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Art. 1427 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1427 Codice Civile

Vizi del consenso: l’accordo sindacale regge senza prove di dolo
Il Lavoratore ha impugnato un accordo conciliativo firmato in sede sindacale con l'ex datore di lavoro, sostenendo la presenza di vizi del consenso. Secondo il ricorrente, la società lo avrebbe indotto a firmare la risoluzione del rapporto con l'inganno, rassicurandolo falsamente sulla solidità finanziaria della nuova azienda presso cui sarebbe stato assunto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha chiarito che spetta al lavoratore dimostrare il dolo determinante della controparte. Nel caso specifico, il lavoratore aveva valide alternative alla firma e tempo sufficiente per informarsi sulla reale situazione economica della nuova società, escludendo così qualsiasi inganno idoneo a invalidare il consenso.
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Credito d’imposta: un codice errato costa la perdita del bonus
L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione un credito d'imposta per investimenti utilizzato da una società, a causa di un errore nella compilazione del quadro RU del modello Unico, dove era stato indicato un codice tributo errato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'indicazione del credito d'imposta nel quadro RU costituisce una manifestazione di volontà di natura negoziale e non una semplice dichiarazione di scienza. Di conseguenza, l'errore nell'indicazione del codice equivale all'omessa compilazione del quadro e comporta la decadenza dal beneficio. La dichiarazione non è liberamente emendabile, salvo prova di un vizio della volontà essenziale e riconoscibile dall'Amministrazione finanziaria. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Definizione agevolata: la sentenza definitiva blocca il condono
Un'azienda alberghiera ometteva di indicare un credito d'imposta nella dichiarazione dei redditi, provando poi a rimediare con una successiva dichiarazione integrativa. L'Agenzia delle Entrate contestava la tardività dell'integrazione. Dopo una decisione sfavorevole della Cassazione, l'azienda proponeva ricorso per revocazione e chiedeva la definizione agevolata della controversia. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso per revocazione e dichiarato inammissibile la richiesta di definizione agevolata. I giudici hanno chiarito che la pendenza di un ricorso per revocazione straordinaria non impedisce il passaggio in giudicato della sentenza di merito. Di conseguenza, la lite non può considerarsi pendente ai fini del condono fiscale. L'azienda perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Vincolo pertinenziale: la soffitta contesa resta all’acquirente
L'Erede del venditore ha chiesto l'annullamento di alcuni contratti di compravendita immobiliare stipulati con L'Azienda, lamentando di aver subito minacce e raggiri, oltre a una grave sproporzione economica dovuta a uno stato di bisogno. Inoltre, sosteneva che una soffitta fosse esclusa dalla vendita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Suprema Corte ha chiarito che non vi era alcuna prova di dolo o violenza. Riguardo alla soffitta, ha stabilito che essa costituisce un vincolo pertinenziale con l'appartamento principale, poiché priva di accesso autonomo e destinata all'uso esclusivo dell'immobile sottostante. Di conseguenza, in mancanza di un'espressa esclusione nell'atto di vendita, la soffitta si intende trasferita insieme all'abitazione principale.
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Perdite fiscali pregresse: no al rimborso dopo l’accertamento
Una società di capitali ha richiesto il rimborso dell'Ires versata a seguito di un avviso di accertamento definitivo, pretendendo di utilizzare in compensazione le perdite fiscali pregresse del 2002, non indicate nella dichiarazione dei redditi del 2009. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che l'opzione per l'utilizzo delle perdite fiscali pregresse è un atto negoziale del contribuente e non può essere applicata d'ufficio dal fisco. Se il contribuente non esercita questa facoltà nella dichiarazione originaria o non impugna l'accertamento chiedendone lo scomputo nei termini, decade dal diritto di farlo successivamente tramite un'istanza di rimborso. Di conseguenza, la società perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Provvigione del mediatore immobiliare dovuta anche con vizi noti
I Promissari Acquirenti firmano un contratto preliminare per un immobile, scoprendo poi un'ordinanza comunale di inagibilità per problemi strutturali. Chiedono quindi la risoluzione del contratto e la restituzione delle somme pagate all'Agenzia Immobiliare e alla Società di Mediazione Creditizia. La Corte d'Appello rigetta le domande poiché l'Acquirente conosceva i difetti prima della firma e i lavori di consolidamento avevano risolto il problema, portando alla revoca dell'inagibilità. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che la provvigione del mediatore immobiliare è dovuta se l'affare si è concluso con il preliminare, anche in presenza di vizi noti. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Annullamento del contratto per violenza: l’assoluzione cambia tutto
Una donna chiede l'annullamento del contratto per violenza, sostenendo che l'ex compagno l'abbia costretta a vendergli la casa sotto minaccia di morte. Il Tribunale e la Corte d'Appello accolgono la domanda, basandosi anche su una condanna penale di primo grado dell'uomo. Tuttavia, durante il processo civile, l'uomo viene definitivamente assolto in appello in sede penale per insufficienza di prove. La Corte d'Appello civile ignora del tutto questa assoluzione definitiva. Gli eredi dell'uomo ricorrono in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice civile non può ignorare una sentenza penale di assoluzione definitiva riguardante gli stessi fatti, anche se conserva un potere di valutazione autonomo. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Annullamento contratto per dolo: compratore esperto inganna venditore
Un professionista, in qualità di acquirente, stipula un contratto preliminare per un immobile, tacendo deliberatamente al venditore alcune complessità giuridiche di cui era a conoscenza grazie alla sua professione. Tali difficoltà rendevano impossibile per il venditore rispettare i tempi stretti per la stipula del contratto definitivo. L'acquirente chiede quindi la restituzione del doppio della caparra per inadempimento. La Corte di Cassazione, tuttavia, conferma la decisione dei giudici di merito, sancendo l'annullamento del contratto per dolo. Il silenzio dell'acquirente su informazioni essenziali è stato considerato un raggiro determinante per viziare il consenso del venditore, che quindi vince la causa.
