LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1457 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Pagina 2 di 5

Altri anni per Art. 1457 Codice Civile

Ratifica contratto preliminare: acconto da rendere anche se la società non c’era
La Cassazione chiarisce la validità della ratifica contratto preliminare stipulato per conto di una società non ancora costituita. Un venditore aveva ricevuto un acconto per la vendita di immobili a una società in formazione. Successivamente, la società è stata costituita ma è fallita. Il curatore fallimentare ha sciolto il contratto e chiesto la restituzione dell'acconto. Il venditore si è opposto, sostenendo che il contratto fosse inefficace. La Corte ha stabilito che il contratto è valido ed efficace perché la richiesta di restituzione del curatore costituisce una ratifica implicita. Di conseguenza, il venditore è stato condannato a restituire l'acconto ricevuto al fallimento.
Continua »
Inadempimento contratto preliminare: perde la caparra chi non fissa il rogito
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della ritenzione della caparra da parte della promittente venditrice a causa del grave inadempimento del contratto preliminare da parte del promissario acquirente. Quest'ultimo non aveva provveduto a scegliere il notaio e a convocare la controparte per la stipula del rogito definitivo. I giudici hanno stabilito che tale omissione costituisce un inadempimento di importanza tale da giustificare la risoluzione del contratto. È stato inoltre chiarito che il ritiro delle chiavi dell'immobile da parte della venditrice presso l'agenzia immobiliare non è un comportamento contrario a buona fede, poiché il ruolo del mediatore si esaurisce con la conclusione dell'accordo.
Continua »
Prova proprietà nel preliminare: se manca, il venditore vince?
Un promissario acquirente, dopo aver perso la causa per la risoluzione di un contratto preliminare, si appella alla Cassazione sostenendo che il venditore non aveva diritto di agire perché non aveva mai fornito la prova della proprietà nel preliminare. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: la contestazione sulla titolarità del bene non può essere sollevata tardivamente e in modo contraddittorio rispetto alle precedenti difese. Poiché l'acquirente non aveva mai messo in discussione la proprietà prima, la sua eccezione è stata ritenuta inammissibile. La risoluzione del contratto a favore del venditore è stata quindi confermata.
Continua »
Termine Essenziale Scaduto? Non Basta per Annullare il Preliminare
La Cassazione ha stabilito che la data fissata per il rogito in un contratto preliminare non costituisce automaticamente un termine essenziale. Una coppia di acquirenti aveva chiesto la risoluzione del contratto perché il venditore, alla data pattuita, non aveva ancora ottenuto tutti i documenti necessari, come l'abitabilità. La Corte ha respinto la loro richiesta, chiarendo che per considerare un termine essenziale, deve risultare in modo inequivocabile che l'acquirente, dopo quella data, ha perso ogni interesse all'affare. La semplice scadenza non è sufficiente se l'inadempimento del venditore non è così grave da giustificare lo scioglimento del vincolo contrattuale. Gli acquirenti hanno perso la causa.
Continua »
Termine Essenziale Contratto Preliminare: Scade ma Vince il Venditore
Un promissario acquirente cita in giudizio il venditore per non aver rispettato la data del rogito, chiedendo il doppio della caparra. La Cassazione, però, dà ragione al venditore. La Corte stabilisce che il termine non era essenziale, poiché lo stesso acquirente, dopo la scadenza, aveva inviato una diffida ad adempiere, dimostrando di avere ancora interesse all'affare. Il successivo rifiuto dell'acquirente di presentarsi al rogito, fissato entro il nuovo termine, costituisce inadempimento. Di conseguenza, il venditore ha il diritto di trattenere la caparra. La sentenza chiarisce l'importanza del comportamento delle parti nel definire la natura di un termine essenziale nel contratto preliminare.
Continua »
Ritardo consegna: risarcimento e detrazione IVA
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società di costruzioni che ha richiesto il risarcimento per il ritardo consegna di un'autovettura di lusso. La Corte ha confermato che le fatture quietanzate per il noleggio di un veicolo sostitutivo costituiscono prova idonea del danno. Tuttavia, ha stabilito che l'IVA pagata non è risarcibile se la società acquirente può detrarla fiscalmente, trattandosi di un bene strumentale. Infine, è stato chiarito che una diffida ad adempiere successiva alla scadenza dei termini non sana il ritardo già maturato.
