LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1373 Codice Civile — Anno 2026

Pagina 2 di 2

Altri anni per Art. 1373 Codice Civile

Proroga Tacita: Silenzio Salva Contratto, l’Acquirente Perde la Caparra
La Cassazione ha stabilito che il comportamento delle parti dopo la scadenza di un termine non essenziale in un contratto preliminare può integrare una **proroga tacita del termine**. Nel caso specifico, un'acquirente immobiliare ha comunicato la risoluzione del contratto per mancata approvazione di un progetto edilizio entro la data pattuita, ma solo dopo che il progetto era stato approvato tardivamente e dopo aver continuato le trattative. I giudici hanno ritenuto che il silenzio e la prosecuzione dei rapporti dopo la scadenza avessero prorogato il termine. Di conseguenza, il recesso dell'acquirente è stato considerato ingiustificato, legittimando i venditori a trattenere la caparra versata.
Continua »
Risoluzione per inadempimento: niente penale al consulente inattivo
Un consulente cita in giudizio un'azienda per ottenere una penale di 60.000 euro, prevista in caso di recesso dal contratto. L'azienda si difende sostenendo di aver interrotto il rapporto non per un semplice recesso, ma a causa della totale inattività del professionista, configurando una vera e propria risoluzione per inadempimento. La Corte di Cassazione dà ragione all'azienda. Viene stabilito che se una parte è gravemente inadempiente, l'altra ha il diritto di risolvere il contratto. In questo scenario, la clausola sulla penale per recesso non si applica, perché la fine del rapporto è causata dalla colpa di chi non ha eseguito la prestazione. Il consulente perde la causa.
Continua »
Usura bancaria: commissione recesso e tassi soglia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società accollante di un mutuo ipotecario che lamentava fenomeni di usura bancaria. Il ricorrente sosteneva che la commissione di estinzione anticipata e i costi di un contratto derivato Interest Rate Swap dovessero essere inclusi nel calcolo del tasso soglia. La Suprema Corte ha confermato che la commissione di recesso non costituisce remunerazione del credito, ma un corrispettivo per lo scioglimento anticipato del vincolo, restando quindi esclusa dal calcolo dell'usura. È stata inoltre confermata la legittimità dell'ammortamento alla francese e sanzionato il ricorrente per abuso del processo.
Continua »
Superminimo: la Cassazione decide sugli usi aziendali
Una nota società di telecomunicazioni ha impugnato la decisione che dichiarava illegittimo l'assorbimento del Superminimo individuale operato a danno di diversi dipendenti. La controversia ruota attorno alla natura di tale emolumento e alla sussistenza di un uso aziendale che ne impedirebbe la riduzione. La Corte di Cassazione, ravvisando una questione di particolare rilievo nomofilattico riguardante il rapporto tra usi aziendali, recesso e trattamenti retributivi, ha disposto il rinvio della causa in pubblica udienza per un esame approfondito.
Continua »
Uso aziendale e superminimo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia riguardante l'assorbimento di un superminimo individuale operato da una grande società. La Corte d'Appello aveva precedentemente stabilito che la mancata riduzione dell'emolumento per tredici anni, nonostante i rinnovi contrattuali, avesse configurato un uso aziendale favorevole al lavoratore. La società ha impugnato la decisione sostenendo la legittimità del recesso da tale prassi tramite accordo aziendale. Data la complessità e la rilevanza della questione sui rapporti tra uso aziendale e stabilità del superminimo, la Suprema Corte ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione di rilievo nomofilattico.
Continua »
Uso aziendale e superminimo: la Cassazione decide
Una società di telecomunicazioni ha impugnato la decisione che riconosceva a una dipendente il diritto al mantenimento del superminimo individuale, basandosi sulla configurazione di un uso aziendale. La Corte d'Appello aveva stabilito che l'attribuzione generalizzata e costante del beneficio per tredici anni impedisse l'assorbimento dello stesso nei rinnovi contrattuali. La Corte di Cassazione, ravvisando questioni di particolare rilevanza nomofilattica sul rapporto tra uso aziendale e facoltà di recesso, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un esame approfondito.
Continua »
Recesso avvocato compensi: prevale l’accordo tra parti
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di recesso avvocato compensi, l'accordo tra le parti prevale sui parametri ministeriali. Se un professionista recede dal mandato impegnandosi a completare le pratiche secondo i prezzi pattuiti, non può successivamente richiedere l'applicazione di tariffe più elevate basandosi sulla mancanza di clausole specifiche nel contratto originario.
Continua »
Risoluzione consensuale del contratto: l’inerzia
Una società venditrice di mobili ricorre in Cassazione contestando la sentenza che dichiarava la risoluzione consensuale del contratto basata su una presunta inerzia bilaterale. La Suprema Corte accoglie il ricorso rilevando che i giudici di merito hanno ignorato le prove riguardanti i numerosi solleciti inviati dal venditore, elemento che esclude il mutuo dissenso tacito.
Continua »