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Art. 1354 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 1354 Codice Civile

Condizione risolutiva impossibile: quando la caparra è persa
Il caso nasce dal mancato acquisto di un immobile commerciale. Il Promissario Acquirente e il Promittente Venditore firmano un secondo contratto preliminare che elimina la condizione del mutuo, inserendo una clausola generica di risoluzione automatica. Non ottenendo il mutuo, l'acquirente non si presenta al rogito. La Corte d'Appello, confermata dalla Cassazione, qualifica tale clausola come una condizione risolutiva impossibile per via della sua assoluta indeterminatezza. Di conseguenza, la clausola si considera come non apposta, lasciando valido il contratto. L'acquirente, non avendo adempiuto all'obbligo di acquisto, viene dichiarato inadempiente. Il venditore ottiene così il diritto di trattenere la caparra confirmatoria di centomila euro, mentre deve restituire ventimila euro versati come acconto. La Cassazione rigetta il ricorso dell'acquirente, condannandolo anche alle spese di giudizio.
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Condizione risolutiva accordo sindacale: stipendio salvo
Un lavoratore accetta una riduzione di stipendio tramite un accordo per aiutare l'azienda in crisi. L'intesa contiene una condizione risolutiva accordo sindacale: se l'azienda fosse entrata in procedura concorsuale, l'accordo si sarebbe annullato. L'evento si verifica e il lavoratore chiede il ripristino della retribuzione originaria. La Cassazione gli dà ragione, confermando che l'avverarsi della condizione ha cancellato retroattivamente l'accordo sulla riduzione, facendo 'rivivere' il diritto del lavoratore al suo pieno stipendio. L'azienda perde la causa e deve pagare le differenze retributive.
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Condizione risolutiva accordo sindacale: stipendio salvo se l’azienda fallisce
Un lavoratore accetta una riduzione di stipendio tramite un accordo per aiutare l'azienda in crisi. L'intesa, però, contiene una clausola di salvaguardia: una condizione risolutiva accordo sindacale che lo annulla se l'azienda entra in procedura concorsuale. Quando ciò accade, il lavoratore chiede il ripristino del suo stipendio originario, ma l'azienda rifiuta. Il dipendente si dimette anche per giusta causa a causa dei mancati pagamenti. La Corte di Cassazione dà piena ragione al lavoratore. L'avverarsi della condizione ha cancellato l'accordo fin dall'inizio, facendo 'rinascere' il diritto alla retribuzione piena. La Corte conferma anche la legittimità delle dimissioni per giusta causa. L'azienda perde e deve pagare le differenze retributive e le spese legali.
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Condizione risolutiva contratto: stipendio ridotto ma poi ripristinato
Un lavoratore accetta una riduzione di stipendio tramite un accordo sindacale per salvare l'azienda dalla liquidazione. L'accordo, però, contiene una **condizione risolutiva contratto**: se l'azienda fosse entrata in una procedura concorsuale, l'accordo sarebbe decaduto. L'evento si verifica e il lavoratore chiede il ripristino della retribuzione originaria. La Corte di Cassazione gli dà ragione, ma per un motivo procedurale. La Corte d'Appello aveva basato la sua decisione su due distinte motivazioni legali. L'azienda ha impugnato in Cassazione solo una delle due. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, rendendo definitiva la vittoria del lavoratore, che ottiene il pagamento delle differenze retributive.
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Vincolo di inedificabilità e risoluzione vendita
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un acquirente che chiedeva la risoluzione di un contratto di compravendita immobiliare a causa di un presunto vincolo di inedificabilità assoluta. Il terreno, acquistato da un ente locale, risultava inserito in un piano di assetto idrogeologico. Tuttavia, i giudici hanno accertato che l'acquirente aveva effettivamente ottenuto un permesso di costruire, poi decaduto per sua inerzia, dimostrando che il vincolo non era ostativo. La Corte ha inoltre ribadito che le prescrizioni dei piani idrogeologici hanno natura normativa e sono assistite da una presunzione legale di conoscenza, escludendo l'applicabilità dell'art. 1489 c.c. in presenza di oneri facilmente conoscibili.
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Proprietà lastrico solare: guida alla sopraelevazione
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per determinare la proprietà lastrico solare in un edificio condominiale. Il caso riguardava alcuni proprietari che rivendicavano la natura comune del tetto a seguito di un divieto amministrativo di sopraelevazione. La Corte ha confermato la validità dei titoli d'acquisto originali e ha respinto le richieste di installazione di impianti fotovoltaici che avrebbero compromesso strutture portanti di proprietà esclusiva del costruttore.
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