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Art. 130 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 130 Codice di Procedura Penale

Correzione errore materiale: sede errata ma giudizio valido
La Corte di Cassazione ha esaminato la posizione de L'Imputato dopo aver disposto l'annullamento della sua condanna. Nel provvedimento originario, i magistrati avevano rinviato gli atti a una diversa sezione della stessa corte d'appello. Tuttavia, quell'ufficio giudiziario dispone attualmente di una sola sezione e non possiede altri magistrati per celebrare il nuovo processo. La Suprema Corte è quindi intervenuta tramite una procedura di correzione errore materiale per eliminare la svista presente nella motivazione e nel dispositivo. I giudici hanno indicato come sede corretta la corte d'appello limitrofa più vicina. Il processo ripartirà regolarmente dinanzi a un nuovo collegio senza pregiudicare l'annullamento ottenuto.
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Dati errati e persona reale: correzione dell’errore materiale
Il Pubblico Ministero ha chiesto la correzione dell'errore materiale presente in una decisione giudiziaria riguardo alla data di nascita dell'imputato. I registri del tribunale riportavano date discordanti e inesatte, attribuendo all'accusato anni di nascita incompatibili. I controlli eseguiti presso la banca dati dell'Anagrafe nazionale della popolazione residente hanno accertato la reale identità del soggetto, chiarendo che le generalità indicate nei precedenti gradi di giudizio contenevano una svista anagrafica. La Suprema Corte ha accolto la richiesta della pubblica accusa. I giudici hanno quindi rettificato gli atti ufficiali, confermando le esatte generalità della persona coinvolta senza alterare la sostanza della decisione penale.
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Correzione di errore materiale tra anno reale e anno errato
La Procura della Repubblica ha segnalato una divergenza anagrafica negli atti del processo a carico de L'Imputato. I documenti della Corte di Assise di Appello e il registro di udienza della Corte di Cassazione indicavano la nascita del soggetto nell'anno 1972 invece del corretto anno 1962. Questa svista anagrafica non ha compromesso l'identificazione della persona né il rigetto dell'impugnazione. La Suprema Corte ha pertanto disposto una procedura urgente di correzione di errore materiale. I giudici hanno ordinato la rettifica formale della data errata sia nel ruolo d'udienza sia nei fascicoli correlati, ristabilendo l'esatta concordanza anagrafica sull'originale del provvedimento.
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Correzione errore materiale: quando il giudice perde la competenza
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro un'ordinanza sul calcolo della pena. Successivamente, la Corte d'Appello ha emesso d'ufficio un'ulteriore ordinanza per la correzione errore materiale sulla data di fine pena dopo il ricalcolo dei giorni di liberazione anticipata. Il difensore ha impugnato anche questa seconda ordinanza lamentando il difetto di competenza del giudice di merito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la correzione errore materiale spetta al giudice dell'impugnazione quando il provvedimento originale è già stato impugnato, salvo casi di urgenza qui non sussistenti. La Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza d'appello.
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Correzione errore materiale: nome errato a ruolo, atti corretti
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale presente nel ruolo di un'udienza penale. Nel registro ufficiale del tribunale il nome di battesimo del cittadino ricorrente era stato trascritto in modo errato come 'Raffaele' al posto del nome corretto 'Renato'. I giudici hanno riscontrato la semplice svista anagrafica e hanno ordinato la rettifica immediata senza particolari formalità. La decisione stabilisce che i meri errori di battitura nei registri giudiziari non invalidano il procedimento penale e si correggono mediante una procedura semplificata.
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Spese processuali parte civile: chi paga se ricorre l’imputato?
Le Parti Civili hanno richiesto alla Corte di Cassazione la correzione di un presunto errore materiale per ottenere la condanna alle spese legali nei confronti del Responsabile Civile. Il responsabile civile non aveva impugnato la sentenza di merito, accettando il verdetto, mentre solo L'Imputato aveva proposto ricorso in Cassazione. La Corte ha rigettato le istanze. Il principio stabilito chiarisce che la mancata impugnazione del responsabile civile costituisce acquiescenza e ne esclude la soccombenza nel giudizio di legittimità. Le spese processuali parte civile gravano quindi interamente ed esclusivamente sull'Imputato che ha promosso infruttuosamente il ricorso, esonerando il responsabile civile inattivo.
