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Art. 1393 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 1393 Codice Civile

Prescrizione azione di regresso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione per l'azione di regresso esercitata dall'impresa designata dal Fondo di Garanzia Vittime della Strada è decennale, non biennale. Il caso riguardava un conducente non assicurato citato per il rimborso di quanto pagato al danneggiato. La Corte ha stabilito che l'azione è autonoma e non una surrogazione, con termine che decorre dal pagamento. Ha inoltre ritenuto valido l'atto interruttivo della prescrizione compiuto da un terzo, anche in assenza di mandato scritto, se l'operato è stato poi ratificato dalla mandante.
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Imputato presente con procuratore speciale: l’appello
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di inammissibilità di un appello. La Corte ha chiarito che l'imputato che nomina un procuratore speciale per richiedere un rito abbreviato deve essere considerato legalmente presente, anche se fisicamente assente. Di conseguenza, non si applica la norma che richiede un mandato speciale al difensore per impugnare la sentenza per conto di un imputato assente, rendendo l'appello pienamente valido.
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Buona fede creditore: esclusa nelle confische?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di gestione del credito, confermando l'esclusione di un credito ipotecario dal passivo di una società confiscata. La decisione si fonda sulla mancanza di buona fede del creditore originario, un istituto bancario, che aveva omesso di eseguire adeguati controlli e verifiche di diligenza sull'imprenditore di fatto dominante la società finanziata, nonostante la presenza di evidenti indicatori di anomalia. La Corte ha ribadito che per gli operatori bancari la buona fede creditore richiede un'ignoranza incolpevole, da escludersi in caso di negligenza nell'adempimento degli obblighi di verifica.
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Risoluzione contratto: Cassazione chiarisce recesso
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla risoluzione contratto preliminare per inadempimento. Un promittente venditore, a seguito del mancato pagamento da parte dell'acquirente, aveva agito per il recesso e la ritenzione della caparra. I giudici hanno riqualificato la domanda come risoluzione con clausola penale. La Suprema Corte ha confermato la decisione, chiarendo che quando è presente una caparra, le azioni di recesso e risoluzione sono funzionalmente equivalenti. Ha inoltre stabilito che la diffida ad adempiere inviata dall'avvocato senza procura scritta è valida se seguita dall'atto giudiziario, che funge da ratifica.
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Buona fede del creditore e sequestro: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che negava a un istituto di credito l'ammissione al passivo dei crediti vantati verso un soggetto sottoposto a sequestro di prevenzione. La Corte ha stabilito che, per escludere un credito, non basta una motivazione generica sulla sua 'strumentalità' all'attività illecita. È necessario un accertamento rigoroso e preliminare di tale nesso. Solo dopo aver provato la strumentalità, si può valutare la buona fede del creditore, verificando se, con l'ordinaria diligenza, avrebbe potuto conoscere il collegamento tra il finanziamento e il crimine al momento dell'erogazione.
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Procura speciale e termini d’appello: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18450/2024, ha stabilito che l'imputato che richiede un rito alternativo, come il giudizio abbreviato, tramite una procura speciale non può essere considerato assente. Di conseguenza, non ha diritto al termine aggiuntivo di 15 giorni per proporre impugnazione, previsto per gli imputati assenti. La Corte ha chiarito che il conferimento della procura speciale equivale a una presenza legale nel processo, rendendo irrilevante l'eventuale dicitura 'assente' riportata in sentenza e inammissibile un appello presentato oltre i termini ordinari.
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Distanze tra costruzioni: accordi privati nulli
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 7744/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di edilizia: le norme sulle distanze tra costruzioni sono inderogabili e tutelano un interesse pubblico. Di conseguenza, qualsiasi accordo privato in senso contrario è nullo. Nel caso specifico, un proprietario era stato condannato ad arretrare un manufatto costruito a distanza non legale, nonostante un'autorizzazione del rappresentante del vicino e un successivo condono edilizio. La Corte ha confermato che né il consenso privato né la sanatoria amministrativa possono pregiudicare il diritto del vicino a richiedere il rispetto delle distanze legali.
