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Art. 1395 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 1395 Codice Civile

Revoca della procura: no alla rinascita tacita dei poteri
Il Rappresentato conferisce una procura generale al Rappresentante, ma successivamente ne dispone la formale revoca. Nonostante ciò, il Rappresentante stipula contratti di vendita con se stesso e con una Società terza. I giudici di merito ritengono valido l'operato ipotizzando una 'revoca della revoca' tacita per comportamenti concludenti del Rappresentato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Rappresentato, stabilendo che la revoca della procura estingue definitivamente il potere di rappresentanza se conosciuta dai terzi. Non è ammessa una revoca della revoca tacita: per ripristinare i poteri è indispensabile il rilascio di una nuova procura. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Patto Fiduciario Verbale: Madre Perde Hotel Venduto a Se Stessa
Un figlio cita in giudizio la madre per annullare la vendita di un hotel che lei aveva fatto a se stessa, usando una procura speciale rilasciata dal figlio. La madre si difende sostenendo l'esistenza di un patto fiduciario verbale, secondo cui lei era la vera proprietaria. La Corte di Cassazione ha dato ragione al figlio, stabilendo che la sola procura a vendere non è una prova sufficiente per dimostrare un patto fiduciario. In assenza di un obbligo scritto di ritrasferimento del bene, la madre non ha superato l'onere della prova. La vendita è stata annullata per conflitto di interessi e la madre condannata a restituire l'immobile.
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Mandato Post Mortem: Incarico Valido, Vendita Annullata per Errore
Un Ordine Religioso perde una causa per la cessione di una quota societaria, nonostante avesse ricevuto un incarico irrevocabile a vendere dal socio, poi defunto. La Cassazione ha stabilito che, sebbene il mandato post mortem fosse valido, l'atto di vendita è risultato inefficace. Il rappresentante dell'Ordine ha infatti agito in nome del socio defunto, anziché in nome e per conto dei suoi eredi. Questo errore formale ha reso nullo il trasferimento della quota. La sentenza sottolinea l'importanza di eseguire correttamente gli atti giuridici dopo la morte del mandante, rappresentando gli eredi e non più il defunto.
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Approvazione tacita del rendiconto: il silenzio non salva l’agente
Un professionista, incaricato di vendere un immobile per conto di una società, incassa le somme ma non le riversa interamente, sostenendo di aver pagato dei creditori su istruzioni via fax. Anni dopo, la società fallisce e la Curatela gli chiede la restituzione del denaro. Il professionista si difende invocando l'approvazione tacita del rendiconto, dato il lungo silenzio della società. La Cassazione, però, gli dà torto: il silenzio non equivale ad approvazione del rendiconto. Inoltre, i fax non hanno 'data certa' e non sono una prova valida contro il fallimento. Il professionista perde la causa e deve restituire le somme.
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