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Art. 14 Costituzione — Sezione Prima Penale

Altri anni per Art. 14 Costituzione

Videoregistrazioni in luogo pubblico: sì al carcere per il boss
Il Tribunale di Napoli ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di estorsione, porto d'armi e associazione mafiosa. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'inutilizzabilità delle intercettazioni e delle riprese video effettuate vicino alla sua abitazione, ritenendole lesive del domicilio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le videoregistrazioni in luogo pubblico, eseguite dalla polizia giudiziaria all'esterno del domicilio, sono legittime e costituiscono prove atipiche utilizzabili nel processo. Inoltre, la Cassazione ha confermato la sussistenza della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari, evidenziando il ruolo di mandante dell'indagato e il concreto pericolo di recidiva, aggravato dal fatto che i reati sono stati commessi durante il regime di sorveglianza speciale. L'indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Frode fiscale e reato di autoriciclaggio: dal profitto al carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un imprenditore accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e di reato di autoriciclaggio nel settore dei carburanti. L'indagato gestiva una rete di società fittizie per evadere l'IVA, reimpiegando poi i profitti illeciti per acquisire un deposito di carburante e mantenere attiva l'organizzazione criminale. I giudici hanno ritenuto legittimo l'uso del captatore informatico per acquisire schermate contabili in tempo reale, escludendo l'ipotesi di perquisizione abusiva. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la necessità della misura carceraria per l'elevato rischio di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove.
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Videoriprese in auto: non serve autorizzazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione mafiosa, confermando la misura della custodia cautelare. La sentenza stabilisce che le videoriprese in auto che catturano comportamenti non comunicativi sono ammissibili come prova anche senza un'autorizzazione preventiva del giudice, poiché l'abitacolo di un veicolo non è qualificabile come 'privata dimora'. La Corte ha ritenuto infondati anche gli altri motivi di ricorso, basando la decisione sulle intercettazioni audio regolarmente autorizzate e sulla logicità delle motivazioni del Tribunale del riesame.
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Associazione per delinquere immigrazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per diversi imputati per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere la partecipazione stabile a un'organizzazione criminale dal concorso occasionale, analizzando il ruolo dei singoli, come gli scafisti. Vengono inoltre esaminati i presupposti per la dichiarazione di latitanza e l'utilizzabilità delle videoriprese in luoghi esposti al pubblico, ritenendo legittime quelle effettuate in un'area recintata ma visibile dall'esterno a causa di lacerazioni nei teli di copertura.
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Collaborazione processuale: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre individui coinvolti in un'organizzazione dedita all'immigrazione clandestina. La sentenza chiarisce i requisiti per l'applicazione dell'attenuante speciale legata alla collaborazione processuale, ritenendo in questo caso il contributo dell'imputato tardivo, opportunistico e non decisivo. La Corte ha inoltre stabilito la piena utilizzabilità delle videoriprese effettuate in un'area esterna, non qualificabile come domicilio privato, e ha ribadito la distinzione tra semplice concorso di persone e una stabile associazione a delinquere, basata sulla struttura organizzativa e la continuità del programma criminale.
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