Continua »
Termine essenziale: validità del contratto immobiliare
La Corte di Cassazione ha confermato che il mancato rispetto di una data in una proposta d'acquisto non implica automaticamente la risoluzione del contratto se non viene provato il termine essenziale. Nel caso di specie, due promissari acquirenti chiedevano la restituzione del deposito cauzionale per il ritardo nella stipula del preliminare e l'avvio del cantiere. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la semplice indicazione di una data non rende il termine perentorio senza una chiara volontà delle parti in tal senso.
Continua »
Risoluzione del contratto preliminare: il ritardo costa caro
Il Venditore e il Compratore firmano un contratto preliminare per la vendita di un terreno. Il Compratore paga solo una parte del prezzo e prende possesso del bene. Passano diversi anni senza che il Compratore saldi il debito o si presenti dal notaio, ignorando anche una diffida formale del Venditore. Il Venditore chiede quindi la risoluzione del contratto preliminare. Il Compratore si difende sostenendo che il contratto non prevedeva una data di scadenza precisa. La Cassazione dà ragione al Venditore. Se non c'è un termine fissato, la prestazione è dovuta immediatamente. Il ritardo prolungato giustifica lo scioglimento dell'accordo per grave inadempimento. Il Compratore perde la causa, deve restituire il terreno e pagare le spese legali.
Continua »
Esecuzione in forma specifica: vince l’acquirente sul terzo
Un acquirente firma un preliminare per comprare un immobile. Il venditore si rifiuta di stipulare il contratto definitivo. L'acquirente avvia una causa per ottenere l'esecuzione in forma specifica. Durante il lungo processo, l'acquirente muore e lascia il diritto di proseguire la causa ai suoi eredi tramite testamento. Nel frattempo, il venditore cede l'immobile a una società terza. La Corte di Cassazione dà ragione agli eredi dell'acquirente. La trascrizione della domanda giudiziale iniziale prevale sull'acquisto successivo della società terza. Gli eredi ottengono il trasferimento della proprietà pagando il prezzo residuo. Il venditore e la società terza perdono la causa e devono pagare le spese legali.
Continua »
Caparra confirmatoria: quando il recesso è legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della ritenzione della caparra confirmatoria da parte di una società venditrice a seguito del grave inadempimento del compratore. Il caso riguardava l'acquisto di un mezzo agricolo per il quale il compratore non aveva versato il saldo pattuito prima della consegna, come previsto dal contratto. Nonostante il compratore avesse tentato di recedere lamentando la mancata consegna, i giudici hanno stabilito che l'obbligo del venditore non era esigibile finché il prezzo non fosse stato pagato. La successiva vendita del bene a terzi non è stata considerata un fatto decisivo per ribaltare la sentenza, data la preesistente morosità del compratore.
Continua »
**Contratto preliminare**: rischi e abusi edilizi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di un contratto preliminare relativo a un immobile abusivo a causa del mancato avveramento di una condizione risolutiva legata al rilascio della sanatoria edilizia. Il promittente acquirente, che aveva eseguito lavori di ristrutturazione non autorizzati su un bene non condonato, si è visto negare il diritto al rimborso delle spese sostenute. La Corte ha stabilito che l'esecuzione di opere illecite su un immobile abusivo non genera indennizzi ex art. 936 c.c., confermando inoltre l'obbligo di corrispondere un'indennità di occupazione per il periodo successivo alla risoluzione del contratto preliminare.
Continua »
Clausola risolutiva espressa e termine essenziale
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Il venditore lamentava il mancato rispetto di un termine per la stipula del definitivo e il mancato ottenimento di un finanziamento. Mentre la Corte d'Appello aveva escluso la risoluzione ritenendo il termine non essenziale, la Suprema Corte ha cassato la sentenza. La decisione chiarisce che l'assenza di un termine essenziale non esclude la possibile operatività di una Clausola risolutiva espressa. Il giudice di merito ha l'obbligo di indagare entrambi i profili se dedotti dalle parti, poiché la clausola risolutiva attribuisce un diritto potestativo alla parte adempiente indipendentemente dalla gravità dell'inadempimento.
Continua »
Preliminare di preliminare: quando non è vincolante
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che qualificava una proposta d'acquisto come contratto preliminare vincolante. Il caso riguardava un accordo che rimandava la stipula di un contratto più dettagliato a una data successiva, legando a quel momento anche il versamento della caparra. La Suprema Corte ha stabilito che tale atto costituisce un **preliminare di preliminare**, il quale non consente l'esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c., mancando la volontà definitiva di trasferimento e la completezza degli elementi essenziali come i dati catastali e le verifiche urbanistiche.