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Impugnazione cautelare estradizione: il ricorso tardivo fallisce
Un cittadino straniero è stato arrestato ai fini di estradizione e sottoposto alla misura della custodia in carcere. Il difensore ha impugnato l'ordinanza contestando la mancanza dei presupposti e la procedura di correzione di un errore materiale relativo alle convenzioni applicabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per il mancato rispetto dei termini prescritti per l'impugnazione cautelare estradizione. Il ricorso è stato presentato oltre il termine perentorio di dieci giorni dalla notifica del provvedimento. I giudici hanno chiarito che il successivo provvedimento di correzione dell'errore materiale non riapre i termini per impugnare l'ordinanza originaria. Per questa ragione il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di mille euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Falsa dichiarazione gratuito patrocinio: condanna pur con errore
L'Imputato presenta domanda per il beneficio dello Stato dichiarando un reddito nettamente inferiore a quello reale. Nel capo di imputazione iniziale la Procura commette un errore materiale indicando l'anno di imposta e l'importo esatto, poi corretti nel corso del processo. L'Imputato ricorre in Cassazione sostenendo che la correzione abbia leso il suo diritto di difesa e lamentando una falsa dichiarazione gratuito patrocinio non intenzionale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'errore materiale non crea incertezza se gli atti allegati illustrano chiaramente la situazione reale. Inoltre, la percezione continuativa di stipendi mensili dimostra la piena consapevolezza dell'illecito. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Pagina mancante e correzione errore materiale: sentenza annullata
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, chiedeva la sostituzione della pena detentiva con la detenzione domiciliare. La Corte d'Appello rigettava la richiesta, ma il provvedimento depositato risultava privo di una pagina fondamentale contenente le ragioni della decisione. Successivamente, i giudici tentavano di integrare la motivazione mancante attraverso la procedura di correzione errore materiale. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la nullità dell'atto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso stabilendo che l'assenza di una pagina essenziale determina un difetto assoluto di motivazione non sanabile con semplici correzioni formali. Pertanto, la Cassazione ha annullato la sentenza e la successiva ordinanza, disponendo il rinvio ad altra Sezione d'Appello per un nuovo giudizio.
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Correzione errore materiale: ok al cognome, no alle spese
Il Difensore della Parte Civile ha presentato istanza di correzione errore materiale contro un dispositivo emesso dalla Corte di Cassazione. Il legale segnalava l'errata trascrizione del proprio cognome e contestava il ridotto importo delle spese legali liquidate rispetto all'altro difensore presente nel processo. La Suprema Corte ha accolto la correzione errore materiale soltanto per la rettifica del cognome, trattandosi di un mero errore di battitura. Ha invece rigettato la richiesta relativa all'aumento delle spese legali. La somma liquidata coincideva infatti con quella richiesta dallo stesso difensore nella propria nota spese. Il giudice non può assegnare somme superiori a quelle domandate, dovendo rispettare il divieto di decisione ultra petita.
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Ricorso per cassazione tardivo: confermata la misura cautelare
L'Estradanda è stata arrestata ai fini dell'estradizione e posta in custodia cautelare in carcere dalla Corte d'Appello. Il giudice ha successivamente corretto un errore materiale indicando la corretta convenzione internazionale applicabile. L'Estradanda ha impugnato la misura cautelare davanti alla Corte di Cassazione, contestando la correzione formale e l'assenza dei presupposti per la consegna. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione a causa di un ricorso per cassazione tardivo. Il termine tassativo di dieci giorni dalla notifica dell'ordinanza era infatti decorso prima del deposito. La Cassazione ha inoltre precisato che la correzione dell'errore materiale non riapre i termini di impugnazione della decisione principale. L'Estradanda è stata condannata al pagamento delle spese e della sanzione di mille euro.
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Correzione errore materiale: no all’annullamento senza interesse
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la correzione errore materiale di un'ordinanza relativa alla revoca dell'affidamento in prova per Il Ricorrente. Il Ricorrente ha proposto ricorso per Cassazione contestando presunte carenze del provvedimento e la violazione del contraddittorio, lamentando la decisione resa senza preventiva udienza. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilita' del ricorso. I giudici supremi hanno chiarito che l'adozione di un provvedimento di correzione senza convocare le parti costituisce una nullita', ma questa puo' essere fatta valere soltanto dimostrando un concreto e specifico interesse a partecipare all'udienza camerale. Mancando tale indicazione, Il Ricorrente e' stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sequestro per abusivismo edilizio: confermata la misura cautelare
L'Indagata ha realizzato un immobile ad uso abitativo di 150 metri quadrati in un'area vincolata e a destinazione agricola, trasformando il terreno senza idonei titoli edilizi. L'autorità giudiziaria ha disposto il Sequestro per abusivismo edilizio e falso ideologico. L'Indagata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando presunte violazioni procedurali, tra cui la tardiva iscrizione nel registro degli indagati e la riunione delle indagini da parte del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'obbligo di iscrivere il nome dell'indagato sorge solo in presenza di precisi indizi e non di meri sospetti. Inoltre, la riunione informale delle indagini connesse rientra nelle facoltà del Pubblico Ministero. L'Indagata è stata condannata al pagamento delle spese e alla sanzione di tremila euro.
