LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1458 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 1458 Codice Civile

Indennità di Occupazione Immobile: Contratto Risolto, Nuova Richiesta
Un Lavoratore aveva occupato un immobile in base a un contratto preliminare di compravendita, poi risolto per inadempimento del Venditore. Il Venditore, dopo anni, ha chiesto un'indennità di occupazione immobile. Il Lavoratore ha eccepito che la questione fosse già decisa da un precedente giudicato. La Cassazione ha chiarito che una domanda non esaminata in precedenza può essere riproposta. Ha stabilito che l'occupazione, pur inizialmente lecita, dopo la risoluzione del contratto, generava un obbligo di restituzione dei "frutti civili" (canoni di locazione) secondo i principi dell'indebito oggettivo. La Corte ha rinviato il caso per ricalcolare l'esatto periodo dell'indennità di occupazione.
Continua »
Risoluzione del contratto di compravendita: addio agli acconti
La Venditrice di un immobile cita in giudizio l'Acquirente per grave inadempimento degli accordi contrattuali e mancato rispetto dei termini temporali, chiedendo lo scioglimento del vincolo e il rilascio del bene. L'Acquirente rimane contumace in primo grado e perde la causa. In sede di appello, l'Acquirente contesta l'inadempimento e richiede la restituzione delle somme già versate a titolo di prezzo. I giudici di secondo grado rigettano l'impugnazione. La Suprema Corte di Cassazione conferma la decisione: la risoluzione del contratto di compravendita per mancato rispetto del termine essenziale opera di diritto. Inoltre, il giudice non può ordinare la restituzione degli importi versati se la parte non ha presentato un'espressa richiesta in primo grado, trattandosi in appello di una domanda nuova inammissibile.
Continua »
Risoluzione del contratto software: stop a restituzioni pregresse
Una società committente acquista una fornitura di programmi informatici e servizi professionali di assistenza. A causa di continui malfunzionamenti prolungati per oltre tre anni, la committente richiede la risoluzione del contratto software, il risarcimento del danno e la restituzione totale di oltre duecentomila euro versati. I giudici riconoscono l'inadempimento del fornitore e liquidano il danno, ma negano la restituzione delle somme già corrisposte. La Corte di Cassazione conferma la decisione: l'accordo include prestazioni continuative di manutenzione e consulenza. Si applica la deroga alla retroattività della risoluzione, la quale fa salvi i pagamenti relativi ai servizi già erogati nel tempo. Il ricorso della committente viene definitivamente respinto con condanna alle spese.
Continua »
Caparra confirmatoria con assegno: incasso tardivo e recesso
Un acquirente stipula un preliminare immobiliare e consegna al venditore un assegno di 110.000 euro quale caparra confirmatoria con assegno. In seguito, l'acquirente omette di versare le rate di prezzo concordate. La società venditrice incassa il titolo bancario a distanza di tre anni, dopo l'inadempimento, e trattiene la somma recedendo dall'accordo. La Corte d'Appello ordina la restituzione del denaro ritenendo inesistente la garanzia a causa del ritardo nell'incasso. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della venditrice: la consegna materiale del titolo perfeziona validamente il patto di garanzia prima dell'inadempimento. Il differimento dell'incasso non cancella la funzione risarcitoria forfettaria e legittima il trattenimento della somma.
Continua »
Risoluzione del contratto per grave inadempimento del tecnico
Il Committente affida la progettazione e la direzione dei lavori di un edificio a una Professionista. L'opera presenta difetti gravissimi nell'isolamento termico, rendendo necessario il totale rifacimento del cappotto. Il Committente agisce in giudizio per ottenere la risoluzione del contratto per grave inadempimento, la restituzione del compenso e il risarcimento dei danni. La Professionista si difende sostenendo la scarsa importanza dell'errore e richiedendo la risoluzione parziale o la riduzione del compenso. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della Professionista. I giudici confermano che l'inidoneità dell'opera allo scopo azzera il diritto al compenso e giustifica lo scioglimento totale del rapporto contrattuale. La Professionista perde definitivamente la causa e deve pagare tutte le spese legali.
