LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1351 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1351 Codice Civile

Contratto preliminare senza prezzo: la Cassazione ne dichiara la nullità
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di contratto preliminare di vendita immobiliare. Il Promittente Venditore si era impegnato a vendere un immobile, ma il contratto definitivo non era stato stipulato. Il Promissario Acquirente aveva agito per ottenere l'esecuzione in forma specifica del contratto preliminare. La Corte ha stabilito che un contratto preliminare è nullo se non indica chiaramente il prezzo di vendita, anche se le parti si sono accordate su un prezzo in un momento successivo. La mancanza di un elemento essenziale come il prezzo nel contratto preliminare ne determina la nullità, impedendo l'esecuzione in forma specifica.
Continua »
Negozio fiduciario e trasferimento immobiliare tra eredi
Una madre firma un impegno scritto per trasferire tre appartamenti e due garage a due dei suoi figli, in adempimento di un previo accordo stretto con il defunto marito. Alla morte della donna, un altro erede contesta l'atto sostenendo che si tratti di un preliminare di donazione, quindi nullo per legge. I giudici di merito e la Corte di Cassazione respingono le pretese dell'erede. La Suprema Corte chiarisce che l'accordo configura un valido negozio fiduciario e trasferimento immobiliare. Il vincolo non nasce da un intento caritatevole, ma dal dovere di dare esecuzione al patto stipulato con il fiduciante. Di conseguenza, i beneficiari possono ottenere l'intestazione dei beni tramite l'esecuzione in forma specifica prevista dall'articolo 2932 del codice civile.
Continua »
Riqualificazione Fiscale Preliminare: Cassazione frena l’Agenzia Entrate
L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato un atto notarile di "promessa di cessione di beni immobili" con immediata consegna e pagamento del prezzo come una vera e propria cessione definitiva. Questo comportava una tassazione più alta (9%) per imposte di registro, ipotecaria e catastale. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato questa riqualificazione fiscale. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Notaio e della Società. Ha ribadito che, in un contratto preliminare ad effetti anticipati, la consegna del bene al promissario acquirente configura solo una detenzione qualificata, non un possesso. L'effetto traslativo della proprietà non si anticipa. Di conseguenza, la riqualificazione fiscale preliminare dell'atto come vendita definitiva per fini fiscali è errata. La Cassazione ha cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sul preliminare
La vicenda nasce dalla stipula di un contratto preliminare di vendita immobiliare e dalla successiva cessione dei relativi diritti. A seguito di divergenze contrattuali, le parti si sono affrontate in giudizio chiedendo la risoluzione per inadempimento e il risarcimento dei danni, oltre al pagamento delle somme residue pattuite. Dopo le pronunce di primo e secondo grado, la controversia è giunta dinanzi alla Suprema Corte. Prima dell'udienza, le parti hanno depositato un atto congiunto di rinuncia alle rispettive impugnazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, la sentenza di secondo grado è divenuta definitiva senza alcuna pronuncia sulle spese di lite e senza applicazione del raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Mutuo Dissenso Contratto Preliminare: Inerzia non basta, serve la forma scritta
Un Acquirente aveva stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un terreno. Dopo una precedente causa che aveva lasciato il contratto valido, l'Acquirente ha chiesto la risoluzione per mutuo dissenso, sostenendo che l'inerzia delle parti equivalga a un accordo tacito. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, affermando che il mutuo dissenso di un contratto preliminare immobiliare richiede la forma scritta ad substantiam, non potendo essere provato per presunzioni o comportamenti concludenti. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la volontà di sciogliere un contratto immobiliare deve essere espressa per iscritto, anche se si tratta di un mutuo dissenso.
Continua »
Diritto alla provvigione: niente compenso per il preliminare
L'Acquirente firmava una proposta di acquisto, qualificata come preliminare di preliminare, per un immobile. L'accordo prevedeva di rinviare la firma del vero contratto preliminare a un momento successivo dinanzi al notaio. Durante le verifiche, il notaio riscontrava la presenza di un pignoramento sul bene con un'imminente vendita all'asta. Il contratto preliminare non veniva stipulato e l'affare sfumava. L'Agente Immobiliare chiedeva comunque il pagamento del compenso in giudizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Agente Immobiliare non ha diritto alla provvigione in presenza di un semplice preliminare di preliminare. Il diritto alla provvigione sorge soltanto quando si conclude l'affare vero e proprio, ossia quando nasce un vincolo giuridico che permette di agire in giudizio per l'esecuzione del contratto o per il risarcimento del danno.
Continua »
Contratto preliminare: l’inadempimento costa caro all’Azienda
Un Lavoratore e un'Azienda stipulano un contratto preliminare per l'affidamento di un'agenzia. L'Azienda non conclude il contratto definitivo, affidando l'agenzia a un'altra società. Il Tribunale dichiara l'inadempimento del contratto preliminare da parte dell'Azienda e la condanna al risarcimento danni, calcolato equitativamente sulla base di un'opportunità alternativa persa dal Lavoratore. Entrambe le parti ricorrono in appello e poi in Cassazione. La Suprema Corte conferma la natura preliminare del contratto e l'inadempimento dell'Azienda, rigettando sia il ricorso principale del Lavoratore (sull'ammontare del danno) sia quello incidentale dell'Azienda (sulla qualificazione del contratto e sulla propria responsabilità).
