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Art. 1373 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 1373 Codice Civile

Irriducibilità della retribuzione: lecita la revoca dell’indennità
Un lavoratore dipendente riceveva un assegno economico mensile aggiuntivo. In seguito, le parti hanno stipulato un accordo conciliativo per ricondurre tale somma all'indennità per specifiche responsabilità prevista dal contratto collettivo. Successivamente, l'ente datore di lavoro ha riorganizzato le mansioni e ha rimosso l'incarico di responsabile di laboratorio, cessando la corresponsione del compenso accessorio. Il dipendente ha promosso ricorso giudiziale invocando il principio di irriducibilità della retribuzione e contestando l'inadempimento degli accordi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del dipendente. I giudici hanno chiarito che le indennità accessorie legate a particolari incarichi temporanei non compongono la retribuzione fissa fondamentale. Di conseguenza, la perdita dell'incarico organizzativo legittima la revoca della relativa voce economica senza violare le tutele di legge.
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Contratto a progetto: sospensione illegittima e risarcimento
Un lavoratore con contratto a progetto subisce la sospensione unilaterale della collaborazione da parte dell'ente committente prima del formale recesso. La Corte di Appello accoglie la domanda del lavoratore, condannando l'ente a risarcire i danni per il periodo di inattività forzata e a versare i compensi arretrati. L'ente ricorre in Cassazione contestando la quantificazione economica e la legittimità delle richieste. I giudici di legittimità, rilevando la presenza di questioni interpretative di particolare rilievo riguardanti la gestione del contratto a progetto e la tutela risarcitoria, scelgono di non decidere in camera di consiglio. La Corte emette un'ordinanza interlocutoria e rimette gli atti alla pubblica udienza della sezione lavoro.
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Risoluzione del contratto preliminare: lite sulle spese e stop
La vicenda nasce dalla controversia tra una promittente venditrice e i promissari acquirenti in merito alla risoluzione del contratto preliminare di compravendita immobiliare. I giudici di merito hanno escluso l'inadempimento della venditrice, valutando però negativamente il suo recesso e compensando le spese legali. La proprietaria ha quindi impugnato la decisione contestando l'errata qualificazione del recesso e la mancata condanna alle spese della controparte. Tuttavia, durante il procedimento davanti alla Corte di Cassazione, la ricorrente ha notificato un formale atto di rinuncia. I giudici di legittimità hanno preso atto dell'abbandono della causa, dichiarando l'estinzione del processo ed esonerando la parte dal raddoppio del contributo unificato.
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Patto di non concorrenza: nullo se l’azienda decide il recesso
La Corte di Cassazione ha confermato l'invalidità del patto di non concorrenza stipulato tra un'azienda e un suo dipendente. Il contratto prevedeva la facoltà per il datore di lavoro di recedere unilateralmente dall'accordo prima della fine del rapporto di lavoro. Secondo i giudici, questa clausola rende il compenso del lavoratore del tutto incerto e indeterminato fin dall'inizio. Il lavoratore subisce infatti una limitazione della propria libertà professionale già al momento della firma, senza avere la certezza di ricevere il corrispettivo pattuito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, dichiarando nullo il patto e condannando il datore di lavoro a pagare le spese legali.
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