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Art. 14 Codice della Strada — Anno 2022

Altri anni per Art. 14 Codice della Strada

Omicidio colposo per omessa custodia strada: ricorso ritirato
Un dirigente della viabilità è stato accusato di omicidio colposo per omessa custodia strada, a seguito di un incidente fatale. L'accusa riguardava la mancata installazione di barriere di sicurezza e l'assenza di un limite di velocità adeguato su una strada provinciale. Dopo un'assoluzione in appello, i familiari della vittima hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti civili hanno rinunciato al ricorso. La Corte ha quindi dichiarato i ricorsi inammissibili, condannando i ricorrenti alle spese processuali e al pagamento di una sanzione.
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Omicidio colposo e manutenzione stradale: i limiti del garante
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'accertamento per il reato di omicidio colposo e manutenzione stradale a carico di funzionari pubblici. Un motociclista ha perso la vita in un incrocio urbano a seguito dello scontro con un'automobile. L'accusa ha contestato la mancata potatura di una siepe spartitraffico e la vegetazione che copriva le lanterne semaforiche. I giudici di legittimità hanno annullato le condanne inflitte in appello a due dipendenti comunali. La Suprema Corte ha rilevato che i giudici di merito non hanno individuato con esattezza le specifiche competenze gestionali dei lavoratori né hanno dimostrato il nesso causale con elevata probabilità logica, basandosi erroneamente su una mera perdita di chance anziché sulla certezza oltre ogni ragionevole dubbio.
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Responsabilità da cose in custodia: cane in strada, niente danni
Un automobilista ha richiesto il risarcimento dei danni all'ente gestore della strada dopo aver urtato un cane randagio di grossa taglia su una strada statale. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda del conducente, confermando che l'impatto con l'animale su una strada extraurbana costituisce un caso fortuito. La responsabilità da cose in custodia, prevista dall'articolo 2051 del Codice Civile, non si applica se l'evento è del tutto imprevedibile e inevitabile. Non essendoci un obbligo di legge di recintare le strade statali, l'ente proprietario non risponde dell'improvviso attraversamento dell'animale, che interrompe il legame causale tra la strada e il sinistro. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Canone di concessione stradale: la Cassazione frena l’Anas
Una società proprietaria di un distributore di carburante si è opposta alla richiesta dell'ente gestore delle strade statali per il pagamento del canone di concessione stradale relativo a un accesso stradale. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'ente stradale, ritenendolo proprietario della strada. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso della società. I giudici di legittimità hanno chiarito che, per i tratti di strade statali che attraversano i centri abitati, la legge riserva espressamente ai Comuni l'incasso dei canoni per concessioni e accessi, indipendentemente dal fatto che la proprietà della strada sia rimasta in capo all'ente statale. Di conseguenza, l'ente stradale non ha il diritto di richiedere tale pagamento, spettando la relativa legittimazione esclusivamente al Comune competente per territorio.
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Accesso ZTL senza autorizzazione: la buona fede non basta
Un'azienda ha impugnato i verbali per accesso ZTL senza autorizzazione elevati dal Comune, sostenendo di non essere a conoscenza delle nuove restrizioni orarie e tariffarie e invocando la buona fede. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che l'errore sulla liceità della condotta esclude la responsabilità amministrativa solo se inevitabile. Per dimostrare l'errore scusabile, il trasgressore deve provare l'esistenza di elementi esterni ingannevoli e di aver fatto tutto il possibile per rispettare la legge. Nel caso specifico, l'informazione fornita dal Comune era chiara e l'azienda non ha dimostrato la propria diligenza, venendo condannata anche al pagamento delle spese di giudizio.
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