Continua »
Contratto preliminare di compravendita e recesso per vizi lievi
La controversia riguarda un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La promissaria acquirente, dopo aver ottenuto la consegna anticipata delle chiavi e versato una caparra di quarantamila euro, ha rifiutato di presentarsi al rogito notarile lamentando lievi vizi nell'immobile. Il promittente venditore ha esercitato il recesso trattenendo la caparra e chiedendo il risarcimento per l'occupazione dell'immobile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando la piena legittimità del recesso del venditore e la condanna della donna alla restituzione dell'immobile, al pagamento di diciannovemila euro come indennità per l'occupazione e alle spese legali.
Continua »
Vitalizio assistenziale: perde la casa il figlio che non cura la madre
Una madre cede la nuda proprietà di un immobile al figlio. In cambio, il figlio promette vitto, cure mediche, assistenza morale e materiale per tutta la vita della donna. L'uomo abbandona l'anziana madre senza supporto, lasciandola vivere in condizioni precarie e costringendola a pagare cibo e farmaci da sola. La beneficiaria cita in giudizio il figlio chiedendo la cancellazione del contratto. La Corte di Cassazione conferma la risoluzione del vitalizio assistenziale per grave inadempimento del figlio vitaliziante. L'uomo perde l'immobile ricevuto, deve restituire la quota di proprietà agli eredi della madre e deve rimborsare sia le spese notarili del rogito sia i danni liquidati in favore degli eredi.
Continua »
Risoluzione del contratto: niente pagamento se la vendita salta
Una società venditrice ottiene il trasferimento di un immobile a favore di un acquirente, subordinato al pagamento delle rate di mutuo. Sorge una controversia sull'importo dovuto. Nel frattempo, in un separato giudizio, la società ottiene la risoluzione del contratto per inadempimento, decisione che passa in giudicato. La Corte di Cassazione stabilisce che la risoluzione del contratto ha effetto retroattivo e cancella l'intero processo relativo al pagamento delle rate. Di conseguenza, la Suprema Corte accoglie il ricorso dell'acquirente e cassa senza rinvio la sentenza di condanna al pagamento, estinguendo definitivamente la pretesa economica della società.
Continua »
Contratto preliminare di compravendita: vende immobile non suo
La Venditrice ha stipulato un contratto preliminare di compravendita impegnandosi a cedere la proprietà superficiaria di un immobile. Tuttavia, il terreno su cui sorgeva l'edificio apparteneva a un ente pubblico per via della scadenza della concessione originaria. L'Acquirente ha quindi chiesto la risoluzione del contratto per grave inadempimento della Venditrice, pretendendo la restituzione della caparra e il rimborso delle migliorie apportate all'immobile detenuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Venditrice, confermando che chi promette in vendita un bene di cui non è titolare è gravemente inadempiente. Poiché la risoluzione cancella il contratto con effetto retroattivo, l'Acquirente ha diritto al rimborso dei miglioramenti eseguiti come soggetto terzo.
Continua »
Responsabilità professionale del notaio: il prezzo del ritardo
Una banca acquista un immobile da una società venditrice per concederlo in leasing a un'utilizzatrice. Il notaio incaricato trascrive l'atto con 28 giorni di ritardo. Nel frattempo, la venditrice vende fraudolentemente lo stesso bene a un terzo, che trascrive prima della banca. La banca chiede la risoluzione dei contratti e il risarcimento dei danni. La Cassazione conferma la responsabilità professionale del notaio per la tardiva trascrizione, ribadendo che il ritardo ingiustificato costituisce grave negligenza. Inoltre, accoglie il ricorso della banca sulla quantificazione del danno: la responsabilità risarcitoria del notaio non può essere limitata ai soli interessi sulla somma da restituire, ma va valutata autonomamente rispetto all'obbligo restitutorio della venditrice. La causa viene rinviata per rideterminare il risarcimento dovuto dal notaio.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: risarcimento senza consegna
Una società italiana di costruzioni navali stipula un contratto con uno Stato estero per la fornitura di navi militari. A causa dell'invasione di un paese vicino da parte dello Stato committente e delle conseguenti sanzioni internazionali, il contratto si risolve per impossibilità sopravvenuta imputabile al committente. Sorge una controversia sulla quantificazione del risarcimento dei danni, in particolare se spetti la revisione dei prezzi pattuita anche per i beni prodotti ma non consegnati. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso delle società italiane, stabilendo che in caso di risoluzione del contratto di appalto privato per colpa del committente, il risarcimento del danno deve comprendere sia il danno emergente sia il lucro cessante, inclusa la revisione prezzi pattuita, a prescindere dall'avvenuta consegna dei beni.