Continua »
Patto fiduciario immobiliare: la Cassazione conferma la validità senza forma scritta
Un Lavoratore acquista un appartamento intestandolo al Padre per evitare la comunione legale con l'Ex Moglie, configurando un patto fiduciario immobiliare. Dopo la morte del Padre, la Sorella e la Madre riconoscono per iscritto l'esclusiva proprietà del Lavoratore e il loro obbligo di trasferire la quota ereditata. La Sorella si rifiuta. La Cassazione ha stabilito che il patto fiduciario immobiliare non richiede la forma scritta per la sua validità, essendo sufficiente il riconoscimento successivo. Il ricorso della Sorella è stato rigettato, confermando il diritto del Lavoratore.
Continua »
Preliminare per persona da nominare: nomina valida via citazione
Una cooperativa edilizia stipula un preliminare di assegnazione con un socio, il quale si riserva la facoltà di nominare un terzo acquirente per il rogito. Il socio cede l'immobile a un terzo acquirente e lo immette nel possesso. Successivamente la cooperativa, posta in liquidazione, richiede la restituzione della villa accusando il terzo di occupazione abusiva. Il terzo acquirente chiede invece il trasferimento coattivo dell'immobile in giudizio. La Corte d'Appello nega il trasferimento ritenendo invalida la nomina, ma la Corte di Cassazione accoglie il ricorso del terzo: nel preliminare per persona da nominare la dichiarazione di nomina può provenire direttamente dal terzo nominato tramite la domanda giudiziale.
Continua »
Disconoscimento di copia fotostatica: la copia vale l’originale
Un'impresa edile ha impugnato un lodo arbitrale che la condannava a restituire un acconto e a risarcire i danni a un acquirente per grave inadempimento di un contratto preliminare di compravendita. L'impresa lamentava l'invalidità del contratto poiché l'acquirente aveva prodotto solo una copia e non l'originale dell'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il disconoscimento di copia fotostatica non può essere generico. Per contestare validamente la conformità di una copia all'originale, la parte deve indicare in modo chiaro, specifico e univoco gli aspetti differenziali del documento prodotto rispetto all'originale. Di conseguenza, la copia non contestata specificamente si considera conforme all'originale, confermando la piena validità del contratto e della clausola compromissoria in esso contenuta. L'impresa perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento del doppio del contributo unificato.
Continua »
Contratto preliminare: se la casa è occupata salta il rogito
La Venditrice si era impegnata a vendere un immobile all'Acquirente tramite un contratto preliminare di compravendita, garantendo che il bene sarebbe stato consegnato libero da persone e cose. Tuttavia, al momento del rogito, la casa risultava occupata da un parente della Venditrice con un comodato verbale. L'Acquirente si è rifiutata di firmare il definitivo e ha chiesto il trasferimento forzato dell'immobile oltre al risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Venditrice, confermando che l'obbligo di consegnare l'immobile libero è assoluto e non può essere sostituito dal semplice impegno della venditrice a liberarlo, né l'acquirente è obbligata a subire l'occupazione di terzi.
Continua »
Termine essenziale scaduto: addio all’affare da milioni
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto preliminare di vendita per il decorso del termine essenziale stabilito dalle parti. La Società Acquirente aveva versato una caparra di due milioni di euro per l'acquisto di quote societarie finalizzate alla realizzazione di un villaggio turistico. A causa di problemi idrogeologici e della conseguente mancanza di autorizzazioni, la Società Acquirente ha invocato la scadenza del termine. I Promittenti Venditori sostenevano che il termine non fosse perentorio e che il contratto fosse sospeso in attesa delle autorizzazioni. La Cassazione ha rigettato il ricorso dei venditori, stabilendo che il superamento del termine essenziale scioglie automaticamente il contratto se la parte interessata non richiede l'adempimento entro tre giorni. I venditori devono quindi restituire l'intera caparra.
Continua »
Contratto preliminare di compravendita: nullo il recesso verbale
Tre soggetti firmano un contratto preliminare di compravendita per acquistare immobili da una società, subordinando l'efficacia al finanziamento (condizione sospensiva). Saltato l'affare, il primo acquirente agisce in giudizio per la risoluzione, sostenendo che gli altri due avessero rinunciato all'acquisto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del primo acquirente: lo scioglimento del vincolo per gli altri co-acquirenti richiedeva la forma scritta obbligatoria (ad substantiam) e non poteva avvenire per comportamenti concludenti. Inoltre, non essendosi verificata la condizione sospensiva del finanziamento, il contratto non ha mai prodotto effetti. Di conseguenza, non è configurabile alcun inadempimento e il primo acquirente perde la causa, dovendo restituire le somme ricevute in precedenza.
Continua »
Contratto preliminare di compravendita: chi risponde dei debiti?
