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Art. 133 Codice Penale

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Espulsione dello straniero: il comportamento in carcere decide
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero disposta in sede esecutiva nei confronti di un cittadino straniero condannato per rapina. Il Tribunale di Sorveglianza aveva accertato la persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta non solo dalla gravità del reato commesso, ma anche dai numerosi comportamenti aggressivi e dalle sanzioni disciplinari ricevute durante la detenzione in carcere, uniti all'assenza di legami stabili in Italia. La difesa sosteneva che la condotta fosse solo frutto di difficoltà di adattamento al carcere. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione della pericolosità deve essere globale e che la misura può essere applicata anche dopo la condanna definitiva se il detenuto è ancora in carcere. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Proiettili abusivi in casa: no alla particolare tenuità del fatto
Il Tribunale di Rimini ha condannato un cittadino a trecento euro di ammenda per la detenzione abusiva di duecentosettantacinque proiettili calibro 9x21 e un proiettile calibro 357 magnum nella propria abitazione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'elevato numero di munizioni sequestrate e la loro forte potenzialità offensiva escludono in radice la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuanti generiche: nessun regalo per chi viola la sorveglianza
Il Sottoposto alla Misura è stato condannato a otto mesi di reclusione per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale, facendosi trovare in compagnia di un pregiudicato. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che le attenuanti generiche non costituiscono un regalo discrezionale del giudice, ma richiedono elementi positivi e specifici, non considerati da altre norme, che giustifichino una riduzione della pena. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: nessun beneficio per i recidivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a dieci mesi di reclusione per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale. Il ricorrente lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che le attenuanti generiche non sono una concessione benevola, ma richiedono elementi di eccezionale rilevanza. Inoltre, la particolare tenuità del fatto è stata esclusa a causa della personalità criminale del soggetto e della sua recidiva, che impediscono di considerare l'offesa come minima. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Circostanze attenuanti generiche: non sono un regalo del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno e due mesi di reclusione per violazione delle misure di prevenzione. L'imputato lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che le circostanze attenuanti generiche non costituiscono un regalo discrezionale del giudice, ma richiedono elementi concreti e positivi che giustifichino una riduzione della pena. Nel caso specifico, l'alto profilo criminale dell'imputato e la gravità della condotta escludono qualsiasi attenuazione. Il ricorrente è stato quindi condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Porto di oggetti atti ad offendere: quando il ricorso costa caro
Il Tribunale di Catanzaro ha condannato un cittadino a 1.000 euro di ammenda per il reato di porto di oggetti atti ad offendere, avendo trovato in suo possesso un'arma da taglio senza giustificato motivo. Il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e dell'esimente della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le attenuanti generiche non sono un regalo discrezionale del giudice, ma richiedono elementi di eccezionale rilevanza. Inoltre, la particolare tenuità del fatto è stata esclusa a causa dei precedenti penali e della personalità del ricorrente. Di conseguenza, il cittadino è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Rifiuto di sottoporsi all’accertamento alcoolemico: no a sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di rifiuto di sottoporsi all'accertamento alcoolemico. La difesa invocava l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la prescrizione del reato. I giudici hanno chiarito che, sebbene l'esclusione della punibilità sia astrattamente applicabile a questo reato, nel caso specifico la gravità della condotta ne impedisce l'applicazione. Il conducente guidava di notte in evidente stato di alterazione e ha tenuto un comportamento non collaborativo in caserma. L'inammissibilità del ricorso impedisce anche di far valere la prescrizione maturata successivamente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Targhe false: sì al riesame per particolare tenuità del fatto
Un automobilista viene condannato per la contraffazione delle targhe del proprio furgone, realizzate in cartone e plastica. L'imputato ricorre in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, negata dai giudici di merito solo sulla base di precedenti penali generici. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso: sebbene la contraffazione non sia un falso grossolano, la negazione della particolare tenuità del fatto richiede una valutazione rigorosa dei precedenti, verificando se siano della stessa indole. La sentenza viene annullata con rinvio limitatamente a questo punto.
