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Art. 1458 Codice Civile — Anno 2026

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Altri anni per Art. 1458 Codice Civile

Risoluzione per inadempimento e danni da occupazione
La Corte di Cassazione affronta un caso di risoluzione per inadempimento relativo alla compravendita di un immobile in cui l'acquirente aveva omesso il pagamento delle rate di un mutuo accollato. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello per vizio di ultrapetizione, poiché il giudice di secondo grado aveva negato il risarcimento dei danni da occupazione abusiva basandosi su una carenza probatoria mai sollevata dalle parti in causa.
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Trascrizione domanda giudiziale e preliminare
La Corte di Cassazione ha stabilito la prevalenza della trascrizione domanda giudiziale ex art. 2932 c.c. rispetto a una domanda di risoluzione contrattuale trascritta successivamente dal dante causa del venditore. Anche in assenza di trascrizione del contratto preliminare, l'effetto prenotativo della domanda giudiziale garantisce al terzo acquirente la tutela del proprio diritto, rendendo la sentenza di accoglimento opponibile a chiunque abbia trascritto atti o domande in un momento successivo.
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Nesso di causalità appalto e prova del danno
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un committente, chiarendo che il nesso di causalità appalto non può essere presunto se sul bene sono intervenuti diversi soggetti tecnici. La pluralità di interventi rende impossibile attribuire con ragionevole probabilità il difetto all'attività di uno specifico appaltatore, escludendo così il risarcimento.
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Risoluzione contratto appalto: guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso complesso riguardante la risoluzione contratto appalto pubblico per la costruzione di una struttura sanitaria. La controversia verteva sull'applicazione di penali per ritardo e sulla legittimità delle riserve iscritte dall'appaltatrice. La Suprema Corte ha confermato che, in caso di risoluzione per inadempimento, l'istituto delle riserve cede il passo ai principi ordinari del risarcimento del danno e della restituzione, rendendo insindacabili le valutazioni di merito correttamente motivate.
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Ricorso per Cassazione inammissibile: il caso appalti
La Suprema Corte ha dichiarato un ricorso per Cassazione inammissibile riguardante una complessa vicenda di appalto pubblico per la costruzione di una diga. Il caso verteva sulla risoluzione contrattuale per inadempimento dell'ente committente. La decisione conferma che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito per contestare valutazioni tecniche o risultanze istruttorie già vagliate nei gradi precedenti.
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Liquidazione quota sociale: recesso e onere prova
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto degli eredi di un socio defunto alla liquidazione quota sociale dopo il recesso. La sentenza stabilisce che l'onere di provare il valore della quota grava sulla società e che la risoluzione di un precedente accordo transattivo non novativo fa rivivere l'obbligazione originaria di liquidazione monetaria, comprensiva di interessi moratori decorrenti dalla scadenza dei termini legali.
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Inammissibilità ricorso cassazione: analisi sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso e di un controricorso relativi a una controversia su un contratto di leasing immobiliare. I motivi del ricorso principale, incentrati sulla presunta indeterminatezza del tasso di interesse, sulla nullità di una clausola risolutiva e su un omesso esame di un fatto, sono stati respinti per genericità e difetto di autosufficienza. La Corte ha sottolineato che l'inammissibilità del ricorso cassazione deriva dalla mancata specifica critica alle motivazioni della sentenza impugnata. Anche il ricorso incidentale è stato giudicato inammissibile per le medesime ragioni di indeterminatezza.
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Compenso amministratore: quando può essere negato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso amministratore può essere interamente negato se questi si è reso responsabile di gravi inadempimenti. Nel caso esaminato, un ex presidente di una società fallita si è visto rigettare la richiesta di pagamento per 70.000 euro. La Corte ha confermato la decisione, basata sull'eccezione di inadempimento sollevata dalla curatela fallimentare, a fronte di gravi atti di mala gestio, come la stipula di contratti in conflitto di interessi e senza autorizzazione del CdA. È stato chiarito che spetta all'amministratore dimostrare di aver adempiuto correttamente ai propri doveri una volta che la società abbia contestato specifiche mancanze.
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Lite temeraria esclusa in caso di soccombenza parziale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due investitori, confermando che la richiesta di risarcimento per lite temeraria è inammissibile se la controparte risulta parzialmente vittoriosa. L'ordinanza stabilisce inoltre che, in caso di risoluzione di un contratto di investimento, le cedole incassate in buona fede devono essere restituite mediante compensazione con il credito principale.
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Clausola decadenza assicurazione: nullità e buona fede
Un professionista, citato in giudizio per un errore di progettazione, si vede negare la copertura dalla propria assicurazione a causa di una clausola decadenza assicurazione, attivata da una sua ammissione di responsabilità. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non decide il caso ma solleva d'ufficio dubbi sulla validità di tale clausola, ipotizzandone la nullità per contrasto con i principi di buona fede e per la sua dubbia utilità a tutela dell'assicuratore. La causa è stata rinviata per permettere alle parti di discutere queste nuove questioni di diritto.
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Restitutio in integrum: non automatica nel rito lavoro
Un professore universitario, a seguito della revoca illegittima delle sue funzioni assistenziali in ospedale, chiedeva la reintegra e, solo in un secondo momento, la cosiddetta restitutio in integrum per le retribuzioni non percepite. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che nel rito del lavoro la domanda di restituzione economica non è una conseguenza automatica dell'accertamento dell'illegittimità, ma deve essere formulata espressamente e tempestivamente fin dall'inizio del giudizio, altrimenti è inammissibile.
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Risoluzione parziale del contratto: la Cassazione
In un caso di permuta immobiliare parzialmente inadempiuta, la Corte di Cassazione ha chiarito che è ammissibile la domanda di risoluzione parziale del contratto con risarcimento del danno. La Corte ha riformato la decisione d'appello, affermando che il giudice di primo grado non era incorso in ultrapetizione nel convertire la domanda di adempimento in una di risarcimento per equivalente, data l'impossibilità di trasferire gli immobili. La domanda di risarcimento era implicitamente collegata alla risoluzione della parte inadempiuta del contratto.
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Falsus procurator: contratto inefficace, non nullo
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del contratto stipulato dal 'falsus procurator' (rappresentante senza poteri). Il contratto non è nullo, ma solo temporaneamente inefficace e può essere sanato con la ratifica del vero proprietario. In caso di successiva risoluzione per inadempimento del promissario acquirente, quest'ultimo, avendo avuto la detenzione anticipata del bene, è tenuto alla restituzione e al pagamento di un'indennità per l'occupazione. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la detenzione non si era mai trasformata in possesso utile per l'usucapione.
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