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Art. 1401 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 1401 Codice Civile

Preliminare per persona da nominare: nomina valida via citazione
Una cooperativa edilizia stipula un preliminare di assegnazione con un socio, il quale si riserva la facoltà di nominare un terzo acquirente per il rogito. Il socio cede l'immobile a un terzo acquirente e lo immette nel possesso. Successivamente la cooperativa, posta in liquidazione, richiede la restituzione della villa accusando il terzo di occupazione abusiva. Il terzo acquirente chiede invece il trasferimento coattivo dell'immobile in giudizio. La Corte d'Appello nega il trasferimento ritenendo invalida la nomina, ma la Corte di Cassazione accoglie il ricorso del terzo: nel preliminare per persona da nominare la dichiarazione di nomina può provenire direttamente dal terzo nominato tramite la domanda giudiziale.
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Donazione indiretta: l’appartamento del padre divide i figli
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi relativi a una disputa ereditaria tra fratelli riguardante l'acquisto di quattro appartamenti. Il padre aveva stipulato una permuta di un terreno riservandosi di nominare la figlia come acquirente degli immobili realizzati dal costruttore. La Corte d'Appello ha qualificato l'operazione come donazione indiretta, ordinando agli eredi della figlia di conferire i beni all'eredità. La Cassazione ha confermato che la donazione indiretta non richiede la forma solenne dell'atto pubblico con testimoni. Inoltre, ha chiarito che l'obbligo di conferimento consente agli eredi di scegliere tra la restituzione fisica dei beni o l'imputazione del loro valore economico, rigettando ogni richiesta di nullità.
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Contratto preliminare di compravendita: chi sbaglia risarcisce
I Promittenti Venditori hanno impugnato la decisione che dichiarava la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita per loro inadempimento. Essi sostenevano che la Promissaria Acquirente non avesse la legittimazione attiva per agire in giudizio, avendo ceduto il contratto a un terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la legittimazione della Promissaria Acquirente, interpretando l'accordo con il terzo come una riserva di nomina in sede di rogito e non come una cessione di contratto. Inoltre, è stato accertato il grave inadempimento dei venditori, i quali non avevano pagato gli oneri comunali necessari per sbloccare i permessi di costruire, né si erano presentati davanti al notaio per liberare l'immobile dai pesi gravanti. Di conseguenza, i venditori perdono la causa e devono risarcire i danni.
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Interpretazione del contratto: la nomina del terzo
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per l'**Interpretazione del contratto** in presenza di una clausola per persona da nominare. La vicenda riguarda un venditore che chiedeva il pagamento di una penale a una società terza, nominata dal promissario acquirente originario in un preliminare di vendita con permuta. Mentre i giudici di merito avevano escluso la responsabilità del terzo, limitandone il ruolo al solo atto definitivo, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. Secondo gli Ermellini, se il terzo accetta la nomina, entra in possesso del terreno e assume obblighi di garanzia, egli subentra nell'intera posizione contrattuale, diventando responsabile anche per le penali previste nel preliminare.
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Electio amici tardiva: il contratto è salvo?
In un caso riguardante un preliminare di vendita di quote sociali, la Cassazione ha deliberato sugli effetti di una electio amici tardiva. La nomina dell'acquirente definitivo, comunicata solo nel corso del giudizio di primo grado e non con l'atto di citazione iniziale, è stata giudicata inefficace. La Corte ha chiarito che tale ritardo costituisce la violazione di un termine di decadenza, con la conseguenza che il contratto consolida i suoi effetti tra le parti originarie, e non può essere considerato una semplice modifica della domanda giudiziale (emendatio libelli).
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Provvigione mediatore e contratto preliminare: decisa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un acquirente che si rifiutava di pagare la provvigione del mediatore immobiliare. La Corte ha stabilito che il diritto alla commissione sorge con la stipula del contratto preliminare, in quanto atto giuridicamente vincolante. È irrilevante che il contratto definitivo sia stato poi concluso da un soggetto terzo, nominato dall'acquirente originario. L'obbligo di pagare la provvigione del mediatore resta in capo a chi ha firmato il preliminare.
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Revoca della procura: quando il contratto è invalido
La Corte di Cassazione conferma l'invalidità di un contratto preliminare immobiliare stipulato da un rappresentante dopo la revoca della procura. La decisione si fonda sulla prova per presunzioni della conoscenza della revoca da parte del terzo acquirente, desunta da anomalie contrattuali e da una serie di eventi concatenati che dimostravano la mala fede delle parti. Il caso evidenzia come la tutela dell'affidamento del terzo ceda di fronte a prove, anche indirette, della sua consapevolezza riguardo alla cessazione dei poteri del rappresentante.
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Quietanza liberatoria: annulla accordi precedenti?
Un caso di compravendita immobiliare in cui un accordo privato per la restituzione di una caparra viene messo in discussione da una successiva quietanza liberatoria inserita nel contratto definitivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, attraverso l'interpretazione complessiva della volontà delle parti, la quietanza liberatoria può effettivamente estinguere l'obbligazione precedente, rendendo inesigibile il credito. La Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando che l'interpretazione degli atti è di competenza dei giudici di merito.
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Detenzione appaltatore: limiti e responsabilità
Una società di costruzioni, in cambio di lavori di ristrutturazione, doveva ricevere un monolocale. Prima del trasferimento definitivo della proprietà, l'impresa ha permesso a un terzo di occupare l'immobile, scatenando l'opposizione della proprietaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che la società aveva solo la detenzione qualificata (detenzione appaltatore) per l'esecuzione dei lavori, non il possesso. L'aver concesso l'immobile in godimento a terzi è stato ritenuto un atto illecito, con conseguente rinvio del caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Costituzione tardiva: le conseguenze nel processo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto che, dopo una costituzione tardiva in primo grado, lamentava di non aver potuto proporre domanda di usucapione. La Corte ha ribadito che la parte che si costituisce in ritardo accetta il processo nello stato in cui si trova, con tutte le preclusioni già maturate. L'ordinanza conferma la decisione della Corte di Appello che aveva ordinato il rilascio di un immobile, sottolineando come la tardività precluda la remissione in termini se non si dimostra un impedimento non imputabile. È stata inoltre respinta la richiesta di sospensione del giudizio e confermata la validità della prova della proprietà fornita dagli attori.
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