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Responsabilità compagnia assicuratrice per truffa sub-agente
La Corte di Cassazione stabilisce la responsabilità compagnia assicuratrice per le polizze false vendute da un sub-agente. Se la compagnia, con il suo comportamento anche omissivo, crea una situazione di apparenza che inganna il cliente in buona fede, è tenuta a rispondere del danno. L'uso di loghi, modulistica e insegne ufficiali in un'agenzia è stato ritenuto un elemento decisivo per fondare l'affidamento incolpevole dei risparmiatori.
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Contratto preliminare bene in comunione: cosa succede
Un acquirente ha cercato di far valere un contratto preliminare per un bene in comunione, firmato da un solo comproprietario per conto di tutti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la mancanza della procura scritta di un comproprietario rende l'intero contratto preliminare bene in comunione inefficace. La Corte ha ribadito che tale accordo è un'operazione giuridica indivisibile e non è possibile il trasferimento forzoso delle sole quote dei comproprietari consenzienti.
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Impugnazione licenziamento: la procura all’avvocato
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di impugnazione licenziamento disciplinare, confermando principi chiave. Un lavoratore, licenziato per una presunta colluttazione, aveva impugnato il recesso tramite il proprio legale. La società datrice di lavoro contestava la validità dell'atto, sostenendo che la procura non fosse stata comunicata tempestivamente. La Corte ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che il difensore non ha l'onere di comunicare la procura, salvo specifica richiesta del datore di lavoro. Ha inoltre confermato che il giudice civile può legittimamente utilizzare prove atipiche, come quelle provenienti da un procedimento penale, per formare il proprio convincimento. Anche il ricorso incidentale del lavoratore, relativo alla liquidazione delle spese legali, è stato respinto per mancanza di specificità.
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Buona fede del creditore: negata se c’è negligenza
Una società di cartolarizzazione ha visto respinto il proprio ricorso per l'ammissione di un credito allo stato passivo di beni sequestrati in via di prevenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la mancata verifica da parte della banca originaria sulla palese insolvibilità della mutuataria, moglie del soggetto proposto, integra una negligenza colpevole che esclude la sussistenza della buona fede del creditore, requisito indispensabile per la tutela del credito in questo contesto.
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Accertamento induttivo PREU: non è retroattivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31761/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento induttivo PREU. Il caso riguarda una società a cui, per il periodo d'imposta 2008, erano state contestate maggiori imposte sui redditi sulla base di un precedente accertamento del Prelievo Erariale Unico (PREU) determinato in via induttiva per la presenza di apparecchi da gioco irregolari. La Corte ha chiarito che la norma introdotta nel 2010, la quale istituisce una presunzione legale che collega l'accertamento PREU a quello sulle altre imposte (redditi e IVA), non può essere applicata retroattivamente. Di conseguenza, per i periodi d'imposta antecedenti al 2011, l'Ufficio non può basare automaticamente l'accertamento sui redditi sull'importo forfetario del PREU, ma deve ricorrere a presunzioni semplici, il cui valore probatorio deve essere valutato dal giudice.
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Clausola penale leasing: come si calcola il dovuto?
Una società e il suo fideiussore hanno contestato la risoluzione di un contratto di leasing traslativo per un'imbarcazione. La Corte d'Appello aveva respinto le loro richieste, citando un precedente giudicato. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che la clausola penale leasing richiede un completo ricalcolo del dare e avere, inclusa la detrazione del valore del bene. La Corte ha stabilito che la precedente sentenza sui canoni non pagati non impedisce una nuova azione per determinare il saldo finale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Rappresentanza apparente: quando non si applica
Una società elettrica fa causa a una partnership agricola per il recesso da un contratto. La partnership si difende sostenendo che il socio firmatario non aveva i poteri per stipulare un atto di straordinaria amministrazione. La Corte di Cassazione conferma questa tesi, escludendo l'applicazione del principio di rappresentanza apparente poiché la società elettrica avrebbe dovuto verificare i poteri del socio consultando i registri pubblici, adempiendo al proprio onere di diligenza.
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