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Tremonti ambiente: sì al recupero con integrativa
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'agevolazione Tremonti ambiente può essere richiesta anche tardivamente tramite dichiarazione integrativa se la mancata indicazione originaria è dipesa da incertezza normativa. Nel caso di specie, una società energetica non aveva inizialmente richiesto il beneficio per dubbi sulla cumulabilità con altri incentivi. La Suprema Corte ha chiarito che l'errore derivante da dubbi interpretativi non costituisce una scelta discrezionale ma un errore di diritto emendabile, garantendo il rispetto del principio di capacità contributiva ed evitando che il contribuente subisca un carico fiscale superiore a quello previsto dalla legge.
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Perdite fiscali: la scelta del riporto è vincolante
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società che pretendeva di riportare le perdite fiscali emerse a seguito di un accertamento. L'Ufficio aveva spostato alcuni costi dal 2006 al 2005 per difetto di competenza. Sebbene la società avesse ottenuto il rimborso per il 2005, la Corte ha negato la possibilità di riportare l'eccedenza di perdita negli anni successivi. La decisione si fonda sul principio per cui l'utilizzo delle perdite fiscali costituisce una scelta negoziale del contribuente da esercitare esclusivamente in sede di dichiarazione dei redditi, rendendola irretrattabile in assenza di errori essenziali e riconoscibili.
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Transazione e clausola arbitrale: la guida
Una società commerciale ha impugnato un decreto ingiuntivo derivante da una transazione non rispettata, sostenendo che la controversia dovesse essere risolta da arbitri in virtù di una clausola contenuta nel contratto originario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la transazione, pur non essendo novativa, costituisce una fonte autonoma di obbligazioni. La clausola compromissoria del contratto precedente non si estende automaticamente alla transazione se non espressamente richiamata. Inoltre, la Corte ha confermato che non è possibile annullare l'accordo per dolo se la parte era già a conoscenza della propria situazione contabile al momento della firma.
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Clausola di salvaguardia: quando l’opzione è definitiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opzione per la clausola di salvaguardia IRPEF, esercitata in sede di dichiarazione dei redditi, costituisce una manifestazione di volontà negoziale e non una semplice dichiarazione di scienza. Nel caso di specie, un contribuente aveva scelto di applicare le aliquote dell'anno precedente; tuttavia, a seguito di un accertamento per maggiori redditi, tale scelta era divenuta economicamente svantaggiosa. La Suprema Corte ha rigettato la richiesta di disapplicazione d'ufficio della clausola di salvaguardia, confermando che le scelte opzionali sono vincolanti e irretrattabili, salvo prova di errore essenziale e riconoscibile dall'amministrazione.
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Contratto viziato da dolo: la decisione della Cassazione
Una società di telecomunicazioni ha impugnato un contratto sostenendo fosse viziato da dolo, poiché la controparte l'avrebbe costretta ad accettare condizioni sfavorevoli trattenendo i codici di migrazione dei clienti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità dell'accordo e sottolineando che le censure sollevate rappresentavano una richiesta di riesame dei fatti, non ammissibile in sede di legittimità, e che non vi era prova sufficiente del dolo.
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Nomina Giudiziale Liquidatore: Inefficacia e Limiti
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni soci contro la decisione che riteneva invalida una delibera di revoca della liquidazione di un'associazione. La Corte ha stabilito che la delibera era inefficace perché convocata senza la presenza del nuovo liquidatore, la cui nomina giudiziale del liquidatore era già avvenuta. I motivi di ricorso sono stati respinti per genericità e perché miravano a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Fideiussione omnibus: dolo e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una garante che aveva sottoscritto una fideiussione omnibus, sostenendo di essere stata ingannata da funzionari della banca. La Corte ha stabilito che la semplice fiducia e la mancata lettura del contratto non costituiscono dolo, ma negligenza del garante, che non può quindi chiedere l'annullamento dell'atto. È onere del garante dimostrare con prove concrete gli artifici o i raggiri subiti.
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