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Art. 1423 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 1423 Codice Civile

Patto verbale nullo, ma la scrittura privata transattiva è valida
La Cassazione ha confermato la validità di una scrittura privata transattiva che costituiva una servitù di passaggio tra vicini. Un proprietario aveva contestato l'accordo, ritenendolo nullo perché non era una vera transazione e perché formalizzava un precedente patto verbale invalido. I giudici hanno chiarito che un accordo scritto per prevenire una lite, basato su concessioni reciproche anche implicite, è una transazione efficace. Inoltre, mettere per iscritto un patto verbale nullo non è una 'convalida' vietata, ma una 'rinnovazione' del contratto, perfettamente lecita. La scrittura è quindi valida e la servitù di passaggio confermata.
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Nullità delibera cooperativa: quando manca il potere
Una coppia di proprietari impugna le delibere di una cooperativa edilizia riguardanti le parti comuni, sostenendo che, con l'assegnazione degli alloggi, si era formato un condominio e la cooperativa non aveva più potere decisionale. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, afferma un principio fondamentale: il giudice deve sempre rilevare d'ufficio qualsiasi causa di nullità, inclusa la carenza di potere, anche se non specificamente eccepita dalle parti. La sentenza chiarisce che l'acquirente di un immobile da un socio originario ha piena legittimazione a contestare la nullità delibera cooperativa per questo motivo.
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Difformità parziale: si può vendere un immobile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19552/2024, ha stabilito che un immobile con abusi edilizi minori, qualificabili come 'difformità parziale', può essere legittimamente venduto. Anche se l'abuso non è sanabile, la commerciabilità del bene non è compromessa, a patto che nell'atto di vendita sia menzionato il titolo abilitativo originario. La Corte ha rigettato il ricorso dei venditori che si opponevano al trasferimento coattivo di un immobile a causa dell'ampliamento di un bagno, confermando che la nullità prevista dalla legge è solo 'testuale' e non 'sostanziale'.
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Compenso avvocato forma scritta: la delibera non basta
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei suoi compensi professionali a una società. Quest'ultima si è opposta sostenendo l'esistenza di un accordo per tariffe minime, basato su una delibera del proprio organo amministrativo. La Corte di Cassazione ha stabilito che una delibera interna non soddisfa il requisito della forma scritta 'ad substantiam' richiesta per la validità di un patto sul compenso. Di conseguenza, l'accordo è stato ritenuto nullo e la Corte d'Appello dovrà rideterminare il compenso secondo i parametri di legge, cassando la precedente decisione.
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Cessione gestione impianto sportivo: il contratto vale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7205/2025, ha rigettato il ricorso di due acquirenti che contestavano un contratto di cessione gestione impianto sportivo. Gli acquirenti sostenevano di essere stati ingannati, credendo di acquistare un'azienda redditizia anziché la mera gestione di un'associazione no-profit. La Corte ha stabilito che il contratto era chiaro nel suo oggetto e che l'errata valutazione della redditività non costituisce un motivo valido per l'annullamento o la risoluzione, riaffermando il principio di autoresponsabilità delle parti nella valutazione della convenienza economica di un affare.
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