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Art. 1327 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 1327 Codice Civile

Forma scritta nei contratti pubblici: stop ai pagamenti informali
Una società fornitrice ha chiesto il pagamento di oltre due milioni di euro a un'azienda sanitaria locale per la consegna di forniture mediche. La richiesta si basava solo su fatture e bolle di accompagnamento, senza un contratto formalizzato. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, ribadendo che la forma scritta nei contratti pubblici è un requisito tassativo a pena di nullità. L'accordo non si può concludere per fatti concludenti o per semplice esecuzione della prestazione, né si può sanare in un secondo momento con fatture o consegne. Inoltre, la Cassazione ha respinto la domanda subordinata di arricchimento senza causa, poiché la società fornitrice non ha dimostrato l'effettivo impoverimento subito, mancando la prova documentale dei costi d'acquisto dei beni forniti. La società è stata condannata alle spese di giudizio.
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Ente Pubblico e bollette: la forma scritta del contratto non salva
Un Consorzio industriale, qualificabile come ente pubblico economico, si opponeva al pagamento di una fornitura idrica sostenendo la nullità del rapporto per assenza della forma scritta del contratto, obbligatoria per la Pubblica Amministrazione. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio importante: gli enti pubblici economici, quando agiscono sul mercato come un'impresa privata, non sono soggetti ai rigidi vincoli formali della P.A. Per loro vale il principio della libertà delle forme. Di conseguenza, il contratto di fornitura era valido anche se concluso tramite comportamenti concludenti, come il consumo continuativo di acqua. Il Consorzio ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento.
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Responsabilità del sindacato: errore fatale e risarcimento dovuto
Una lavoratrice, sospesa dal lavoro dopo un giudizio di inidoneità, si affida a un sindacato per la tutela. Il sindacato commette un errore, omettendo di inviare la corretta comunicazione all'azienda e causando alla lavoratrice la perdita di alcune mensilità di stipendio. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità professionale del sindacato, stabilendo che, accettando l'incarico, questo era tenuto a un dovere di diligenza. L'omissione è stata identificata come la causa diretta del danno economico subito dalla lavoratrice. Di conseguenza, il sindacato è stato condannato a risarcire la sua assistita per le retribuzioni perse a causa del suo errore.
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Competenza territoriale nel lavoro: vince il luogo della prestazione
Due lavoratori impiegati in un servizio di portierato e reception hanno citato in giudizio le società datrici di lavoro per ottenere il pagamento di spettanze retributive. Il Tribunale inizialmente adito si era dichiarato incompetente, sostenendo che la causa dovesse spostarsi presso la sede legale della società cooperativa subentrante nell'appalto. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la competenza territoriale nel lavoro spetta al giudice del luogo in cui si trova la dipendenza aziendale alla quale il lavoratore è addetto. Nel caso di specie, tale luogo coincide con i locali dell'ente sanitario committente dove la prestazione è stata svolta in via esclusiva, garantendo così la vicinanza del processo agli elementi probatori e la tutela del lavoratore.
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Contratto monofirma: la validità secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due clienti contro un istituto di credito, confermando la validità di un contratto monofirma per un finanziamento. La Corte ha stabilito che la mancata firma della banca non invalida il contratto, e che il giudice d'appello può integrare la motivazione della sentenza di primo grado utilizzando prove già presenti agli atti.
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