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Lesioni personali stradali: condanna definitiva senza sconti
Un automobilista, ritenuto responsabile del reato di lesioni personali stradali, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità nel sinistro e lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, oltre all'eccessività della pena e della sospensione della patente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la responsabilità del conducente sulla base delle prove raccolte, escludendo la tenuità del fatto a causa della gravità delle lesioni riportate dalla vittima e dell'elevato grado di colpa. La determinazione della pena e della sanzione accessoria rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché adeguatamente motivata. L'automobilista è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Falso patrocinio a spese dello Stato: mentire costa caro
Un cittadino è stato condannato per il reato di falso patrocinio a spese dello Stato per aver fornito dichiarazioni non veritiere al fine di ottenere l'assistenza legale gratuita. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la responsabilità penale e la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che, quando la pena inflitta è vicina al minimo stabilito dalla legge, il giudice non deve motivare dettagliatamente i criteri di calcolo, poiché la scelta si considera implicitamente corretta. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Trattamento sanzionatorio: la pena è equa e il ricorso costa caro
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato e violazione della sorveglianza speciale. La Corte d'Appello ha ridotto la pena applicando le attenuanti generiche equivalenti alla recidiva. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'eccessiva severità della sanzione e la mancanza di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. I giudici hanno chiarito che il trattamento sanzionatorio era sorretto da una motivazione congrua e logica. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha imposto all'Imputato il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Incidente e alcol: negata la particolare tenuità del fatto
Il Conducente, dopo aver causato un incidente stradale con un altro veicolo, è stato trovato con un tasso alcolemico elevatissimo. Condannato per guida in stato di ebbrezza, ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la gravità della condotta, dimostrata dall'alto livello di alcol e dal sinistro provocato, esclude la particolare tenuità del fatto, poiché l'offesa non può considerarsi minima. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa povertà e particolare tenuità del fatto: condanna dura
L'Imputato è stato condannato per aver fornito false dichiarazioni reddituali al fine di ottenere il patrocinio a spese dello Stato. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per escludere la punibilità, devono coesistere la particolare tenuità dell'offesa e la non abitualità del comportamento. Nel caso specifico, la gravità della condotta e l'intensità del dolo impediscono l'applicazione del beneficio. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: confermate le pene
Tre soggetti, condannati per furto pluriaggravato e minaccia, hanno proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. I ricorrenti lamentavano la mancanza di prove, il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'eccessiva severità della pena stabilita dalla Corte di Appello. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione. I giudici hanno evidenziato che le contestazioni sulla responsabilità penale erano del tutto generiche e non si confrontavano con le motivazioni della sentenza precedente. Inoltre, la valutazione della pena e il diniego delle attenuanti erano sorretti da una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti e i tre condannati sono stati obbligati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della cassa delle ammende.
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Patrocinio a spese dello Stato: la falsa povertà costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver falsamente dichiarato il proprio reddito al fine di ottenere il patrocinio a spese dello Stato. L'imputato aveva omesso di sommare i redditi della convivente, superando così la soglia di legge per l'accesso al beneficio. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale, escludendo l'errore in buona fede, e ha convalidato il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida spericolata e precedenti negano le attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista che contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. Il giudice di merito aveva negato il beneficio a causa dei precedenti penali dell'imputato e della gravità della sua condotta, caratterizzata da una guida estremamente spregiudicata. La Suprema Corte ha confermato che, per escludere le circostanze attenuanti generiche, basta che il giudice evidenzi anche un solo elemento negativo preponderante, come la personalità del colpevole o le modalità del reato, senza dover confutare ogni singola tesi difensiva. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Recidiva reiterata: il ricorso infondato costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza d'appello che lo condannava a un anno e due mesi di reclusione e duemila euro di multa. Il ricorrente contestava la dosimetria della pena e l'applicazione della recidiva reiterata. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, evidenziando che i numerosi precedenti penali specifici giustificano ampiamente il trattamento sanzionatorio applicato. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Quantificazione della pena: sanzione valida anche senza calcoli
La Corte d'Appello rideterminava la pena per La Condannata a sei anni e venti giorni di reclusione, applicando la continuazione tra più reati. La Condannata proponeva ricorso in Cassazione, lamentando l'illegalità della sanzione per omessa indicazione dei criteri di calcolo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata esplicitazione dei criteri per la quantificazione della pena non rende la sanzione illegale. Di conseguenza, La Condannata è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Attenuanti generiche negate a chi ha precedenti: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza d'appello che confermava la sua condanna. L'imputato contestava la severità della pena, il diniego delle attenuanti generiche e la mancata sostituzione della sanzione con la libertà controllata. I giudici di legittimità hanno ribadito che la determinazione della pena e il diniego delle attenuanti generiche sono decisioni riservate al giudice di merito, purché adeguatamente motivate. Nel caso specifico, i numerosi precedenti penali del ricorrente giustificano pienamente la decisione dei giudici d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha chiarito che, in presenza di una cosiddetta doppia conforme, i giudici non devono riscrivere l'intera vicenda se la motivazione si salda coerentemente con quella di primo grado. Inoltre, per quanto riguarda il diniego delle circostanze attenuanti generiche, il giudice non è obbligato a confutare ogni singola tesi della difesa, ma è sufficiente che indichi gli elementi principali che ne impediscono la concessione. Infine, la richiesta di sostituire la pena con il lavoro di pubblica utilità è stata ritenuta troppo generica. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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