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Art. 136 Costituzione — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 136 Costituzione

Indennità di Esproprio: Valore di Mercato e Siepi, la Cassazione Fa Chiarezza
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia sull'Indennità di esproprio di terreni destinati a un'area commerciale. La Proprietaria contestava il calcolo dell'indennità e il mancato riconoscimento del valore di una siepe. La Corte ha ribadito che l'indennità deve corrispondere al valore di mercato (valore venale) del bene, senza detrazioni per utili di investimento dell'espropriante. Ha anche confermato che il valore del soprassuolo (come una siepe) deve essere considerato, anche su terreni edificabili, se contribuisce al valore del bene. La Cassazione ha respinto tutti i ricorsi, confermando la decisione della Corte d'Appello e compensando le spese legali.
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Indennità di occupazione legittima: vince il valore di mercato
I Proprietari di alcuni terreni subiscono un'occupazione d'urgenza da parte del Comune per la costruzione di alloggi popolari. Scaduti i termini senza un regolare esproprio, i terreni risultano irreversibilmente trasformati. I Proprietari avviano un giudizio per ottenere il risarcimento del danno e l'indennità di occupazione legittima. Dopo varie vicende, il risarcimento viene liquidato in via definitiva, mentre la richiesta di indennità viene riproposta successivamente. I giudici di merito rigettano la domanda ritenendo che il precedente giudicato sul valore del terreno blocchi il ricalcolo dell'indennità. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei Proprietari: la richiesta di risarcimento e quella per l'indennità di occupazione legittima sono autonome. Il giudicato sul risarcimento non impedisce di ricalcolare l'indennità basandosi sul valore venale pieno del bene, applicando gli effetti di incostituzionalità delle vecchie norme riduttive.
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Indennità di esproprio: l’Ente paga meno e perde in Cassazione
Un Ente pubblico offre un'indennità di esproprio all'anziana proprietaria di un terreno, senza sapere che è già deceduta. Gli eredi accettano l'offerta, ma l'Ente paga loro una somma inferiore. La Corte di Cassazione stabilisce che non si è mai formato un valido accordo. L'accettazione degli eredi era una nuova proposta e il pagamento parziale dell'Ente non valeva come accettazione. Di conseguenza, il rapporto giuridico non era 'esaurito'. La Corte ha quindi ordinato di ricalcolare l'indennità di esproprio applicando retroattivamente una sentenza della Corte Costituzionale che impone di basarsi sul pieno valore di mercato del bene. Gli eredi hanno quindi vinto la causa.
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Cessione volontaria e indennizzo: accordo firmato non blocca il ricalcolo
La Corte di Cassazione chiarisce la natura della cessione volontaria di un immobile alla Pubblica Amministrazione. Due proprietari avevano ceduto un terreno a un Comune, accettando un indennizzo calcolato secondo una legge poi dichiarata incostituzionale. I proprietari hanno quindi chiesto la differenza rispetto al valore di mercato. La Corte ha dato loro ragione, stabilendo un principio fondamentale: la cessione volontaria non è un contratto privato, ma un atto di diritto pubblico inserito in una procedura espropriativa. Di conseguenza, il semplice pagamento non rende il rapporto 'esaurito'. La clausola sul prezzo, basata su una norma incostituzionale, è nulla e viene automaticamente sostituita con il criterio del giusto indennizzo, pari al valore di mercato del bene. La decisione riguarda la corretta determinazione di **Cessione volontaria e indennizzo**.
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Indennità di esproprio: accordo nullo se la legge cambia
Proprietari accettano un'indennità di esproprio, ma la Corte Costituzionale dichiara illegittima la legge di calcolo prima della conclusione della procedura. La Cassazione stabilisce che l'accordo sull'indennità di esproprio diventa invalido e i proprietari hanno diritto a una nuova determinazione basata sul valore di mercato, annullando la decisione della Corte d'Appello.
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Compenso custode giudiziario: la Cassazione decide
Una società di custodia giudiziaria ha richiesto un maggior compenso per i veicoli sequestrati, basandosi su una sentenza della Corte Costituzionale che aveva dichiarato illegittime le tariffe forfettarie. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il diritto era prescritto. Il mancato ricorso contro il decreto di liquidazione originale entro il termine di 20 giorni ha reso il rapporto giuridico "esaurito", impedendo qualsiasi successiva pretesa, nonostante la declaratoria di incostituzionalità. La parola chiave è: compenso custode giudiziario.
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Indennità di espropriazione: accordo nullo per legge
La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità di un accordo sull'indennità di espropriazione perché basato su criteri di calcolo (il Valore Agricolo Medio) successivamente dichiarati incostituzionali. La Corte ha chiarito che le sentenze di incostituzionalità si applicano ai rapporti giuridici non ancora esauriti, come nel caso di un giudizio in corso, imponendo di ricalcolare l'indennità in base al valore di mercato del bene. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio.
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Reformatio in peius: divieto per il giudice fallimentare
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale che, in sede di opposizione allo stato passivo, aveva dichiarato inammissibile l'intera domanda di un creditore, peggiorandone la posizione rispetto alla decisione di primo grado. La Corte ha riaffermato il principio del divieto di reformatio in peius, applicabile anche al rito fallimentare, stabilendo che in assenza di impugnazione da parte del curatore, il giudice non può riesaminare la parte della domanda già accolta.
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Reformatio in peius nel fallimento: la tutela del creditore
Due creditori, dopo aver ottenuto l'ammissione parziale del loro credito nel passivo di un fallimento, hanno proposto opposizione per ottenere l'importo intero. Il Tribunale, anziché decidere sulla parte contestata, ha dichiarato inammissibile l'intera domanda, peggiorando la loro posizione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ribadendo il fondamentale divieto di 'reformatio in peius': in assenza di un'impugnazione da parte del curatore fallimentare, la posizione del creditore appellante non può essere peggiorata.
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Indennità di esproprio: il valore del terreno
Una proprietaria terriera ha richiesto una maggiore indennità di esproprio, sostenendo che il suo terreno agricolo, destinato alla costruzione di un ospedale pubblico, dovesse essere valutato come edificabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'indennizzo deve basarsi sul valore di mercato effettivo. Poiché un vincolo conformativo impediva l'edificazione da parte di privati, il valore del terreno è stato correttamente calcolato in base al suo uso agricolo e non a un potenziale edificatorio fittizio.
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Indennità di esproprio: il valore è quello di mercato
Un proprietario ha contestato l'indennità di esproprio per un terreno destinato a un'opera pubblica, sostenendo dovesse essere considerato edificabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il calcolo deve basarsi sul valore venale effettivo del bene, che, in presenza di un vincolo conformativo che esclude l'edificazione privata, corrisponde a quello agricolo. La Corte ha inoltre confermato l'inefficacia di una legge regionale che creava una fittizia "edificabilità legale" ai soli fini indennitari.
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Responsabilità amministratori associazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità degli amministratori di un'associazione non riconosciuta. Gli eredi del presidente defunto, citati per mala gestio, avevano chiamato in causa gli altri consiglieri. La Corte ha stabilito che la chiamata in garanzia era ammissibile e che la sospensione della prescrizione si applica anche a tali enti, annullando la decisione precedente per difetto di motivazione sulla quantificazione del danno. Il caso riguarda la distrazione di un fondo mutualistico per investimenti immobiliari.
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