un decreto ingiuntivo per ottenere pagamenti asseritamente non versati. L'acquirente si è opposta scoprendo la presenza di due ipoteche taciute sul bene, chiedendo la risoluzione del contratto preliminare e la restituzione delle somme anticipate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso della venditrice. La Suprema Corte ha stabilito che l'acquirente può rifiutare il rogito e domandare subito lo scioglimento contrattuale se il venditore tace l'esistenza di garanzie reali sull'immobile e non le estingue. Il venditore inadempiente deve restituire integralmente tutti gli importi ricevuti.
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Sospensione facoltativa del processo: Cassazione blocca ricorso
Una società venditrice ha citato in giudizio l'acquirente per ottenere il pagamento del controvalore o la restituzione di un macchinario industriale. La richiesta si fondava sulla risoluzione del contratto stabilita in una precedente sentenza, impugnata però in appello. Il Tribunale ha disposto la sospensione facoltativa del processo in attesa dell'esito del giudizio d'appello. La società venditrice ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di motivazione sul blocco della causa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della sospensione: per fermare la causa basta la plausibile possibilità di riforma della prima sentenza. La società ricorsista è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Risoluzione del contratto per mancanza di fondi: il caso
Una lavoratrice ha contestato l'interruzione del suo contratto a progetto da parte di un ente pubblico, giustificato dal taglio dei finanziamenti regionali. I giudici di merito hanno ritenuto illegittimo il recesso e la sua retroattività. L'ente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che una clausola contrattuale legasse la vita stessa del contratto all'effettiva erogazione dei fondi. La sesta sezione della Corte di Cassazione, ritenendo la questione di massima importanza per l'interpretazione dei contratti di lavoro, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Con questo provvedimento ha trasferito il caso alla sezione ordinaria per ottenere una decisione uniforme. Al centro del dibattito vi è la legittimità della risoluzione del contratto per mancanza di fondi.
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Mutuo dissenso: niente restituzione automatica dell’acconto
Due società, successivamente fallite, avevano stipulato una compravendita immobiliare con versamento di un acconto. Successivamente, i rispettivi curatori hanno firmato un accordo di mutuo dissenso per sciogliere la vendita. Il fallimento dell'acquirente ha chiesto la restituzione dell'acconto in prededuzione. Il Tribunale ha accolto la richiesta ritenendo l'obbligo restitutorio un effetto automatico dello scioglimento. La Cassazione ha accolto il ricorso del fallimento venditore, stabilendo che il mutuo dissenso opera solo per il futuro (ex nunc) e non produce restituzioni automatiche, a meno che non siano espressamente pattuite dalle parti. La causa è stata rinviata per verificare il contenuto dell'accordo.
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Errore di fatto revocatorio: limiti in Cassazione
Una Società di Costruzioni ha proposto ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione, lamentando un presunto errore di fatto revocatorio. La ricorrente sosteneva che la Corte avesse erroneamente interpretato le proprie domande risarcitorie e la natura delle riserve iscritte nel registro di contabilità di un appalto pubblico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'errore di fatto deve consistere in una svista percettiva e non in una valutazione giuridica o interpretativa degli atti processuali.
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Clausola risolutiva espressa: guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso relativo a un'opposizione a decreto ingiuntivo derivante da un accordo transattivo. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione di una clausola risolutiva espressa, ma non ne aveva riportato il contenuto specifico né dimostrato di aver sollevato correttamente la questione nei precedenti gradi di merito. La decisione ribadisce che il mancato rispetto del principio di autosufficienza e la novità delle questioni di fatto precludono il vaglio di legittimità.
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