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Art. 1438 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 1438 Codice Civile

Violenza morale nel contratto: tra minaccia e debiti familiari
Una donna ha citato in giudizio il fratello per chiedere l'annullamento di una procura a vendere un terreno, sostenendo di essere stata costretta a firmare sotto minaccia. La Corte d'appello ha rigettato la domanda, rilevando che la firma era dovuta alla necessità di evitare un'imminente vendita all'asta per debiti familiari, e non a pressioni indebite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. I giudici hanno chiarito che la minaccia di far valere un diritto costituisce violenza morale nel contratto solo se diretta a ottenere un vantaggio ingiusto e abnorme. Nel caso specifico, la vendita serviva a estinguere i debiti e non a procurare un profitto illecito. La ricorrente è stata condannata anche a pagare una sanzione pecuniaria per aver presentato un ricorso infondato.
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Timore della penale e violenza morale nel contratto di lavoro
Un dirigente medico vince un concorso presso un'azienda sanitaria. Al momento dell'assunzione, firma un contratto con una clausola che lo obbliga a coprire turni in un ospedale diverso da quello previsto dal bando. Il professionista accetta per il timore di dover pagare una pesante penale legata a una precedente borsa di studio. Successivamente, fa causa per ottenere l'annullamento della clausola, lamentando una violenza morale nel contratto di lavoro. La Corte d'Appello accoglie la sua richiesta. La Cassazione, tuttavia, ribalta la decisione. I giudici supremi stabiliscono che la scelta di firmare per evitare una penale preesistente rappresenta una personale valutazione di convenienza e non una minaccia diretta del datore di lavoro. Di conseguenza, non sussiste la violenza morale nel contratto di lavoro. La sentenza viene cassata con rinvio.
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