Continua »
Azione revocatoria: quando la donazione è nulla
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un'azione revocatoria promossa da un istituto di credito contro una donazione immobiliare effettuata da una debitrice al proprio nipote. La ricorrente sosteneva l'insussistenza del credito a causa di una trattativa transattiva non conclusa e la mancanza di prova sulla consapevolezza del terzo beneficiario. La Suprema Corte ha chiarito che, per gli atti a titolo gratuito, non è necessaria la malafede del terzo, essendo sufficiente la consapevolezza del debitore circa il pregiudizio arrecato. Inoltre, la nozione di credito rilevante per l'azione revocatoria è ampia e include anche crediti eventuali o litigiosi, rendendo irrilevante la pendenza di trattative non andate a buon fine.
Continua »
Termine Essenziale non provato: l’Oleificio perde la causa
Un oleificio chiedeva un maxi-risarcimento a un'azienda appaltatrice, sostenendo che il ritardo nella consegna di un impianto elettrico avesse violato un termine essenziale, rendendo l'opera inutile per la campagna olearia. L'appaltatore, al contrario, aveva agito per ottenere il pagamento dei lavori. La Corte di Cassazione ha dato torto all'oleificio. I giudici hanno stabilito che per considerare una scadenza un 'termine essenziale' non basta la formula 'entro e non oltre'. È necessario dimostrare in modo inequivocabile che qualsiasi ritardo renderebbe la prestazione del tutto inutile, cosa che l'oleificio non è riuscito a provare. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento è stata respinta.
Continua »
Contratto preliminare: validità oltre i tre anni
La Corte di Cassazione ha confermato il trasferimento coattivo di un terreno oggetto di un **contratto preliminare** stipulato nel 2007. Il venditore sosteneva che il decorso di oltre tre anni dalla firma avesse fatto venir meno l'interesse alla vendita, invocando la risoluzione per inadempimento del compratore. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il termine per il rogito non era essenziale e che il venditore stesso aveva mostrato un perdurante interesse chiedendo rinvii per motivi familiari. La Corte ha inoltre chiarito che il termine triennale previsto dall'art. 2645-bis c.c. riguarda esclusivamente l'efficacia della trascrizione e non la validità del vincolo contrattuale tra le parti.
Continua »
Contratto preliminare: risoluzione e spese legali
La Suprema Corte ha esaminato una complessa controversia originata da un contratto preliminare per la vendita di un compendio immobiliare. Il venditore è stato dichiarato inadempiente a causa della natura demaniale di parte dei beni e della mancanza di regolarità edilizia. L'acquirente ha richiesto il risarcimento per lucro cessante, sostenendo di aver perso l'opportunità di rivendere il bene a un prezzo superiore. Tuttavia, la Corte ha confermato il rigetto di tale domanda per difetto di prova scritta della proposta del terzo. Di contro, è stato accolto il ricorso dell'acquirente sulla liquidazione delle spese legali, stabilendo che il valore della causa deve essere parametrato all'intero valore del contratto preliminare e non alla sola caparra.
Continua »
Garanzia fideiussoria immobili: i limiti normativi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'acquirente che chiedeva la nullità di un contratto di permuta per mancanza della garanzia fideiussoria immobili prevista dal D.Lgs. 122/2005. La Suprema Corte ha stabilito che tale tutela si applica solo agli immobili per i quali sia già stato richiesto il permesso di costruire, escludendo le vendite sulla carta effettuate prima di tale iter amministrativo. Inoltre, è stata confermata l'insussistenza di un termine essenziale e la perdita della qualifica di consumatore per chi partecipa attivamente alle pratiche di lottizzazione.
Continua »
Caparra confirmatoria: quando è legittimo trattenerla?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un contratto preliminare di vendita immobiliare. I promissari acquirenti, pur essendo a conoscenza di irregolarità urbanistiche, si erano impegnati a sanarle ma non hanno adempiuto. La promittente venditrice ha quindi esercitato il recesso, trattenendo la cospicua caparra confirmatoria versata. La Corte ha confermato la legittimità del recesso, stabilendo che la nullità per abusi edilizi non si applica al contratto preliminare e che l'importo della caparra confirmatoria non è riducibile dal giudice, a differenza della clausola penale.
Continua »
Caparra confirmatoria: recesso o risoluzione?
Una parte non inadempiente in un contratto preliminare non può chiedere sia il doppio della caparra confirmatoria sia il risarcimento di danni ulteriori. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32727/2023, ha chiarito che la richiesta di un danno superiore all'importo della caparra qualifica l'azione come domanda di risoluzione del contratto, che richiede la prova del danno subito, e non come semplice esercizio del diritto di recesso.
Continua »