Continua »
Risoluzione per inadempimento: canone dovuto per software viziato
Una società acquirente si opponeva al pagamento della licenza d'uso di un software telefonico, lamentando malfunzionamenti e invocando la risoluzione per inadempimento del contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società acquirente, confermando che il contratto di licenza d'uso di un software con servizi di assistenza si qualifica come appalto di servizi a esecuzione continuata. Di conseguenza, ai sensi dell'articolo 1458 del Codice Civile, la risoluzione per inadempimento non ha effetto retroattivo per le prestazioni già eseguite. L'acquirente è stato quindi condannato a pagare il primo anno di canone, non avendo fornito prova tempestiva dei vizi del software né specificato il contenuto delle clausole ritenute vessatorie.
Continua »
Opere su suolo altrui: perché il Comune non paga i lavori
Un'associazione sportiva riceve in concessione un'area comunale per realizzare un impianto sportivo e incarica una società fornitrice di installare gli infissi. A causa di gravi inadempimenti dell'associazione, il Comune revoca la concessione e acquisisce le strutture realizzate. Rimasta non pagata, la società fornitrice chiede al Comune il pagamento dei materiali richiamando la disciplina sulle opere su suolo altrui (art. 936 c.c.) e l'arricchimento senza causa. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che chi esegue lavori in forza di un contratto con il concessionario non è un 'terzo' estraneo. Di conseguenza, non si può pretendere indennizzi dal proprietario del terreno se il committente originario diventa insolvente o se la concessione viene revocata.
Continua »
Revocazione per errore di fatto: la svista non è errore di giudizio
Una Committente ha proposto ricorso per revocazione contro una sentenza di Cassazione che aveva confermato la risoluzione per mutuo consenso di un contratto d'appalto con un'impresa edile. La ricorrente lamentava un presunto errore di fatto, sostenendo che la Corte non avesse esaminato interamente i motivi del suo precedente ricorso, in particolare sulla retroattività dello scioglimento contrattuale e sulla ripartizione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revocazione per errore di fatto non può essere utilizzata per contestare l'interpretazione o la valutazione dei motivi di ricorso operata dal giudice, trattandosi di attività valutativa e non di una mera svista materiale o percettiva. Di conseguenza, la decisione precedente è stata confermata e la Committente ha perso il giudizio.
Continua »
Risoluzione del contratto per grave inadempimento: nessun compenso
L'Azienda appaltatrice aveva stipulato un contratto con il Ministero per realizzare opere idroagricole all'estero. Tuttavia, l'Azienda ha avviato i lavori senza la necessaria approvazione formale dei progetti da parte del Ministero e del Paese beneficiario. Il Ministero ha quindi chiesto la risoluzione del contratto per grave inadempimento. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, dichiarando risolto il contratto e condannando l'Azienda a restituire oltre 16 milioni di euro ricevuti, ritenendo le opere inutilizzabili e dannose per l'ambiente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che l'esecuzione di lavori senza progetti approvati costituisce un grave inadempimento che impedisce qualsiasi compenso o indennizzo, anche per ingiustificato arricchimento.
