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Art. 1370 Codice Civile — Anno 2024

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Altri anni per Art. 1370 Codice Civile

Responsabilità professionale avvocato: cosa succede?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per responsabilità professionale avvocato a carico di un legale che, per negligenza, aveva causato l'estinzione di un giudizio. La Corte ha ritenuto che la mancata comparizione a tre udienze, la mancata riassunzione della causa e l'omessa informazione al cliente costituissero una grave negligenza. Inoltre, è stata respinta la richiesta di garanzia assicurativa, poiché l'avvocato, al momento della stipula della polizza, aveva omesso di dichiarare circostanze di cui era a conoscenza che avrebbero potuto generare una richiesta di risarcimento.
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Fideiussioni Plurime: no al regresso tra garanti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3687/2024, ha stabilito che in presenza di fideiussioni plurime, ovvero garanzie autonome e distinte prestate da più soggetti per lo stesso debito, il garante che paga l'intero importo non ha diritto di regresso nei confronti degli altri. A differenza della co-fideiussione, che presuppone un'unica obbligazione di garanzia, le fideiussioni plurime danno al garante adempiente solo la possibilità di surrogarsi nei diritti del creditore.
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Inadempimento contrattuale: l’obbligo della banca
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3671/2024, ha stabilito che il ritardo di una banca nel modificare la segnalazione negativa di un cliente in Centrale Rischi, dopo un accordo transattivo, costituisce un grave inadempimento contrattuale. La Corte ha chiarito che l'interpretazione di un contratto non deve limitarsi al senso letterale, ma considerare l'interesse concreto delle parti, che in questo caso era, per l'impresa, quello di riacquistare l'affidabilità creditizia. Di conseguenza, ha cassato la sentenza d'appello che aveva minimizzato la gravità della condotta della banca.
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Compenso professionale collaudo: vince la legge regionale
Un professionista, incaricato come presidente della commissione di collaudo per un'opera pubblica, ha richiesto il pagamento dell'intero compenso basato sulle tariffe professionali nazionali. L'ente pubblico committente si è opposto, invocando una legge regionale che prevedeva un compenso unitario da suddividere tra i membri della commissione. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'ente, stabilendo che la normativa regionale, in quanto norma speciale volta a contenere la spesa pubblica, prevale sulla tariffa nazionale generale, che non ha carattere imperativo. Il ricorso del professionista è stato quindi respinto.
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Giudizio di rinvio: limiti e inammissibilità
Una società contesta la condanna a restituire una somma a un'università, sollevando questioni di legittimazione processuale e di imputazione del pagamento. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che nel giudizio di rinvio non si possono riproporre questioni già decise, anche implicitamente, nella precedente sentenza di cassazione. La Corte ha inoltre ritenuto infondata la pretesa di imputare il pagamento ad altri debiti, data la causale specifica del versamento, condannando la società per lite temeraria.
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Eccezione di inadempimento: polizza postuma negata
Un subappaltatore si vede negato il pagamento del saldo per non aver fornito una polizza assicurativa postuma decennale come da contratto. La Corte di Cassazione conferma che l'appaltatore può legittimamente sollevare l'eccezione di inadempimento, trattenendo il pagamento, anche se la richiesta non è formulata esplicitamente, purché l'intenzione sia chiara. Il ricorso del subappaltatore, basato su una diversa interpretazione contrattuale e sulla presunta malafede della controparte, è stato respinto.
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Termine di tolleranza: quando il ritardo non basta
Un acquirente ha citato in giudizio una concessionaria per la risoluzione di un contratto di vendita, a causa della consegna di un veicolo oltre il termine di tolleranza di 40 giorni. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che una clausola contrattuale che concedeva all'acquirente un successivo periodo di 15 giorni per esercitare il diritto di recesso o di risoluzione, impediva che il ritardo della concessionaria, comunicato entro tale finestra temporale, costituisse un inadempimento grave tale da giustificare la risoluzione automatica del contratto.
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Clausola rischio cambio: non è un derivato autonomo
Un'impresa contestava un contratto di leasing contenente una clausola rischio cambio legata a una valuta estera. La Corte d'Appello aveva considerato la clausola "immeritevole" come se fosse un derivato autonomo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che tale pattuizione è una legittima "clausola valore" interna al contratto principale e non uno strumento finanziario a sé stante. Il giudizio di meritevolezza non può basarsi sulla convenienza economica. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Rinuncia al ricorso: come si estingue un giudizio
Una società utilizzatrice di un bene in leasing e il suo fideiussore, dopo aver perso in primo e secondo grado contro una società di factoring, presentano ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti concordano una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia e della successiva accettazione, dichiara l'estinzione del giudizio di legittimità, senza pronunciarsi sulle spese, rendendo definitiva la sentenza d'appello.
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Bonifico domiciliato: quando la banca non è responsabile
Una società ordinava un bonifico domiciliato per pagare un creditore. L'istituto di pagamento erogava la somma a un truffatore che presentava un documento falso ma possedeva il codice fiscale e la password corretti. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità dell'istituto, ritenendo che avesse agito con la dovuta diligenza professionale verificando gli elementi a sua disposizione, e ha chiarito che il bonifico domiciliato non è assimilabile a un assegno.
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Bonifico domiciliato: responsabilità per pagamento errato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2112/2024, ha chiarito il regime di responsabilità dell'istituto di pagamento in caso di un bonifico domiciliato incassato da un truffatore. La Corte ha escluso l'applicazione analogica delle norme sull'assegno non trasferibile, inquadrando l'operazione come un mandato. La responsabilità dell'intermediario non è oggettiva, ma va valutata secondo il criterio della diligenza professionale (art. 1176 c.c.). Se l'istituto dimostra di aver verificato con diligenza il documento d'identità, il codice fiscale e la password forniti dal presentatore, non è tenuto al risarcimento, anche se il documento si rivela falso e il pagamento è stato effettuato alla persona sbagliata.