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Correzione errore materiale: quando le spese legali sono escluse
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una propria precedente sentenza che aveva confermato la condanna dell'Imputato per il reato di omicidio colposo, omettendo tuttavia di pronunciarsi sulle spese legali sostenute dalla Parte Civile. L'istanza promossa per la correzione errore materiale, volta a integrare la decisione con la liquidazione di tali costi, è stata dichiarata inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata statuizione sulle spese della parte civile non costituisce una semplice svista formale. La determinazione degli onorari richiede infatti una valutazione discrezionale sul lavoro svolto dall'avvocato. In assenza di indicazioni nella motivazione della sentenza, l'omissione assume carattere sostanziale e non può essere corretta a posteriori. La Parte Civile conserva comunque il diritto di recuperare le spese legali affrontate nel processo penale promuovendo una separata causa di risarcimento davanti al giudice civile.
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Correzione errore materiale: la Cassazione rettifica l’atto
La Corte di Cassazione ha affrontato la richiesta di correzione errore materiale avanzata dalla Procura Generale relativa a una precedente decisione. Nel frontespizio del provvedimento originario era stata indicata una data di nascita errata per Il Ricorrente. Gli accertamenti anagrafici, basati sull'estratto del registro degli atti di nascita del Comune, hanno confermato la reale data di nascita del soggetto. I giudici hanno stabilito la rettifica formale dell'atto, ordinando la correzione del dato anagrafico errato senza modificare il contenuto della decisione penale sottostante.
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Statuizioni civili e prescrizione: stop alla correzione penale
Due soggetti venivano condannati in sede di merito per frode assicurativa, ma la Corte di Cassazione annullava la pronuncia per estinzione del reato. Nella sentenza mancava tuttavia la decisione su statuizioni civili e prescrizione. Successivamente, il giudice d'appello richiedeva alla Cassazione di integrare il provvedimento relativamente ai risarcimenti. La Suprema Corte ha dichiarato non luogo a provvedere. I giudici hanno chiarito che l'omissiva condanna risarcitoria non si può correggere tramite la procedura degli errori materiali né tramite ricorso straordinario. La parte danneggiata mantiene comunque la facoltà di agire in sede civile per ottenere il risarcimento o di intervenire nella fase esecutiva.
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Correzione di errore materiale: la Cassazione chiarisce il testo
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione di errore materiale presente nel dispositivo di una precedente sentenza penale. Nella decisione originaria, i giudici avevano annullato in parte le condanne contro diversi imputati per prescrizione dei reati e rinviato alla Corte d'Appello il calcolo della durata delle pene accessorie. Tuttavia, nella trascrizione del dispositivo pubblicata nel ruolo di udienza mancavano i riferimenti ad alcuni imputati e a specifici capi di imputazione. La Cassazione ha quindi rettificato il testo senza alterare la sostanza della decisione, inserendo le formule omesse, confermando l'estinzione delle imputazioni prescritte e ribadendo la condanna alle spese per il ricorso dichiarato inammissibile.
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Correzione errore materiale: quando il dato anagrafico non annulla l’atto
La Corte di Cassazione ha attivato d'ufficio la procedura per la correzione errore materiale presente nel ruolo di udienza. Nel documento formale, le generalità de Il Ricorrente riportavano un luogo e una data di nascita errati rispetto a quelli reali. L'errore grafico non ha causato la nullità dell'atto e non ha inciso sul contenuto della decisione principale, con cui era stato annullato con rinvio un precedente provvedimento del tribunale. I giudici hanno quindi ordinato la rettifica dei dati anagrafici errati con quelli corretti, disponendo la relativa annotazione dell'errore materiale sull'atto originale da parte della cancelleria.
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Lesione del diritto di difesa: mero errore o vizio reale
Un imputato ha proposto ricorso per Cassazione sostenendo la nullità della decisione di appello a causa di vizi procedurali. In particolare, il ricorrente lamentava la presenza del nome del precedente difensore nell'intestazione della sentenza e alcune incongruenze nelle conclusioni del Procuratore Generale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici hanno chiarito che nessuna concreta lesione del diritto di difesa si è verificata. La Corte territoriale ha esaminato integralmente le tesi del nuovo legale, mentre lo scambio di nominativi costituiva una mera svista grafica priva di conseguenze sul diritto all'assistenza tecnica. L'imputato è stato condannato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Pena errata nel patteggiamento: no al ricorso per Cassazione
Un imputato concorda con la Procura una pena di quattro mesi di reclusione per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il Tribunale accoglie la richiesta e riporta il calcolo corretto nella motivazione. Tuttavia, nel dispositivo finale il giudice indica per sbaglio una pena di undici mesi. La difesa presenta ricorso per Cassazione contestando il mancato rispetto dei patti processuali. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che un errore materiale nel patteggiamento non consente di rivolgersi direttamente alla Suprema Corte. La difesa deve richiedere la correzione direttamente al giudice di primo grado tramite la procedura ordinaria. L'imputato perde il ricorso e riceve la condanna a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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