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Art. 1354 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 1354 Codice Civile

Condizione risolutiva accordo sindacale: stipendio salvo
Un lavoratore accetta una riduzione di stipendio tramite un accordo per aiutare l'azienda in crisi. L'intesa contiene una condizione risolutiva accordo sindacale: se l'azienda fosse entrata in procedura concorsuale, l'accordo si sarebbe annullato. L'evento si verifica e il lavoratore chiede il ripristino della retribuzione originaria. La Cassazione gli dà ragione, confermando che l'avverarsi della condizione ha cancellato retroattivamente l'accordo sulla riduzione, facendo 'rivivere' il diritto del lavoratore al suo pieno stipendio. L'azienda perde la causa e deve pagare le differenze retributive.
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Condizione risolutiva accordo sindacale: stipendio salvo se l’azienda fallisce
Un lavoratore accetta una riduzione di stipendio tramite un accordo per aiutare l'azienda in crisi. L'intesa, però, contiene una clausola di salvaguardia: una condizione risolutiva accordo sindacale che lo annulla se l'azienda entra in procedura concorsuale. Quando ciò accade, il lavoratore chiede il ripristino del suo stipendio originario, ma l'azienda rifiuta. Il dipendente si dimette anche per giusta causa a causa dei mancati pagamenti. La Corte di Cassazione dà piena ragione al lavoratore. L'avverarsi della condizione ha cancellato l'accordo fin dall'inizio, facendo 'rinascere' il diritto alla retribuzione piena. La Corte conferma anche la legittimità delle dimissioni per giusta causa. L'azienda perde e deve pagare le differenze retributive e le spese legali.
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Condizione risolutiva contratto: stipendio ridotto ma poi ripristinato
Un lavoratore accetta una riduzione di stipendio tramite un accordo sindacale per salvare l'azienda dalla liquidazione. L'accordo, però, contiene una **condizione risolutiva contratto**: se l'azienda fosse entrata in una procedura concorsuale, l'accordo sarebbe decaduto. L'evento si verifica e il lavoratore chiede il ripristino della retribuzione originaria. La Corte di Cassazione gli dà ragione, ma per un motivo procedurale. La Corte d'Appello aveva basato la sua decisione su due distinte motivazioni legali. L'azienda ha impugnato in Cassazione solo una delle due. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, rendendo definitiva la vittoria del lavoratore, che ottiene il pagamento delle differenze retributive.
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Presupposizione: accordo nullo se manca il fatto base
Una lavoratrice aveva stipulato una conciliazione con la sua azienda originaria, basando l'accordo sulla certezza di una futura assunzione presso una nuova società subentrante. Quando l'assunzione non si è concretizzata, la Corte d'Appello ha dichiarato inefficace la conciliazione applicando l'istituto della presupposizione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che un accordo perde la sua validità se viene a mancare il presupposto di fatto, comune e determinante, che ne ha costituito il fondamento, anche se non esplicitamente menzionato.
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Recesso periodo di prova: niente reintegra senza motivo
Un lavoratore, licenziato durante il periodo di prova, ha impugnato il recesso per mancanza di motivazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che il recesso periodo di prova, sebbene illegittimo perché immotivato, è comunque efficace a terminare il rapporto di lavoro. Al lavoratore spetta unicamente il risarcimento del danno e non la reintegrazione nel posto di lavoro, poiché la mancanza di motivazione costituisce un vizio funzionale e non un vizio genetico del patto.
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Licenziamento Covid: è valido se condizionato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, comunicato durante il periodo del blocco dei licenziamenti Covid, non è nullo se la sua efficacia è esplicitamente subordinata alla fine del divieto. Secondo la Corte, se la condizione (la fine del blocco) non si verifica a causa di una proroga, il licenziamento è da considerarsi come mai avvenuto e il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni. Di conseguenza, la richiesta di nullità del lavoratore è stata respinta perché non si può annullare un atto che non ha mai prodotto effetti giuridici.
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Responsabilità precontrattuale e contratto valido
Un professionista ha citato in giudizio una clinica per una clausola premiale basata su una condizione ritenuta impossibile. Il Tribunale ha riconosciuto un risarcimento per responsabilità precontrattuale. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, negando il risarcimento per mancata prova del cosiddetto 'interesse negativo'. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, dichiarando il ricorso inammissibile e sottolineando che, senza la prova di un comportamento scorretto della controparte durante le trattative, non può sorgere alcuna responsabilità precontrattuale.
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