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Bonifico domiciliato: la diligenza della banca
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2110/2024, ha stabilito i confini della responsabilità dell'istituto di pagamento in caso di un bonifico domiciliato pagato a un truffatore. Se l'istituto dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, verificando il documento d'identità (anche uno solo), il codice fiscale e la password forniti dall'ordinante, non è responsabile per l'erroneo pagamento. La Corte ha escluso l'applicazione analogica delle norme più severe previste per gli assegni non trasferibili, inquadrando il bonifico domiciliato nell'ambito del mandato e della delegazione di pagamento, regolati dalle norme generali sulla diligenza contrattuale.
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Bonifico domiciliato: quando la banca non è colpevole
Una società assicuratrice disponeva un bonifico domiciliato a favore di una sua creditrice. Un impostore, presentatosi allo sportello con un documento d'identità (presumibilmente falso ma apparentemente valido), il codice fiscale e la password corretta, incassava la somma. La società disponente, costretta a pagare una seconda volta la vera creditrice, citava in giudizio l'istituto di pagamento per inadempimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che, a differenza dell'assegno non trasferibile, il bonifico domiciliato è regolato dalle norme sul mandato. Di conseguenza, l'istituto di pagamento non è responsabile se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, identificando chi si presenta all'incasso tramite la verifica del documento, del codice fiscale e della password fornita dal disponente, anche senza conservarne una copia.
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Pagamento a persona sbagliata: la diligenza della banca
Un'impresa di assicurazioni dispone un 'bonifico domiciliato' a favore di un cliente. L'istituto di pagamento eroga la somma a un truffatore che si presenta con un documento apparentemente valido, il codice fiscale e la password corretta. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'istituto non è responsabile del pagamento a persona sbagliata, avendo agito con la diligenza professionale richiesta tramite la verifica di un singolo documento, del codice fiscale e della password, assolvendo così il proprio onere della prova.
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Accordo conciliativo: la rinuncia vale sui diritti pregressi
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore non può far valere una sentenza favorevole, ottenuta contro il precedente datore di lavoro, nei confronti della nuova società datrice di lavoro se ha firmato un accordo conciliativo. In tale accordo, il lavoratore aveva accettato un nuovo inquadramento e rinunciato a ogni pretesa pregressa, interrompendo così ogni legame con la precedente situazione lavorativa. La Corte ha ritenuto che l'accordo conciliativo fosse valido e che si fosse instaurato un rapporto di lavoro completamente nuovo, rendendo inopponibile la vecchia sentenza.
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Cessione d’azienda: il destino della fideiussione
Un fideiussore aveva garantito i debiti di un'impresa individuale per forniture di merci. Quando l'impresa è stata conferita in una S.p.A., quest'ultima ha preteso di escutere la garanzia. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1453/2024, ha affrontato il tema della sorte della fideiussione in caso di cessione d'azienda. Pur affermando che il contratto di fideiussione si trasferisce automaticamente alla nuova società acquirente ai sensi dell'art. 2558 c.c., la Corte ha specificato due limiti cruciali: il credito di garanzia non può essere ceduto separatamente senza il consenso del garante e le sanzioni personali, come la penale per assegno protestato, non si estendono al fideiussore. La Corte ha quindi accolto parzialmente il ricorso, cassando la sentenza d'appello su questi ultimi due punti.
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Responsabilità bonifico domiciliato: la diligenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 209/2024, ha chiarito i contorni della responsabilità del prestatore di servizi di pagamento in caso di bonifico domiciliato pagato a un soggetto non legittimato. Il caso riguardava una società che, dopo aver disposto un pagamento a un proprio creditore, si vedeva costretta a ripeterlo perché un impostore aveva incassato la somma presentando un documento falso. La Corte ha escluso l'applicazione analogica delle norme sulla responsabilità oggettiva previste per gli assegni non trasferibili, inquadrando la fattispecie nell'ambito della responsabilità contrattuale. Di conseguenza, l'istituto non è responsabile se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, la quale è stata ritenuta assolta tramite la verifica di un documento d'identità, del codice fiscale e della password fornita dall'ordinante, anche senza conservare copia del documento.
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Polizza all risks TAEG: quando è esclusa dal calcolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante l'inclusione di una polizza all risks nel calcolo del TAEG per la verifica del superamento del tasso soglia usura. La decisione si fonda su motivi procedurali: il ricorrente non ha fornito la prova che la polizza garantisse il rimborso del credito, né ha contestato in modo specifico le motivazioni della corte d'appello, limitandosi a proporre una interpretazione alternativa. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare il merito dei fatti.
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Clausola rischio cambio: no alla motivazione apparente
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello relativa a un contratto di leasing finanziario. La Corte ha riscontrato una 'motivazione apparente' e contraddittoria, poiché i giudici di secondo grado avevano fondato la risoluzione del contratto sulla non 'meritevolezza' della clausola rischio cambio, discostandosi dal tema dell'indeterminatezza analizzato in primo grado e utilizzando argomenti in conflitto con i principi stabiliti dalle Sezioni Unite.
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Clausola risolutiva espressa: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un mutuatario contro la risoluzione del contratto di mutuo attivata dalla banca. La risoluzione non era dovuta a rate non pagate, ma all'attivazione di una clausola risolutiva espressa a seguito del pignoramento dell'immobile ipotecato. La Corte ha ritenuto il ricorso proceduralmente viziato, confermando la legittimità di tali clausole che tutelano la garanzia del credito.
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