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Art. 1387 Codice Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 1387 Codice Civile

Contratto preliminare condizionato: nessun risarcimento
I comproprietari di un terreno stipulano un contratto preliminare condizionato con una società costruttrice per la vendita dell'immobile. L'efficacia della stipula definitiva dipende dal rilascio del permesso di costruire. Poiché il Comune non concede il titolo edilizio, il rogito non viene concluso. Uno dei proprietari agisce in giudizio anche a nome della sorella per chiedere i danni da mancata vendita e il rimborso delle imposte pagate. La società costruttrice eccepisce l'assenza di colpa per il mancato avveramento della condizione. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso dei venditori. I giudici confermano che il mancato rilascio del permesso esclude ogni inadempimento contrattuale. Inoltre, la procura generica non conferisce la rappresentanza processuale per agire in giudizio.
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Adempimento del Terzo: Calciatore non Restituisce Premio a Società
La Cassazione ha esaminato il caso di un ex calciatore a cui una società (L'Azienda Holding) chiedeva la restituzione di un "Premio Scudetto". L'Azienda Holding sosteneva di aver pagato senza una causa valida. Il Tribunale aveva respinto la richiesta, qualificando il pagamento come adempimento del terzo. La Corte d'Appello aveva invece ordinato la restituzione. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che il pagamento de L'Azienda Holding non era "sine causa", ma avveniva su mandato di un'altra società (La Finanziaria). Pertanto, L'Azienda Holding agiva come semplice mandataria e non poteva chiedere la restituzione. Il ricorso del calciatore è stato accolto.
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Restituzione somme pagate: regole e ammissibilità
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di rimborso avanzata da un legale per spese anticipate, approfondendo il tema della restituzione somme pagate in corso di causa. La sentenza chiarisce che la domanda restitutoria in appello è ammissibile solo se il pagamento avviene dopo l'impugnazione, altrimenti scatta la decadenza.
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Accordo di massima: quando non è vincolante?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11126/2024, ha stabilito che un accordo di massima per la divisione di beni non costituisce un contratto vincolante se mancano elementi essenziali e se le parti rinviano la definizione di aspetti cruciali a un momento successivo. Nel caso specifico, un'intesa tra familiari è stata qualificata come mera 'puntuazione' o atto preparatorio, priva di effetti obbligatori, in quanto incompleta e subordinata alla stipula di futuri atti notarili. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento per inadempimento è stata rigettata.
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Prescrizione azione di regresso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione per l'azione di regresso esercitata dall'impresa designata dal Fondo di Garanzia Vittime della Strada è decennale, non biennale. Il caso riguardava un conducente non assicurato citato per il rimborso di quanto pagato al danneggiato. La Corte ha stabilito che l'azione è autonoma e non una surrogazione, con termine che decorre dal pagamento. Ha inoltre ritenuto valido l'atto interruttivo della prescrizione compiuto da un terzo, anche in assenza di mandato scritto, se l'operato è stato poi ratificato dalla mandante.
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Responsabilità professionale avvocato: limiti del ricorso
Un avvocato cita in giudizio due colleghi per responsabilità professionale avvocato in relazione a una procedura di recupero crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili i motivi presentati per vizi procedurali, genericità e mancata contestazione della ratio decidendi della sentenza d'appello. La decisione sottolinea il rigore formale richiesto per impugnare una sentenza.
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Affitto ramo d’azienda: quando non è locazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3550/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'impresa turistica che chiedeva di riqualificare un contratto di affitto ramo d'azienda in locazione commerciale per ottenere l'indennità di avviamento. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano stabilito che l'oggetto del contratto non era il solo immobile, ma un complesso di beni organizzati per l'attività ricettiva. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di riesaminare i fatti, compito precluso alla Corte di legittimità.
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Azione revocatoria: vendita a familiare inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'erede che aveva venduto un immobile alla figlia per sottrarlo ai creditori del defunto. La vendita, qualificata come 'datio in solutum' e non come adempimento di un debito scaduto, è stata ritenuta soggetta ad azione revocatoria. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando i vizi procedurali del ricorso che mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Interpretazione contratto: i limiti della Cassazione
Una società ha citato in giudizio una ditta di consulenza per inadempimento di un mandato a lungo termine. La Corte d'Appello ha riqualificato il rapporto come un singolo mandato, già adempiuto, annullando la richiesta di risarcimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la plausibile interpretazione del contratto operata dal giudice di merito non è riesaminabile in sede di legittimità se non viziata da errori logici o violazioni di legge.
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Rappresentanza processuale società: può farlo un’altra?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12941/2025, ha stabilito la piena validità della rappresentanza processuale società conferita da un'azienda a un'altra. Il caso riguardava una società di distribuzione energetica che, per recuperare delle somme da un avvocato, aveva agito tramite una società mandataria. L'avvocato si opponeva sostenendo l'invalidità di tale delega tra persone giuridiche. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando che il potere di rappresentanza in giudizio deriva dal potere di gestione sostanziale del rapporto e non esistono norme che vietino a una persona giuridica di conferire tale potere ad un'altra.
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Prova del credito: estratti conto non necessari
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due fideiussori contro una società finanziaria, confermando che la prova del credito bancario può essere fornita anche senza la produzione integrale degli estratti conto. Secondo la Corte, i riassunti scalari, supportati da una consulenza tecnica d'ufficio (CTU), sono sufficienti a ricostruire le movimentazioni del rapporto, superando la mancanza di alcuni documenti. L'ordinanza ha inoltre dichiarato inammissibili le altre censure relative a difetti di rappresentanza e alla nullità di clausole contrattuali, poiché sollevate tardivamente o in modo generico.
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