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Art. 1387 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1387 Codice Civile

Spendita del nome: paga il padre anche senza firma scritta
Un padre si oppone al decreto ingiuntivo per il pagamento di mobili ordinati dalla figlia per la propria abitazione, sostenendo di non aver mai autorizzato l'acquisto. La Corte d'Appello conferma l'obbligo di pagamento, ritenendo che la figlia abbia agito come rappresentante del padre. La Cassazione rigetta il ricorso del genitore, stabilendo che la spendita del nome del rappresentato può avvenire anche in modo tacito, attraverso un comportamento concludente e univoco idoneo a generare affidamento nel venditore. La valutazione di tale comportamento spetta esclusivamente al giudice di merito. Di conseguenza, il padre è tenuto a saldare il debito.
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Restituzione della caparra confirmatoria: pagano i proprietari
Un acquirente ha stipulato due contratti preliminari con un intermediario che agiva come rappresentante dei proprietari di alcuni immobili, versando una caparra di 185.000 euro. Scoperto che i proprietari avevano perso la titolarità dei beni, l'acquirente ha chiesto la restituzione della caparra confirmatoria. I proprietari sostenevano che l'intermediario avesse agito in proprio e che la procura a vendere avesse una funzione di garanzia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei proprietari, stabilendo che, in mancanza di una procura irrevocabile, l'intermediario ha agito come mero rappresentante. Di conseguenza, l'obbligo di restituzione della caparra ricade direttamente sui proprietari rappresentati, anche se questi non hanno mai materialmente incassato la somma dal loro intermediario.
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Rappresentanza apparente: l’azienda negligente perde con la banca
Un'azienda ha chiesto il risarcimento dei danni alla propria banca per aver consentito a una collaboratrice, priva dei necessari poteri, di effettuare ben 124 operazioni di addebito sul conto corrente per oltre 400.000 euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha applicato il principio della rappresentanza apparente, ritenendo che la banca avesse agito con un affidamento incolpevole. La collaboratrice gestiva la contabilità con ampia autonomia e utilizzava distinte cartacee timbrate corrispondenti ai dati del sistema informatico. Al contrario, l'azienda ha dimostrato grave negligenza per non aver controllato gli estratti conto per oltre quattro anni, tollerando la continua movimentazione del conto. Di conseguenza, l'azienda perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Negoziazione di assegni non trasferibili: la banca è salva
Un subagente assicurativo incassava sul proprio conto corrente professionale assegni non trasferibili intestati alla compagnia mandante. A seguito di ammanchi, l'assicuratore della responsabilità civile dell'agente generale risarciva i clienti e faceva causa alla banca, chiedendo il risarcimento per l'illegittima negoziazione di assegni non trasferibili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'assicuratore, confermando che il subagente era contrattualmente autorizzato all'incasso dei premi e che il conto corrente era espressamente destinato all'attività professionale. Di conseguenza, la banca ha operato legittimamente negoziando i titoli e non è responsabile per la successiva distrazione delle somme da parte del subagente.
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CIGS e gruppi societari: la rappresentanza legale
La Corte di Cassazione ha esaminato la legittimità dell'erogazione della CIGS per i dipendenti di società appartenenti a un gruppo societario. Il caso riguarda un lavoratore del settore aereo la cui indennità era stata sospesa dall'ente previdenziale poiché l'accordo sindacale era stato sottoscritto esclusivamente dalla società capogruppo. La Suprema Corte ha stabilito che, non avendo il gruppo societario un'autonoma soggettività giuridica, la capogruppo non può vincolare le sussidiarie senza una specifica procura. La decisione impugnata è stata cassata con rinvio per accertare l'effettiva sussistenza dei poteri rappresentativi necessari per l'estensione del trattamento di integrazione salariale.
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Mancanza di delega: annullato decreto del GIP
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del GIP di Roma che aveva respinto un'istanza di restituzione di beni mobili. Il ricorso si fondava sulla mancanza di delega del soggetto che aveva concesso in godimento i beni. La Corte ha stabilito che la questione, essendo di diritto e non una mera riproposizione di fatti, non poteva essere decisa senza un contraddittorio, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Agevolazione tariffaria: non è un diritto acquisito
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'agevolazione tariffaria sull'energia elettrica, concessa a ex dipendenti di una società energetica, non costituisce un diritto acquisito e permanente. Il beneficio, derivante da contrattazione collettiva e non legato a una specifica prestazione lavorativa, può essere legittimamente revocato a seguito della disdetta del contratto collettivo da parte dell'azienda, non trattandosi di un elemento retributivo intangibile.
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Contratto d’opera professionale: oneri e responsabilità
Un professionista ha citato in giudizio i suoi committenti per il mancato pagamento di uno studio di progetto. I committenti si sono difesi sostenendo di aver agito per conto di un comune e che il pagamento era subordinato a condizioni non verificatesi. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dei committenti, chiarendo che un contratto d'opera professionale che coinvolge la Pubblica Amministrazione richiede la forma scritta e che le obbligazioni di pagamento non possono essere eluse facilmente.
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