Continua »
Restituzione acconti preliminare: scontro su tempi e interessi
Il Promissario Acquirente di un immobile in costruzione chiede la restituzione acconti preliminare dopo che un precedente giudizio ha accertato l'impossibilità di eseguire il contratto per inadempimenti reciproci. L'Impresa Costruttrice eccepisce la prescrizione del diritto e contesta la decorrenza degli interessi dal giorno del pagamento. La Corte di Cassazione stabilisce che il termine di prescrizione decorre solo dal momento in cui l'accertamento del venir meno del contratto diventa definitivo. Tuttavia, accoglie il ricorso dell'impresa sulla decorrenza degli interessi: in caso di venir meno successivo della causa del pagamento, gli interessi sulla somma da restituire decorrono dalla domanda giudiziale di restituzione e non dal giorno del pagamento originario, salvo che non venga provata la malafede di chi ha ricevuto il denaro.
Continua »
Opposizione a decreto ingiuntivo: il fallimento non la blocca
Un acquirente stipula un contratto per l'arredo di un bar con una società, poi fallita. A causa di vizi nei beni, l'acquirente chiede la risoluzione del contratto. La società ottiene un decreto ingiuntivo di pagamento, a cui l'acquirente propone opposizione. La Corte d'Appello dichiara improcedibili sia la domanda di risoluzione sia l'opposizione, ritenendo competente solo il tribunale fallimentare. La Cassazione chiarisce che, mentre le domande restitutorie e di risoluzione non trascritte spettano al giudice del fallimento, l'opposizione a decreto ingiuntivo rimane di competenza del giudice ordinario che ha emesso il decreto. La Suprema Corte accoglie quindi il ricorso limitatamente alla procedibilità dell'opposizione a decreto ingiuntivo.
Continua »
Vendita di aliud pro alio: rivendere non esclude la risoluzione
Un acquirente compra un appartamento che si rivela privo di abitabilità e con gravi irregolarità urbanistiche. Il Tribunale dichiara la risoluzione del contratto, ma la Corte d'Appello riforma la decisione: ritiene la domanda improcedibile perché l'acquirente ha rivenduto l'immobile a terzi, interpretando questo gesto come un'accettazione del bene. La Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente. I giudici chiariscono che la rivendita del bene non comporta automaticamente la rinuncia alla tutela. Inoltre, in caso di vendita di aliud pro alio (consegna di un bene completamente diverso da quello pattuito), non si applicano i limiti restrittivi della garanzia per vizi ordinari, bensì le regole generali sulla risoluzione per inadempimento. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
Continua »
Contratto preliminare: chi perde la caparra ma recupera l’acconto
Un Acquirente firma un contratto preliminare per un capannone, ma poi si rifiuta di stipulare il definitivo scoprendo una copertura in eternit. Il Venditore chiede la risoluzione del contratto per inadempimento dell'Acquirente e il risarcimento dei danni. La Cassazione stabilisce che la presenza di eternit, se in buono stato, non costituisce inadempimento del Venditore. Tuttavia, accoglie parzialmente il ricorso dell'Acquirente: con la risoluzione del contratto preliminare, il Venditore deve restituire l'acconto di 20.000 euro ricevuto. Inoltre, il Venditore può trattenere la caparra confirmatoria già ricevuta ma non pretenderne un ulteriore pagamento, e la quantificazione dei danni all'immobile deve essere rideterminata perché la liquidazione equitativa del giudice d'appello è stata arbitraria. La causa torna in Corte d'Appello.
Continua »
Eccezione di inadempimento: rifiuti abbandonati e niente pagamento
L'Appaltatore ha richiesto il pagamento per il servizio di smaltimento di circa 1300 tonnellate di rifiuti industriali. Il Committente si è opposto sollevando l'eccezione di inadempimento, poiché parte dei rifiuti era stata abbandonata in discariche abusive o stoccata irregolarmente. L'Appaltatore sosteneva che la consegna della quarta copia del formulario di identificazione dei rifiuti bastasse a liberarlo da ogni responsabilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Appaltatore, stabilendo che per pretendere il pagamento non basta il semplice trasporto o l'adempimento burocratico. È necessaria la prova dell'effettivo e regolare smaltimento nel rispetto delle norme ambientali, tramite i certificati rilasciati dagli impianti di destinazione. Di conseguenza, il Committente ha vinto la causa e non deve pagare il compenso richiesto.
Continua »