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Art. 1333 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1333 Codice Civile

Detrazione IVA premi di impegnativa: stop senza obbligo reciproco
Una concessionaria di pubblicità ha portato in detrazione l'imposta indicata nelle fatture emesse da un'agenzia intermediaria per i cosiddetti premi di impegnativa, riconosciuti al raggiungimento di specifici target di fatturato. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato la detrazione IVA premi di impegnativa, qualificando tali importi come mere cessioni di denaro escluse da tassazione, data la mancanza di obbligazioni contrattuali a carico dell'intermediario. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l'appello dell'Ufficio, ritenendo sussistente un rapporto di servizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate e ha cassato la decisione con rinvio. I giudici hanno affermato che i premi legati a obiettivi di volume costituiscono una proposta unilaterale senza reciproco obbligo di fare. Di conseguenza, l'operazione non configura una prestazione di servizi imponibile e impedisce qualsiasi detrazione d'imposta.
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Validità della fideiussione: la banca vince anche senza firma
Un Garante ha citato in giudizio la Banca chiedendo di accertare l'inefficacia di due garanzie prestate. Il Garante sosteneva la mancata validità della fideiussione a causa dell'assenza di un'accettazione formale ed espressa da parte dell'istituto di credito. La Banca ha invece preteso il pagamento di circa 600.000 euro per il debito rimasto insoddisfatto. I giudici di merito hanno respinto le domande del Garante e accolto la richiesta della Banca. La Corte di Cassazione ha confermato tali decisioni, stabilendo che la garanzia fideiussoria si perfeziona con la sola proposta del garante non rifiutata dal creditore, rendendo superflua una conferma scritta. Il Garante è stato quindi condannato al pagamento del debito e delle spese legali.
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Revocazione per errore di fatto: Cassazione ribalta la decisione
L'Amministrazione Finanziaria contestava a una società di gestione di apparecchi da gioco sanzioni e mancati versamenti IVA relativi ai compensi per gli esercenti dei locali. La Corte di Cassazione, con una precedente sentenza, aveva respinto le tesi dell'impresa e deciso direttamente il merito della lite. La società ha quindi presentato istanza sostenendo la presenza di una revocazione per errore di fatto. I giudici supremi avevano infatti ignorato l'esistenza di questioni contrattuali rimaste assorbite e non esaminate nel giudizio di appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ha cancellato la propria precedente pronuncia sul punto e ha rimesso gli atti ai giudici tributari regionali per compiere i necessari accertamenti contrattuali.
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Nullità contrattuale: l’Azienda batte il Comune in Cassazione
L'Azienda ha impugnato una convenzione stipulata con il Comune per la gestione di un impianto, chiedendone la nullità per mancanza di causa. In appello, l'Azienda ha sollevato una nuova contestazione basata su norme sopravvenute che vietavano oneri automatici sulla produzione di energia. La Corte d'appello ha dichiarato inammissibile questa nuova domanda. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la nullità contrattuale deve essere sempre rilevata d'ufficio dal giudice, anche in appello e per motivi diversi da quelli inizialmente indicati, purché i fatti siano già emersi dagli atti di causa. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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