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Art. 136 Costituzione — Sezione Terza Penale

Altri anni per Art. 136 Costituzione

DASPO Incostituzionale: Annullata Condanna per Divieto di Accesso
Un Lavoratore aveva ricevuto un DASPO antirissa, un divieto di accesso a pubblici esercizi, dopo un alterco. È stato poi condannato per aver violato tale divieto. La difesa ha contestato la legittimità del provvedimento. Durante il processo, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del DASPO provinciale (art. 13-bis, d.l. 14/2017) perché non prevedeva le garanzie di libertà personale. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha annullato la condanna del Lavoratore, poiché il fatto non sussisteva, essendo basato su una norma incostituzionale. Questa sentenza evidenzia l'importanza della Illegittimità costituzionale DASPO e delle garanzie individuali.
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Messa alla prova in appello: diritto perso per un errore formale
Un imputato, condannato per un reato di lieve entità in materia di stupefacenti, ha richiesto la **messa alla prova in appello** a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale che aveva esteso il beneficio al suo caso. La Corte di Cassazione ha però dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione non nega la possibilità di accedere al beneficio in appello, ma la subordina a una corretta procedura. L'imputato, infatti, non aveva presentato una richiesta formale e personale durante il giudizio di secondo grado, limitandosi a menzionarla nei motivi di ricorso redatti dal difensore. Questo errore procedurale si è rivelato fatale, portando alla conferma della condanna.
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Commercio illegale di farmaci: no a legge incostituzionale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per commercio illegale di farmaci a carico di un gestore di una palestra. La sentenza chiarisce un importante principio: una legge penale più favorevole, se successivamente dichiarata incostituzionale, non può essere applicata retroattivamente a fatti commessi quando era in vigore una norma più severa. La Corte ha ritenuto provata l'attività di commercio sulla base delle ingenti quantità di sostanze sequestrate in più occasioni e della presenza di programmi di assunzione.
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False dichiarazioni reddito cittadinanza: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un cittadino straniero che aveva ottenuto il reddito di cittadinanza tramite false dichiarazioni sul requisito di residenza. La sentenza stabilisce che il requisito di residenza quinquennale è legittimo e conforme ai principi costituzionali, non configurandosi come mera assistenza sociale. Di conseguenza, le false dichiarazioni reddito cittadinanza integrano il reato, e la responsabilità penale non può essere esclusa né dall'intervento di un intermediario né dalla presunta ignoranza della legge o della lingua italiana. I motivi di ricorso generici o ripetitivi sono stati dichiarati inammissibili.
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Reddito di cittadinanza: Cassazione, residenza 5 anni
Un cittadino straniero era stato processato per aver falsamente dichiarato di risiedere in Italia da dieci anni al fine di ottenere il reddito di cittadinanza. La Corte di Cassazione ha annullato la precedente condanna, recependo una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il requisito della residenza decennale, riducendolo a cinque anni. Di conseguenza, la sanzione penale per la falsa dichiarazione sul requisito decennale non è più applicabile se il richiedente possedeva comunque il requisito quinquennale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione dei fatti alla luce del nuovo quadro normativo.
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