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Art. 143 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 143 Codice Civile

Assegno divorzile compensativo negato senza prova del sacrificio
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ex marito contro il riconoscimento di un assegno divorzile compensativo a favore dell'ex moglie. Il giudice d'appello aveva concesso il contributo basandosi solo sulla disparità economica tra le parti e sul lavoro domestico svolto dalla donna durante il matrimonio. I Supremi Giudici hanno chiarito che il lavoro casalingo non genera un indennizzo automatico. L'ex coniuge richiedente deve dimostrare in modo rigoroso di aver rinunciato a concrete opportunità di carriera per dedicarsi alla famiglia. Inoltre, il giudice deve verificare se le divisioni patrimoniali avvenute durante la separazione, come l'assegnazione di immobili e quote societarie, abbiano già compensato il contributo dato alla vita coniugale.
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Donazione indiretta tra coniugi: casa alla moglie resta sua
Un uomo acquista un immobile destinandolo alla famiglia e intestandolo esclusivamente alla moglie. A seguito della separazione coniugale, l'ex marito chiede la restituzione della somma di 160.000 euro versata per l'acquisto, sostenendo il venir meno del legame affettivo. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma che l'intestazione dell'immobile in favore della moglie costituisce una donazione indiretta tra coniugi, giustificata dai doveri di collaborazione e solidarietà familiare. L'acquisto compiuto spontaneamente per destinare il bene all'uso familiare riflette lo spirito di liberalità. Pertanto, la cessazione del matrimonio non dà diritto a pretendere la restituzione del denaro impiegato per l'acquisto della casa.
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Esenzione IMU prima casa: valida anche tra coniugi divisi
La società di riscossione comunale ha contestato alla contribuente l'esenzione IMU prima casa per due anni di imposta. La donna risiedeva e dimorava in un Comune diverso rispetto a quello del marito per esigenze lavorative, pur senza una separazione legale. I giudici tributari di merito hanno riconosciuto il beneficio fiscale alla contribuente. L'ente creditore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la necessità della compresenza dei coniugi nello stesso immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del concessionario e confermato la spettanza dell'agevolazione. Il verdetto si fonda sulla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma precedente, consentendo il beneficio a ciascun coniuge nella propria effettiva dimora.
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Abitazione principale IMU: niente sconti se i coniugi vivono divisi
Un contribuente ha richiesto l'agevolazione per l'abitazione principale IMU su un immobile di sua proprietà dove risiedeva. Tuttavia, la moglie non separata viveva e risiedeva in un altro comune per motivi di lavoro. Il concessionario della riscossione ha negato il beneficio emettendo avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del concessionario, stabilendo che per ottenere l'esenzione sia il possessore sia il suo nucleo familiare devono dimorare abitualmente e risiedere anagraficamente nello stesso immobile. Poiché la famiglia non condivideva la stessa dimora, l'agevolazione non spettava.
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