Un acquirente stipula un contratto preliminare di compravendita per un box auto con una società venditrice, versando una caparra. Successivamente, la venditrice cede il proprio patrimonio immobiliare a un fondo gestito da una SGR, indicando quest'ultima per il pagamento del saldo. L'acquirente agisce in giudizio per il doppio della caparra a causa di un grave inadempimento. Il Tribunale condanna la SGR, ma la Corte d'Appello esclude la legittimazione passiva del fondo e della SGR. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione giuridica sulla trasmissione degli obblighi contrattuali, dispone il rinvio della causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
Continua »
Patto fiduciario immobiliare: la fiducia non basta senza prove
Un ex calciatore professionista ha citato in giudizio l'ex moglie per accertare che diversi immobili e quote societarie a lei intestati fossero in realtà di sua proprietà, acquistati con i propri guadagni tramite un patto fiduciario immobiliare. In subordine, chiedeva la restituzione delle somme per indebito arricchimento. La Corte d'Appello ha accolto la domanda solo parzialmente, condannando la donna a restituire circa 67.000 euro. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la complessità delle questioni sollevate, in particolare sulla prova del patto fiduciario immobiliare e sulla forma dello stesso, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una trattazione più approfondita, non decidendo immediatamente la controversia.
Continua »
Interversione del possesso: perché il compromesso non basta
Una società acquirente ha rivendicato la proprietà di un immobile commerciale acquistato nel 2002. Il locatore del bene si è opposto, sostenendo di aver usucapito l'immobile per successione nel possesso dal padre. Quest'ultimo era entrato nella disponibilità del bene nel 1973 tramite un contratto preliminare di compravendita. La Corte d'Appello ha accolto la rivendicazione della società, escludendo l'usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del locatore. I giudici hanno chiarito che la consegna anticipata di un bene in forza di un contratto preliminare attribuisce solo la detenzione e non il possesso. Per usucapire il bene, sarebbe stata necessaria una formale interversione del possesso, mai provata dal ricorrente. Di conseguenza, la società acquirente ottiene la restituzione dell'immobile e il ricorrente viene condannato a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Possesso utile per usucapione: gli effetti del contratto nullo
Gli eredi di un acquirente chiedono il riconoscimento dell'usucapione di un terreno consegnato nel 1966 in base a una scrittura privata poi dichiarata nulla. Gli eredi del venditore si oppongono, sostenendo che l'accordo originario fosse un contratto preliminare, idoneo a trasferire la sola detenzione e non il possesso utile per usucapione. La Corte d'Appello accoglie la domanda di usucapione, ma la Cassazione cassa la decisione. La Suprema Corte stabilisce che un contratto nullo può generare possesso solo se era finalizzato al trasferimento immediato della proprietà. Se invece l'accordo era un preliminare, si configura una mera detenzione, inidonea all'usucapione. La causa viene rinviata per accertare la reale natura dell'accordo.
Continua »
Contratto preliminare di vendita: scontro su spese e mutuo
Un acquirente e un'impresa costruttrice stipulano un contratto preliminare di vendita per un immobile. L'acquirente versa cento milioni di lire per ottenere subito il possesso, ma successivamente contesta il mancato accollo del mutuo agevolato e il pagamento di tasse e migliorie. La Corte d'Appello esclude il danno da mancato accollo, poiché i tassi di mercato erano più favorevoli, e condanna l'acquirente a rimborsare le spese condominiali e l'imposta sugli immobili. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'acquirente, confermando che il versamento anticipato ha modificato i patti originari (novazione) e che la discrepanza tra motivazione e dispositivo della sentenza d'appello costituisce un mero errore materiale correggibile, non un'omessa pronuncia. L'acquirente perde la causa e deve pagare le spese.
Continua »
Risoluzione per mutuo consenso: serve sempre l’atto scritto
Un'impresa edile e un proprietario terriero stipulano un contratto preliminare di permuta immobiliare. Successivamente, sorge una controversia sull'adempimento degli obblighi. La Corte d'Appello dichiara risolto il contratto per mutuo consenso, valorizzando il comportamento successivo delle parti, che avevano avviato trattative diverse non andate a buon fine. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'impresa edile, stabilendo che la risoluzione per mutuo consenso di un contratto preliminare immobiliare richiede obbligatoriamente la forma scritta ad substantiam. Di conseguenza, non è sufficiente un comportamento tacito o una proposta d'acquisto non accettata per sciogliere il vincolo originario. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
Continua »
Contratto preliminare: eredi esclusi dall’alloggio del Comune
Gli eredi di un'assegnataria di un alloggio prefabbricato post-terremoto hanno citato in giudizio il Comune per ottenere il trasferimento della proprietà dell'immobile. La domanda si fondava su un contratto preliminare stipulato dalla madre defunta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che il contratto preliminare di cessione gratuita non si trasmette agli eredi. La morte dell'assegnataria prima del contratto definitivo comporta la caducazione dell'assegnazione. Di conseguenza, la disponibilità dell'immobile ritorna al Comune. Gli eredi non possono subentrare automaticamente, ma devono avviare un nuovo e autonomo procedimento di assegnazione dimostrando di possedere i requisiti previsti dalla legge.
Continua »