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Art. 1442 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1442 Codice Civile

Dolo incidente: auto usata con chilometri ignoti senza inganno
Una società acquirente ha citato in giudizio il venditore originario di un'auto usata, chiedendo il risarcimento dei danni per dolo incidente. La Corte d'Appello aveva condannato il venditore, ritenendo che avesse nascosto il reale utilizzo del veicolo. La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno rilevato che il contratto di vendita specificava chiaramente che l'auto era usata e con chilometraggio del tutto sconosciuto. Di conseguenza, non vi è stato alcun occultamento fraudolento da parte del venditore. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso del venditore, annullando la condanna e disponendo un nuovo giudizio.
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Decadenza potere di accertamento: Fisco bloccato ma non sul rimborso
Una società chiede il rimborso di crediti d'imposta maturati oltre vent'anni prima. L'Agenzia delle Entrate si oppone, pur essendo scaduti i termini per i controlli. La Cassazione interviene per chiarire i limiti della decadenza del potere di accertamento. I giudici stabiliscono un principio fondamentale: la decadenza impedisce al Fisco di contestare l'imposta dovuta dichiarata, ma non gli preclude di verificare la reale esistenza di un credito chiesto a rimborso, se questo non deriva da una sottostima del debito. In pratica, il Fisco non può più emettere un avviso di accertamento, ma può ancora chiedere al contribuente di provare il suo diritto al rimborso. La Corte accoglie il ricorso della società e rinvia la decisione al giudice di merito per una nuova valutazione.
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Contestazione Credito d’Imposta: Fisco può negare rimborso dopo 10 anni
Una società chiede il rimborso di un credito IRPEG esposto in una dichiarazione di oltre dieci anni prima. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale sulla contestazione credito d'imposta: l'Amministrazione Finanziaria può sempre contestare l'esistenza di un credito fiscale quando il contribuente ne chiede il rimborso, anche se sono scaduti i termini per l'accertamento. Questo perché il Fisco agisce in via di eccezione, cioè si difende dalla richiesta del contribuente. La Corte chiarisce che l'onere di provare l'esistenza del credito spetta sempre e solo al contribuente che avanza la pretesa.
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Azione di riduzione: l’obbligo dell’inventario
Una vedova ha impugnato gli atti di alienazione patrimoniale compiuti dal marito in favore dei fratelli, sostenendo che fossero simulati o viziati da violenza morale per ledere la sua quota di legittima. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di azione di riduzione a causa della mancata redazione dell'inventario nei termini di legge, requisito essenziale per agire contro terzi non coeredi. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente all'omessa decisione su crediti mensili derivanti da una scrittura privata, rinviando la causa alla Corte d'Appello.
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Rimborso crediti d’imposta: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha chiarito che, in tema di rimborso crediti d'imposta, l'onere della prova grava interamente sul contribuente, anche se l'Amministrazione Finanziaria non ha contestato il credito nei termini di decadenza previsti per l'accertamento. Il caso riguardava una società che rivendicava crediti IRPEG e ILOR ceduti da un'altra azienda. La Suprema Corte ha stabilito che il fisco può sempre contestare la sussistenza di un debito per evitare un esborso indebito, applicando il principio della perpetuità dell'eccezione. Inoltre, è stato precisato che la semplice notifica di una cessione del credito non costituisce automaticamente atto interruttivo della prescrizione se non contiene una esplicita richiesta di pagamento.
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Contratto preliminare: firma di un solo coniuge?
La Corte di Cassazione analizza un caso di contratto preliminare per la vendita di un immobile in comproprietà, firmato da un solo coniuge. La Corte stabilisce che il contratto non è nullo, ma semplicemente annullabile da parte del coniuge non consenziente, secondo le regole dell'art. 184 c.c. L'ordinanza chiarisce che il ricorso è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali, tra cui la tardività di alcune eccezioni e la violazione del principio di autosufficienza del ricorso, non avendo i ricorrenti specificato dove e come avessero manifestato il loro dissenso nei termini di legge.
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Termine impugnazione licenziamento: la nuova legge
Un lavoratore, licenziato nel 2006, impugna il provvedimento fuori dal tribunale ma avvia la causa giudiziaria solo nel 2019. Nel frattempo, una legge del 2010, efficace dal 2011, ha introdotto un nuovo e più breve termine impugnazione licenziamento. La Corte di Cassazione ha confermato che questo nuovo termine si applica anche ai licenziamenti precedenti, facendo decorrere il tempo dalla data di entrata in vigore della nuova legge. Di conseguenza, il ricorso del lavoratore è stato dichiarato inammissibile per intervenuta decadenza.
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