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Art. 145 Codice della Strada — Anno 2026

Altri anni per Art. 145 Codice della Strada

Omicidio stradale: la mancata precedenza supera l’alta velocita
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale a carico dell'automobilista che ha svolto a sinistra senza dare la precedenza al motociclista proveniente in senso opposto. L'incidente si è verificato in pieno giorno su un tratto rettilineo con ottima visibilità. La difesa sosteneva l'imprevedibilità del motociclista a causa dell'eccesso di velocità del mezzo a due ruote. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso dell'imputata. L'obbligo di dare la precedenza prevale anche di fronte all'eventuale velocità sostenuta dell'altro veicolo, poiché la perfetta visibilità imponeva la massima prudenza. L'automobilista deve quindi scontare la pena per omicidio stradale e la sospensione della patente.
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Assoluzione ribaltata e omicidio stradale: lo stop è vincolante
Un conducente alla guida di un furgone si scontra con un ciclomotore a un incrocio con segnale di stop, causando la morte del ciclomotorista. Assolto in primo grado per la pretesa inesigibilità di una diversa condotta, l'imputato viene successivamente condannato dalla Corte di Appello per omicidio stradale a un anno di reclusione e un anno di sospensione della patente. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna. I giudici stabiliscono che chi impegna un incrocio senza la certezza di una visuale libera risponde del reato, anche procedendo a velocità ridottissima. La sentenza di secondo grado risulta correttamente motivata con idonea motivazione rafforzata. L'imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Sinistro stradale: verbale contro perizia e motivazione apparente
Un'automobilista chiedeva il risarcimento dei danni per un sinistro stradale avvenuto in una rotatoria. Il Tribunale rigettava la domanda basandosi esclusivamente sul verbale della polizia locale, ritenendo irrilevante la sentenza di un altro giudizio che, tramite CTU, aveva invece annullato la sanzione amministrativa a suo carico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'automobilista, rilevando una motivazione apparente e contraddittoria. Il giudice d'appello, infatti, ha prima escluso il valore di prova legale delle valutazioni dei vigili non presenti al momento dell'impatto, per poi fondare la decisione proprio su di esse, ignorando le prove contrarie. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Motivazione per relationem: Giudice copia? Sentenza annullata
Un motociclista, ritenuto responsabile al 90% per un incidente stradale, ha impugnato la decisione. La Corte d'Appello ha respinto il suo ricorso limitandosi a confermare la sentenza precedente, senza analizzare in modo autonomo le critiche sollevate. La Corte di Cassazione ha annullato questa seconda decisione, stabilendo un principio fondamentale: una sentenza d'appello basata su una semplice **motivazione per relationem** è nulla se non dimostra di aver esaminato e risposto specificamente ai motivi di appello. Il giudice non può limitarsi a dire di essere d'accordo con il collega precedente, ma deve spiegare il perché, confrontandosi con le argomentazioni della parte che ha fatto ricorso. Il caso dovrà quindi essere riesaminato da un nuovo giudice.
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Incidente mortale: il concorso di colpa della vittima riduce il danno
Un automobilista, procedendo a velocità eccessiva (90 km/h su un limite di 50), causa un incidente mortale a un incrocio. I giudici riconoscono la sua responsabilità per omicidio stradale, ma attribuiscono anche un concorso di colpa della vittima, la quale si era immessa nell'incrocio senza dare la precedenza e in condizioni di scarsa visibilità. I familiari della vittima ricorrono in Cassazione, contestando la perizia che ha stabilito la percentuale di colpa. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, confermando che la ricostruzione dei fatti e la valutazione del concorso di colpa della vittima non possono essere ridiscusse in sede di legittimità. La decisione dei giudici di merito, basata su una motivazione logica, resta quindi valida.
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Omicidio stradale: condannato anche se la vittima non ha il casco
Un automobilista, svoltando a sinistra senza dare la precedenza, causa un incidente mortale con un motociclista. La vittima non indossava il casco. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo, stabilendo un principio chiave sul nesso di causalità nell'omicidio stradale. Il mancato uso del casco da parte della vittima, pur essendo una condotta imprudente, non interrompe il legame causale con la manovra errata dell'automobilista. Questo comportamento non è considerato un evento anomalo e imprevedibile, tale da escludere la responsabilità di chi ha originato la situazione di pericolo. L'automobilista è stato quindi ritenuto colpevole.
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Omicidio Stradale: Svolta e Concorso di Colpa, Condanna Certa
Un automobilista viene condannato per omicidio colposo dopo aver svoltato a sinistra e urtato un motociclista che proveniva dalla direzione opposta e viaggiava a velocità eccessiva. La Cassazione ha stabilito che la velocità della vittima, sebbene imprudente, non è un evento imprevedibile tale da eliminare la responsabilità di chi compie la manovra pericolosa. Si configura quindi un concorso di colpa nell'omicidio stradale, che può attenuare la pena ma non esclude la colpevolezza dell'automobilista che ha violato l'obbligo di precedenza. La condanna è confermata.
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Omicidio stradale: condanna per mancata precedenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale a carico di un automobilista che, impegnando un incrocio urbano, ha colliso con un motociclista causandone la morte. Nonostante la difesa sostenesse che la segnaletica fosse sbiadita e che la responsabilità fosse della vittima, i giudici hanno ribadito che l'approssimarsi a un'intersezione impone sempre massima prudenza e velocità adeguata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le doglianze erano generiche e il reato non era ancora estinto per prescrizione, dato il raddoppio dei termini previsto per questa fattispecie aggravata.
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Omicidio Stradale: Colpa Certa, ma Pena Sospesa per Errore
Un automobilista, condannato per omicidio stradale dopo aver causato un incidente mortale omettendo di dare la precedenza, ha visto la sua responsabilità confermata dalla Cassazione. I giudici hanno stabilito che la guida senza patente della vittima non ha avuto alcun ruolo causale nell'evento. Tuttavia, la Corte ha annullato la decisione di negare la sospensione condizionale della pena. Il diniego era basato sulla legittima assenza dell'imputato al processo, un motivo ritenuto errato. La questione dei benefici di legge dovrà quindi essere riesaminata da un'altra sezione della Corte d'Appello.
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Omicidio stradale: condanna per immissione lenta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale a carico di un camionista che, immettendosi in carreggiata da una piazzola di sosta a velocità estremamente ridotta, ha causato un tamponamento mortale. La Corte ha stabilito che la manovra ha costituito un intralcio imprevedibile per i veicoli sopraggiungenti, escludendo il concorso di colpa dell'altro conducente coinvolto, il quale stava effettuando una manovra di sorpasso regolare. La decisione ribadisce che la responsabilità penale sussiste quando la violazione delle regole cautelari è la causa diretta dell'evento.
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Estinzione del reato: atti al Prefetto sempre dovuti
La Cassazione chiarisce che in caso di estinzione del reato di lesioni stradali per remissione di querela, la trasmissione degli atti al Prefetto è un atto dovuto. Il Prefetto valuterà autonomamente l'applicazione di sanzioni accessorie, come la sospensione della patente, senza essere vincolato dalla decisione del giudice penale. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse.
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